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Viterbo - Filippo Rossi contro tutti risponde alla domande del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti

Caffeina è morta e… Michelini non sta troppo bene

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Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi sorridente

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi spiegante

Filippo Rossi

Filippo Rossi imbizzarrito

Filippo Rossi intervistato da Carlo Galeotti

Filippo Rossi intervistato da Carlo Galeotti

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi contro tutti – La platea

Filippo Rossi contro tutti

La platea – Un gruppo di “vitelloni” ridacchia in fondo alla sala

Filippo Rossi contro tutti

La platea – “Riuscirà a rispondere?”

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi pregante

Filippo Rossi benedicente

Filippo Rossi benedicente

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi pentito

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi “ve faccio un…”

Filippo Rossi contro tutti

Filippo Rossi “aoh…”

Viterbo – La giunta Michelini è troppo politica, per il centro storico è tempo di fare qualcosa e non solo annunci, Caffeina senza l’appoggio della città è morta e non esiste nessun patto firmato all’Union Printing per il ballottaggio (video – fotocronaca – slideshow).

Parla Filippo Rossi. Ieri sera alla sala conferenze della provincia l’uno contro tutti organizzato da Tusciaweb, in cui il presidente del consiglio, nonché direttore artistico di Caffeina e padre del movimento Viva Viterbo ha risposto alle domande del direttore Carlo Galeotti.

A cominciare da quella sulla giunta in cui il suo movimento ha un esponente, Giacomo Barelli. “E’ troppo politica e si pensa troppo poco alle cose concrete da fare. L’ho detto al sindaco. La politica è comunicazione, noi non è che non comunichiamo, solo che si deve decidere cosa fare, programmare poi parliamo”.

Su cosa vorrebbe comunicare prima d’altro, Rossi un’idea ce l’ha. Piazza del Plebiscito salotto di Viterbo, ma non solo uno slogan. “L’assessora Ciambella ha spiegato che si può fare entro l’anno. Io spero prima, mi sembra troppo un anno e mezzo di tempo. Forse sono troppo civico.

Con l’assessore Ricci ne abbiamo discusso. Ha fatto bene a togliere le auto dalle piazze, solo che in contemporanea bisognava in questi otto mesi fare altro, riaprire i portici sotto palazzo dei Priori, togliere gli uffici. Se un capoluogo non ha una piazza salotto, non ha un teatro, non ha un cinema, che capoluogo di provincia è? Non basta togliere quattro macchine da attorno alle fontane, togliamo anche gli uffici da sotto i portici in tempi brevi. Facciamolo”.

Quando è stato deciso di liberare le piazze dalle auto, Viva Viterbo non si è vista molto.
“Serve un piano Marshal per il centro storico, non interventi spot. Io sono per il centro chiuso alle macchine, ma aperto alla gente. Se è morto è morto, con oo senza auto. Io però parto sempre da un punto: liberiamo il porticato di palazzo dei Priori dagli uffici e mettiamoci attività attrattive. Se tolgo le macchine da piazza Fontana Grande e non ci metto altro, quella piazza è lo stesso morta.

Non è che da Roma dicono, andiamo a Viterbo che hanno tolto le macchine dalla piazza, che bello… Dobbiamo decidere cosa mettiamo all’ex tribunale. L’università? Bene, così portiamo ragazzi e rendiamo viva quella zona.

Io non dico che le piazze non andavano liberate dalle auto, faccio un ragionamento diverso. Che senso ha ora chiudere piazza del Comune? Non vale niente. Che ci vado a fare? Noi a Natale abbiamo fatto il festival delle luci. Brutto? Benissimo, ma intanto la gente ci andava. Però arrivo a dire altro: non possiamo andare avanti a suon d’eventi. Servono situazioni strutturali. Sotto il palazzo, mi ripeto, una libreria, un museo su Del Piombo, un’enoteca, quello che si vuole, quindi riapriamo la torre civica per essere visitata. Creiamo le condizioni per portare la gente ad andarci in piazza”.

Doveva essere Viva Viterbo a fare queste cose, rianimare culturalmente la città. Rispetto a chi vi ha preceduto in comune, non c’è stato lo strappo.
“Lo dico io che non c’è stato, ma sono minimamente ottimista. Spero ad esempio che si riesca a riaprire il teatro, spero ancora di cambiare la città”.

Dopo mesi di polemiche, Barelli non è più assessore alla Cultura.
“Prendere quell’assessorato è stato un errore inevitabile. Oggi, conoscendo la situazione, capendo i meccanismi che regolano quel settore, forse non lo rifarei. Ma la politica è esperienza e per conoscere determinate cose, occorre passarci”.

