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Cerimonia del 35ennale - Il rettore Alessandro Ruggieri e il parlamentare europeo Paolo De Castro intitolano l'aula magna a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza

“Nessuno potrebbe più pensare a Viterbo senza l’università”

di Francesca Buzzi
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Il rettore Ruggieri scopre la targa alla presenza del prefetto Scolamiero e del parlamentare De Carlo

Il rettore Ruggieri scopre la targa alla presenza del prefetto Scolamiero e del parlamentare De Carlo

Il rettore dell'Università della Tuscia Alessandro Ruggieri e Paolo De Castro scoprono la targa

Il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri e Paolo De Castro scoprono la targa

Il rettore dell'Università della Tuscia Alessandro Ruggieri e Paolo De Castro scoprono la targa

Il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri e Paolo De Castro scoprono la targa

Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo

Il rettore Ruggieri mostra la targa

Il rettore Ruggieri mostra la targa

La famiglia di Scarascia Mugnozza con il rettore e De Castro

La famiglia di Scarascia Mugnozza con il rettore e De Castro

Il professor Enrico Porceddu

Il professor Enrico Porceddu

Il rettore Ruggieri dona una medaglia d'argento a De Castro

Il rettore Ruggieri dona una medaglia d’argento a De Castro

Il rettore Alessandro Ruggieri

Il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri

L'aula magna intitolata a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza

L’aula magna intitolata a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza

Le autorità tra il pubblico

Le autorità tra il pubblico

Il convegno all'auditorium dell'Università

Il convegno all’auditorium dell’Università

Paolo De Castro

Paolo De Castro

Viterbo – Trentacinque anni di storia. Trentacinque anni di innovazione, ricerca e formazione. Trentacinque anni che hanno segnato così profondamente un territorio al punto che è ormai impossibile pensare a Viterbo senza l’Università (fotogallery – slide).

Stamattina, in un auditorium affollato da autorità, professori e studenti, si sono celebrati i 35 anni dalla fondazione dell’ateneo della Tuscia, con una particolare attenzione alla figura del primo rettore Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, al quale è stata intitolata l’aula magna del rettorato di santa Maria in Gradi.

“La nostra è una storia giovane – esordisce il rettore Alessandro Ruggieri – ma già densa di eventi culturali e scientifici ricchi di significato, dai prestigiosi risultati ottenuti dall’ateneo. Una università che è sempre stata caratterizzata da una gestione attenta ed equilibrata ma soprattutto ricca di quel sentimento di affezione e di appartenenza di tutti coloro che hanno dato un grande contributo di impegno, spesso silenzioso, alla crescita del nostro ateneo”.

Trentacinque anni in cui l’università si è fatta le ossa fino a diventare un punto di riferimento, del territorio innanzi tutto, ma anche della ricerca più in generale.

“Oggi l’ateneo vanta una tradizione forte e consolidata – continua il rettore Ruggieri , con punte di eccellenza nella ricerca, in grado di esprimere una offerta didattica ampia e diversificata. Credo che nessuno potrebbe più pensare alla città di Viterbo senza università, e, in soli 35 anni, meno dell’età media della vita di un uomo, ritengo sia un grande risultato sul quale riflettere”.

Una storia ripercorsa passo passo nel volume edito per l’anniversario che dedica particolare attenzione anche al recupero edilizio e architettonico, che ha consentito negli anni di legare sempre di più la città alla sua università.

Non poteva mancare un cenno ai due precedessori nel ruolo di rettore: il primo Gian Tommaso Scarascia Mugnozza e il secondo Marco Mancini.

“Innanzitutto il fondatore di questa università – prosegue il rettore -, il professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, che guidò l’ateneo dalla sua fondazione, nel 1979, sino al 1999. Egli ebbe il grandissimo merito di intuire le potenzialità connesse alla istituzione di una sede universitaria in una piccola città. Poi il professor Mancini, che ha guidato l’ateneo sino a pochi mesi fa, e ha proseguito nel progetto di crescita dell’ateneo, insistendo proprio sulla doppia dimensione: quella territoriale e quella internazionale”.

Alla cerimonia è intervenuto anche il parlamentare europeo Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura, al quale il rettore Ruggieri ha donato una moneta d’argento e il volume sui 35 anni dell’Università della Tuscia.

