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Viterbo - Comune - Un Filippo Rossi amareggiato respinge i sospetti sul bando per il carnevale e si dice stanco degli attacchi e pronto a mollare - Propone poi un "uno contro tutti" organizzato da Tusciaweb

“Ditemi perché mi odiate tanto…”

di Giuseppe Ferlicca

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Filippo Rossi

Filippo Rossi

Serenella Bovi, Giacomo Barelli e Debora Proietti

La conferenza stampa del carnevale

Viterbo – “Andare avanti così non è più possibile, non ce la faccio”.

Quando il telefono squilla, la notizia che all’avviso comunale sul carnevale daranno il loro contributo anche due associazioni che si trovano in pratica nella stesso  stabile della palestra Gymnica, della compagna di Filippo Rossi è uscita da poco. All’altro capo c’è il presidente del consiglio e direttore artistico di Caffeina.

Chiamato in causa lui, Viva Viterbo, la fondazione, secondo un copione che da Ferento in poi si è ripetuto più volte.

Stavolta però la misura è colma. Rossi vuole parlare, ma più che un’intervista è uno sfogo. Lungo un’ora e mezza.

Un fiume in piena, parla a ruota libera, ripete i concetti, risponde alle domande, ma poi riprende il suo filo del discorso. Si dice in preda allo sconforto.

“Viene voglia di andarsene. Sembra che il sottoscritto sia l’uomo nero, il grande vecchio della città. Sono un poraccio che ha provato a fare qualcosa per la città. Ma ora sono stanco. A un certo punto uno si chiede se valga davvero la pena provarci”.

E’ successo per il festival delle luci, Ferento, il convegno sullo sport. E adesso il carnevale. In “odor di Caffeina”.

“Qui tutto puzza di Caffeina. Non è possibile, non è giusto. Dell’avviso per il carnevale io non ne sapevo nulla. Non sapevo chi partecipasse, non me ne sono occupato. Adesso apprendo queste cose e cado dalle nuvole.

Non so nemmeno chi siano. Chi ha vinto lo leggo dai giornali. Era un bando arrivato in ritardo con pochi soldi, per fare un po’ di carnevale. E’ quello che so. Nient’altro.

Leggo che hanno partecipato in tre, hanno vinto tutti”. No, solo due. “Ok due e di queste una ha rapporti con altre due associazioni che hanno sede dove c’è la palestra della mia compagna. Non ci sono rapporti, se non nello stare nello stesso luogo. Casco veramente dalle nuvole. Buzzi parla di conflitto d’interesse, ma dove sta? Tra chi?

Non è la polemica che mi preoccupa, ma qui si fanno passare cose che non esistono, per cose che esistono”. Lucciole per lanterne.

“Non capisco. Io Cucciolandia non so manco dove stia, non mi occupo di questo. Potrei capire se avesse vinto Gymnica, allora sì. Ma qui stiamo parlando dell’amico dell’amico dell’amico, che ha una collaborazione con l’amico”.

Eppure anche stavolta non c’è voluto molto perché la somma delle illazioni facesse il totale dei sospetti. “Mi domando a chi do noia? Non mi sembra d’essere così fastidioso. Ho provato a fare qualcosa per cambiare la città, ci stiamdo provano e siamo sempre dipinti come i cattivi.

Va bene, ma detto questo, di quali interessi parliamo? Io non ho mai fatto polemiche in questi mesi e ora mi trovo al centro di polemiche personali su cose che manco conosco.

C’è un bando sul cui esito decidono gli uffici, partecipano associazioni e due prendono gli stanziamento. E io cosa devo fare?

Si rischia che chiunque abbia a che fare con me non possa fare mai niente e in questo caso, pure chi non ha a che fare niente con me”.

Eppure Rossi e i suoi da tempo sono sotto osservazione. “Se siamo così tanto osservati, vuol dire che diamo fastidio. Non capisco davvero il perché.

Bisognerebbe vedere fra tutte le associazioni che usufruiscono di fondi dal comune, chi sono tutti i soci, se ci sono conflitti d’interesse. Io non l’ho mai fatto, ma sarebbe un gioco da fare”.

L’attenzione sembra più puntata altrove. “Facciamo così: organizziamo un “uno contro tutti”. Io mi spoglio dei miei ruoli. Organizza Tusciaweb, penso a voi per par condicio storica.

Siete quelli che mi hanno più appoggiato e più attaccato. Sono a disposizione, andiamo alla sala Gatti, di fronte a chiunque voglia fare domande, io rispondo.

Perché così è umanamente impossibile. Voglio capire cosa ho fatto di male a questa città. A tutte le associazioni che mi odiano, voglio capire il perché, me lo dicessero in faccia.

Sostengono che io abbia rubato? In questo caso mi dovrei dimettere e andare a quel paese. Ma me lo devono dire. Io non ce l’ho con chi mi attacca, ma per ladro non ci voglio passare, perché non ho fatto niente. Ditemi perché mi odiate.

