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Cultura - Con una lettera riapre il dialogo per inserire la festa dei ceri nel circuito che ha portato al riconoscimento dell'Unesco

Gubbio fa mea culpa per rientrare nella rete delle macchine a spalla

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I ceri di Gubbio

I ceri di Gubbio

Gubbio – Gubbio, dopo aver corso da sola senza successo per il riconoscimento dell’Unesco, torna a dialogare con la rete delle feste delle grandi macchine a spalla italiane, diventate patrimonio dell’umanità. E chiede un rientro nella comunità di cui inizialmente aveva fatto parte.

Con questo scopo, il commissario prefettizio di Gubbio D’Alessandro ha inviato una lettera alla coordinatrice della rete Patrizia Nardi.

La lettera è firmata dal vescovo Mario Ceccobelli, da Fabio Mariani presidente dell’università dei Muratori scalpellini e arti congeneri, da Riccardo Farneti vice presidente associazione Maggio eucubino, Ubaldo Minelli presidente Famiglia dei santubaldari, Vittorio Fiorucci presidente Famiglia dei ceraioli di San Giorgio e Alfredo Minelli il presidente Famiglia dei Santantoniari.

“Nell’ambito del progetto condiviso per anni – si legge nella lettera – in vista del consolidamento dei rapporti con le comunità gemelle e nell’inserimento delle città di Palmi, Nola, Viterbo e Sassari e appunto Gubbio, nello speciale elenco dei beni immateriali del patrimonio Unesco, la decisione della nostra città di uscire dalla Rete è stata frutto di singolare, quanto macroscopico equivoco. Nonché dettata da disinformazione e/o disattenzione della comunità, inconsapevolmente indotta verso un’ardita e velleitaria “corsa in solitudine”.

Le ragioni e le motivazioni per le quali vi era stata da parte nostra convinta adesione e partecipazione all’originario e collegiale progetto permangono tutte, inalterate, pienamente integre, straordinariamente rafforzate dal significato della possibilità di riprendere un cammino di salvaguardia comune interrotto e dalla consapevolezza che la festa dei Ceri, così come le feste della Rete espressione della più antica cultura della tradizione mediterranea meriti allo stesso modo di diventare – come i Gigli di Nola, i Candelieri di Sassari, la Varia di Palmi e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo –  patrimonio dell’umanità”.


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26 marzo, 2014

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