“Il ruolo delle università – dice De Castro – è fondamentale per il futuro delle nostro generazioni e per il mondo intero. Ricerca, sostenibilità e innovazione sono i punti cardinali che dobbiamo tener sempre presenti e coltivare giorno dopo giorno. Purtroppo, invece, ci rendiamo conto che manca la fiducia nella ricerca e spesso si mette di fronte la paura al coraggio di sperimentare e crescere”.

Le sfide, invece, vanno raccolte, altrimenti si rischia di rimanere immobili senza migliorare mai.

“Abbiamo l’obbligo di rispondere agli interrogativi che si presentano nel cammino della ricerca – continua De Castro -. Penso in particolare alle problematiche ambientali, agli ostacoli da affrontare per salvaguardare il Pianeta e ai cambiamenti che stanno attraversando anche la cultura del cibo. A questi interrogativi dobbiamo dare risposte e non stare a guardare. Il prossimo anno con Expo 2015 quando tutto il mondo passerà dall’Italia per approfondire, tra le altre cose, questi temi vitali, noi dobbiamo farci trovare pronti”.

Infine la parola al professor Enrico Porceddu, che per quarant’anni ha collaborato con il primo rettore della Tuscia, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza.

“Scarascia Mugnozza era un uomo dalle grandiose doti carismatiche e di leadership oltre che uno scienziato che ha lasciato un segno profondo nella ricerca internazionale – spiega Porceddu -. Coglieva le opportunità che la scienza gli metteva a disposizione e, cosa da non sottovalutare, manteva le promesse. Era riservato e umile al punto che chiedeva consigli ai più grandi luminari come Rita Levi Montalcini, ma anche agli agricoltori boliviani che vivevano lavorando la terra”.

La sua storia, all’interno delle università e del mondo della scienza, non ha bisogno di presentazioni e ha raggiunto traguardi che hanno aperto la strada all’innovazione.

“Il professore è sempre stato un acuto ricercatore – continua Porceddu – interessato alla biodiversità e allo sviluppo sostenibile. A lui, poi, va ovviamente il merito di aver contribuito a fondare l’Università della Tuscia, iniziando un percorso ambizioso che ha dato forse anche più dei frutti immaginati all’inizio. Scarascia Mugnozza ha seguito alla lettera il motto di questo ateneo: “Conoscere per edificare”. Non posso che essere fiero ed onorato di avergli lavorato accanto e di avere avuto oggi l’occasione di ricordarlo di fronte a così tante persone”.

Francesca Buzzi


 

Il discorso del rettore Alessandro Ruggieri

Autorità, cari colleghe e colleghi del personale docente e tecnico-amministrativo, care studentesse e studenti, vi ringrazio per la vostra presenza in questo giorno di festa per l’università e vi do il benvenuto.

L’evento di oggi nasce da una duplice intenzione: quella di presentare il volume “per una storia dell’Università della Tuscia”, richiamando i momenti essenziali e le figure più autorevoli della storia della nostra università, e, in una virtuale prosecuzione del volume, intestare l’aula magna del rettorato al primo rettore dell’università, il professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza.

La nostra è una storia giovane ma già densa di eventi culturali e scientifici ricchi di significato, dai prestigiosi risultati ottenuti dall’ateneo per il numero e la qualità dei suoi studenti, per la ricerca espressa dai suoi studiosi, per l’efficacia e i miglioramenti continui dell’azione amministrativa, alle visite dei presidenti, del papa Giovanni Paolo II e di tanti ministri, uomini di stato e scienziati di alto profilo.

Una università che è sempre stata caratterizzata da una gestione attenta ed equilibrata ma soprattutto ricca di quel sentimento di affezione e di appartenenza, proprio non solo di chi ha guidato l’università, ma delle donne e degli uomini che, in larga parte, in tanti anni hanno dato un grande contributo di impegno, spesso silenzioso, alla crescita del nostro ateneo.

Oggi, dopo 35 anni, l’ateneo vanta una tradizione forte e consolidata, con punte di eccellenza nella ricerca, in grado di esprimere una offerta didattica ampia e diversificata al servizio dello studente, che trova in questa Università l’ambiente ideale per la sua formazione e la sua crescita, ed è seguito con passione e dedizione.

