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Cronaca - Così Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio che chiede che le indagini sulla gestione dei rifiuti continuino anche a Viterbo e Frosinone

“Subito sequestro delle discariche e nomina di un custode prefettizio”

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Un'immagine di Viterbo

Viterbo

Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Ora ciò che abbiamo ipotizzato per anni sembra assumere sempre più connotati marcati. Non era Malagrotta il problema ma il sistema regionale.

Su questa vicenda che ci vede impegnati da anni siamo accanto come sempre alle procure. Abbiamo già riconfermato la massima disponibilità, come da tempo facciamo, per fornire ogni ulteriore documentazione utile alla ricostruzione dei fatti che hanno segnato gli ultimi dieci anni della vicenda emergenziale del ciclo dei rifiuti laziale ed è nostra intenzione depositare a breve una memoria che possa fornire ogni elemento necessario alle indagini.

Infatti, sarà certamente inderogabile approfondire tutti gli aspetti che hanno determinato gli aumenti delle tariffe dell’ammissione dei rifiuti negli invasi, come per esempio, oltre che nelle note vicende oggi alla cronaca, anche nel caso della discarica di Viterbo, o del lodo arbitrale che ha pesato per milioni di euro sui comuni della Tuscia.

Sarà inoltre necessario un controllo approfondito su tutti gli impianti di Tmb soprattutto nella provincia di Frosinone. Chiediamo che le discariche gestite dai soggetti colpiti da misure cautelari personali vengano immediatamente sottoposte a sequestro preventivo, affidando la gestione del servizio pubblico ad un custode prefettizio, affinché venga evitato ogni possibile pericolo di aggravare la situazione e scongiurare qualsiasi disservizio. Solo così si potranno far cessare gli inutili e studiati allarmismi per Roma di ‘finire come Napoli’, ritornello che a intervalli regolari accompagnava le dichiarazioni di molti esponenti sugli organi di stampa.

Ricordiamo che all’esito della condanna in primo grado, poi riformata in appello, del gestore di Malagrotta, ora agli arresti domiciliari, proprio il Wwf aveva chiesto la confisca dell’area, non concessa sebbene prevista come automatica conseguenza dal codice penale, per paura di vedere riversati in strada i rifiuti.

Bene, non si compia adesso lo stesso errore. Per questo auspichiamo che vengano effettuate scelte coerenti, con la volontà di voler investire nella raccolta differenziata domiciliare spinta, nella scelta dei vertici dell’Ama, ma che soprattutto sia disposto un “audit” interno che possa escludere qualsiasi ipotesi di collegamento tra il mal funzionamento di impianti, raccolta dei rifiuti e le note vicende.

Il nostro plauso e incoraggiamento va al Noe e ai pm che con molta determinazione e professionalità stanno indagando per ricostruire la verità dei fatti.

Vanessa Ranieri
Presidente del WWF Lazio


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10 gennaio, 2014

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