La vicinanza con Caffeina ha fatto di Barelli un osservato speciale, tutti pronti a registrare il minimo errore. Poi ci sono le aziende vicine a Caffeina…
“Ma non è così”.

Allora perché avete lasciato la delega?
“Perché anche il sospetto di conflitto può arenare la situazione politica e amministrativa. Forse siamo arrivati tardi a capirlo, noi abbiamo puntato in alto.

La mostra su Del Piombo, se anziché 40mila fosse costata 60mila euro, con 20mila euro avremmo fatto una campagna pubblicitaria su Roma e avremmo avuto molti più turisti. Quei soldi non si sono trovati, un’altra occasione persa. Il festival delle luci, che non è stato cultura, ma appuntamento turistico, ha cambiato i flussi della passeggiata in centro per venti giorni. La gente veniva, magari per dire che schifo, ma c’è stata”.

Nonostante in campagna elettorale ne avete dette di tutti i colori su Michelini, al ballottaggio lo avete appoggiato, scontentando parte del vostro elettorato. “Ho ascoltato gente prima di decidere, molti mi hanno sostenuto nella scelta. Ma di scelta si tratta. Qualsiasi decisione avremmo preso, ci sarebbero state persone scontente”

Alfonso Antoniozzi è tra quelli che hanno detto no all’intesa, lui è una ragione per cui in Viva Viterbo si è intravisto qualcosa di nuovo, trattandosi di una persona di una spiccata intelligenza, sarebbe stato un ottimo assessore alla cultura.
“Assolutamente, lui avrebbe avuto un ruolo nel caso in cui avessimo vinto. Sarebbe stato un eccellente assessore alla Cultura in una giunta monocolore non politica. Tutta politica, invece, ritengo che sarebbe stato un massacro”.

Si è a lungo parlato di un patto scritto fra Michelini e il titolare della Union Printing, Roberto Pepponi. Esiste?
“Non esiste un patto scritto, c’è stata una discussione politica su quello che volevamo, investimenti per rendere Viterbo città di turismo e di cultura”.

E magari chiedere una legge regionale per Caffeina.
“Non scherziamo. Non esiste, anche perché Michelini non comanda la regione e viceversa”.

Quindi cosa avete chiesto?
“Un grande investimento per fare di Viterbo città culturale e turistica. Questa città si può salvare dalla morte solo trasformandola in turistica e culturale. Per farlo servono i soldi, investimenti”.

Perché allora, la trattativa l’avete fatta all’Union Printing?
“E’ un posto come un altro, dove persone si sono incontrate. Stavamo discutendo. Una sera a casa di Michelini, un’altra in un ufficio”.

Dentro Viva Viterbo comanda Filippo Rossi o Roberto Pepponi?
“Non comando io e non so lui, ma non credo. Lo conosco da cinque anni, l’ho incontrato in un bar a Roma e non sapevo nemmeno cosa fosse l’Union Printing. Da quell’anno abbiamo parlato di come si può cambiare la città. Tutto qui”.

Candidandosi a sindaco ha rischiato di far morire Caffeina.
“Caffeina è morta, perché o capiamo che è un bene per la città, oppure non regge. Non nascondiamoci dietro alla mia esperienza civica, non è questo il punto”.

Qual è la situazione economica di Caffeina?
“Non lo so, io mi occupo della parte artistica. Io dico che la città ha dato tantissimo e con passione, nonostante le polemiche. Caffeina non è fatta per i viterbesi. E’ fatta da viterbesi, per chi viene da fuori. Deve trovare come fatto negli anni, risorse da fuori.

In sette anni ha preso dal comune 100mila euro e speso un milione e 400mila euro. Caffeina pesava sulle casse del comune per il 7% del bilancio. Capisco chi ci ha immaginato come onnivori. Ma fare la lotta tra poveri, non paga. Caffeina non è ricca. Caffeina è una povera che cerca di fare una cosa grossa”.

Otto mesi alla Cultura, ma cambiamenti non se ne sono visti molti in questo settore. A cominciare dal Settembre viterbese.
“Barelli lo aveva detto che quel cartellone non era il nostro. Forse da neofiti abbiamo sbagliato qualcosa, ma abbiamo voluto provarci, fare qualcosa subito, magari troppo presto. Ma come per il festival delle luci, che ognuno giudica come vuole, errore o no, per me era meglio fare una cosa piuttosto che non farla”.


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16 marzo, 2014

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