Tutto si può discutere. Questo fumus di sospetto lo posso sopportare fino certo punto. In questo caso coinvolge pure la mia famiglia, è un punto di non ritorno”.

In un clima di sospetti, pure Rossi ne ha uno: “Ho la vaga sensazione che la gente accusi me per nascondere i propri di conflitti. Tutti bravi a chiedere soldi, ad attaccare noi per incassare qualcosa”.

Senza andare troppo lontano, il clima attorno a Viva Viterbo si è generato per la vicinanza con Caffeina e per avere un assessore alla Cultura in giunta. Il sospetto è che possa favorire il festival, a discapito d’altri.

“Ma io non penso affatto che Caffeina rappresenti tutta la cultura a Viterbo. Sogno che nascano tante altre cose. La mia battaglia è cercare disperatamente di riuscire a metterle in piedi, non per Caffeina.

Il festival si salva o non si salva, non per il comune. Lo sanno tutti. E siccome lo sanno tutti, chi fa polemica su questo lo fa in malafede.

Sogno una città d’arte e cultura. Non ce la farò, ma è la mia battaglia, ci voglio provare. Per questo devo diventare il nemico numero uno a Viterbo?

Non me l’ha ordinato il dottore. Ho sempre fatto il pendolare con Roma. Anche quando ero portavoce del ministro Scajola. Avevo diritto a un’auto di servizio con autista. Invece io tutte le mattine partivo alle sei da Viterbo per essere al lavoro alle 8.30.

Capisco la polemica politica, non l’astio nei miei confronti, da persone che sento dalla mia parte. Organizzo presentazioni di libri da quando avevo 14 anni. Non è un lavoro, ma una passione. Alla fine mi sono inventato Caffeina”.

Poi Rossi ha deciso di candidarsi e quindi appoggiare Michelini. “Capisco che io possa dare fastidio a politici tanto di maggioranza quanto di minoranza. E’ normale. Non capisco perché io sia per alcuni operatori culturali un nemico”.

Forse perché temono che il festival fagociti tutte o larga parte delle risorse disponibili in città per la cultura.

“Se io davvero mi fossi occupato degli interessi di Caffeina, avrei fatto di tutto, per esempio, tranne che consigliare di fare il festival delle luci. Avrei suggerito di puntare tutto sul festival”.

Caffeina al momento aspetta risposte dal comune sulla prossima edizione. “Ringrazio l’ex sindaco Marini per avere ricordato come nel 2012 il festival abbia ottenuto dal comune in tutto 45mila euro.

L’altro anno, il rapporto con Radio Monte Carlo è stato valutato 45mila euro, fra spot, trasmissioni e interviste. Questo è stato portato.

A oggi al comune credo che il festival abbia dato ottomila euro in tasse e ha preso zero. Come tutti gli altri operatori, non dico certo che Caffeina ha diritto più di altri”.

A proposito di numeri. “In sei anni, a fronte di 80mila euro percepiti, ne sono stati spesi un milione e 400mila. Vorrei vedere altre realtà con questo tipo di rapporto fra contributi e spese.

Abbiamo dato vita a una rete di rapporti nazionali, oggi tu dici Caffeina e intellettuali, giornalisti, scrittori, sanno cosa sia. Invece qui temono che il festival si mangi tutto. Ma che mangia?

E’ una struttura piccolissima che spero faccia grandi cose”.

L’equivoco però non è chiarito. Da questa estate con Ferento e la partecipazione d’artisti vicini a Viva Viterbo – Caffeina. “Allora diciamo cos’è accaduto a Ferento. Nel programma del sindaco c’era la riapertura del teatro romano, abbiamo tentato una grande serata con un omaggio a Gaber.

Personalmente cerco d’aiutare contattando artisti che potrebbero venire come supporto della serata. Lo faccio per dare una mano. Non è il mio mestiere.

Salta la possibilità che questi artisti vengano e così quella sera si sono esibite due persone, gratis, per fare un bello spettacolo, con attori di primo piano. Questo è successo.

Io, non Caffeina, mi sono messo a disposizione. Le serate sono andate molto bene”.

Va meno bene per il clima che si respira attorno al movimento e alla fondazione. “Nella città non è così. Mi sembra che questa confusione sia come mosche che litigano in un bicchiere. Fanno in gran casino, ma fuori non si sente niente.

Su Caffeina, tranne chi ce l’ha per qualche motivo, c’è grande affetto”.

Ma pure preoccupazione da altri operatori culturali. “Caffeina è una goccia nell’oceano, poi a Viterbo serve molto altro. Cinema, teatro, museo, spazi per i ragazzi, iniziative. Cultura come sensazione diffusa in città, attraverso cui veicolare turismo di qualità, si fa tutti insieme.

Non può essere una colpa avere fatto una cosa che funziona. Faccio un appello alla città: abbiate pietà di me. Chiedo scusa di esistere. Quanto accaduto oggi è un punto di non ritorno”.

Giuseppe Ferlicca


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26 febbraio, 2014

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