Nel volume viene dedicata particolare attenzione anche al recupero edilizio e architettonico, che, oltre al valore intrinseco, ha consentito negli anni di legare sempre di più la città alla sua università.

Oggi credo che nessuno potrebbe pensare alla città di Viterbo senza università, e, in soli 35 anni, meno dell’età media della vita di un uomo, ritengo sia un grande risultato sul quale riflettere, tanto più in un contesto socio-economico nel quale le divisioni e i contrasti sembrano spesso annullare la capacità fattuale e i risultati ottenuti dagli individui e dalle organizzazioni, che però fortunatamente restano nella storia.

Mi piace poi soffermarmi sulle figure che hanno guidato l’ateneo in questi primi 35 anni.

Innanzitutto il fondatore di questa università, il professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, che guidò l’ateneo dalla sua fondazione, nel 1979, sino al 1999.

Egli ebbe il grandissimo merito di intuire le potenzialità connesse alla istituzione di una sede universitaria in una piccola città, in un territorio a vocazione prevalentemente agraria, con una missione e una vocazione ben precisa, senza duplicare l’offerta formativa e di ricerca proposta allora da altri atenei limitrofi.

Come ben delineato nel volume il professor Scarascia Mugnozza ebbe il merito di concepire l’Università della Tuscia non solo come un centro di ricerca e formazione, ma con un ruolo più alto, di guida per la diffusione della cultura e dell’innovazione nel territorio, facendone cosi un volano per lo sviluppo economico.

Con lui iniziò quel processo di interazione con le istituzioni, gli enti e le aziende sul territorio, in grado di supportare e facilitare il processo di crescita di un ateneo giovane e la sua integrazione con la realtà socio-economica. Contestualmente però fu in grado di lanciare la sfida della competizione internazionale, conscio che la semplice dimensione locale non fosse sufficiente ad assicurare la sostenibilità dell’ateneo.

Si tratta di concetti assai attuali e che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento per l’ateneo.

Il professor Mancini, che ha guidato l’ateneo sino a pochi mesi fa, ha proseguito nel progetto di crescita dell’ateneo, insistendo proprio, come ben delineato dal volume, sulla doppia dimensione, quella territoriale e quella internazionale, in un contesto socio-economico e culturale che stava rapidamente mutando, e nel quale la dimensione finanziaria, per via anche dei primi venti di crisi, stava assumendo un ruolo prioritario e determinante per le scelte strategiche.

È in questo momento diverso che deve essere collocata l’azione politica del professor Mancini, che nel suo lungo mandato ha saputo far crescere ancora l’università, portando allo stesso tempo un grande contributo in termini di modernizzazione dei processi amministrativi e gestionali

Sotto la sua guida l’ateneo ha saputo raggiungere risultati di eccellenza nella ricerca, risultando sempre, nell’era dei rating e delle classifiche, tra i primi atenei in Italia, e ha saputo ampliare e diversificare l’offerta formativa portando a livelli mai raggiunti il numero di iscritti e riuscendo così a competere con atenei più grandi e con una storia consolidata alle spalle.

Negli ultimi anni l’introduzione della valutazione e la spending review imposta agli atenei hanno lanciato una nuova sfida alla quale il nostro ateneo, grazie all’opera del professor Mancini, ha saputo rispondere con successo

Ora la sfida è stata raccolta da un nuovo rettore che, con umiltà e perseveranza, si sta impegnando per proseguire l’opera dei suoi predecessori raccogliendo un ideale testimone.

È una sfida difficile perché l’università sta attraversando un momento complesso, collegato alle difficoltà del paese.

Con il lavoro e il supporto di tutti coloro che hanno a cuore l’ateneo conto di farcela, forte del sentimento di identità che mi lega al nostro ateneo.

Credo che oggi sia il momento giusto per trasmettere a tutti il sentimento di appartenenza e l’orgoglio di guidare un ateneo che ha saputo ritagliarsi in pochi anni uno spazio importante nella società, ricco di valori e di eccellenze culturali e scientifiche.


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12 febbraio, 2014

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