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Viterbo - Comune - Il sindaco Leonardo Michelini traccia un bilancio a un anno dalla sua elezione

“Differenziata soddisfacente… e il resto? Sufficiente”

di Paola Pierdomenico

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Leonardo Michelini

Leonardo Michelini 

Viterbo – “Differenziata soddisfacente… e il resto? Sufficiente”.

Il 10 giugno 2013 Leonardo Michelini è stato eletto sindaco di Viterbo conquistando con la sua squadra più di centrodestra che di sinistra palazzo dei Priori nel ballottaggio contro Giulio Marini.

“Un’impresa possibile”, recitava lo slogan. A un anno da quella vittoria di possibile c’è solo che la maggioranza non sia riuscita a esplodere con cambi di assessori, rimpasti, liti su conflitti d’interesse e allestimenti di improbabili festival.

Michelini fa un bilancio delle attività svolte. Il voto che si dà non va oltre la sufficienza. E questo perché, secondo il sindaco, prima di fare bisogna programmare e adattarsi al cambiamento.

E’ passato più di un anno dalla sua elezione. Che voto si dà?
“Sufficiente – dice Michelini – perché subentravamo a una maggioranza di venti anni e i cambiamenti, almeno all’inizio, sono sempre un po’ impegnativi. Sono, però, soddisfatto che stiamo diventando un riferimento dal punto di vista storico, culturale e agroalimentare. All’esterno, Viterbo viene vista come una città che può scommettere sul futuro. Lo dico anche alla luce di alcune ricerche, come quella del Censis, che la pone tra le venti città d’Italia per rigore economico”.

C’è una cosa di cui va fiero e qualcosa che, invece, avrebbe voluto fare?
“Faccio il sindaco e non l’imprenditore per cui il lavoro va preparato. Non me lo ritrovo già fatto. Lo stesso Marini ha messo in cantiere dei progetti che avrebbe realizzato solo in caso di elezione”.

L’amministrazione è, dunque, in fase di programmazione.
“Molti progetti sono stati preparati e partiranno a breve. Mi riferisco a Destinazione Italia, il provvedimento del governo che prevede finanziamenti per le opere pubbliche e in cui è contenuto lo spostamento di alcuni uffici al piano terra di palazzo dei Priori per adeguarlo a un ruolo più funzionale all’importanza di piazza del Comune. Vogliamo portare in quel punto il meglio della città, a partire dalle opere di Sebastiano del Piombo. Abbiamo i soldi a disposizione ai quali, spero, si aggiungeranno quelli del governo. E’ una dimostrazione di cambiamento rispetto alla precedente amministrazione. Un’iniziativa nostra”.

Sulla differenziata, non crede che il metodo adottato sia frutto di improvvisazione e irrazionalità. Ci sono casi in cui, come a Ponte di Cetti, prima si faceva la raccolta e ora invece si è tornati indietro. 
“E’ probabile che Ponte di Cetti sia una criticità su cui intervenire. Abbiamo avviato la differenziata sulla base di un appalto preparato dalla vecchia giunta. Di certo la colpa è anche nostra, ma forse il progetto poteva essere preparato meglio. Ora, la percentuale è di circa il 33 per cento, un dato incoraggiante. L’obiettivo, però, lo raggiungeremo con l’avvio dell’umido”.

Quindi, il suo giudizio sulla differenziata è positivo?
“La raccolta dei rifiuti non è mai soddisfacente. Per quello che riguarda il centro storico, il risultato è abbastanza buono, anche se migliorabile. Diversa, invece, è la situazione delle zone agricole in cui dovremmo estendere il porta a porta invece di posizionare le isole di prossimità che diventano accessibili anche a utenti che non sono del posto”.

Le strade non sono state asfaltate.
“Abbiamo da spendere circa 700mila euro che derivano da appalti dello scorso anno. Voglio intervenire su alcune vie del centro, come via Cairoli, in cui la situazione è impresentabile e dobbiamo rimediare. E’ un problema – ammette – i soldi sono limitati e bisogna razionalizzare le scelte”.

Il centro storico ancora non è chiuso, si passeggia in mezzo alle auto spesso parcheggiate nelle piazze.
“Abbiamo provveduto con multe e rimozioni”.

Non riuscite, però, a fare controlli incisivi per evitare che ciò accada.
“Le trasgressioni sono per lo più di notte. Il segnale dato dal vicesindaco Ciambella, e condiviso da tutta la giunta, mi sembra abbastanza chiaro, e cioè che è ora di finirla con certi comportamenti che non meritano giustificazioni. Mi dispiace magari per qualche “puzzone” che riceverà la multa o che è stato costretto a recuperare la macchina al deposito. Bisogna però abituarsi che le piazze non possono essere usate come parcheggi”.

Per indicare i divieti, vengono messi cartelli improbabili e transenne. Non sarà ora di usare un metodo più razionale? 
“C’è un progetto sulla infomobilità che dovrebbe andare in appalto a settembre. Mi sono adoperato per poter applicare subito la parte relativa alla cartellonistica, coi segnali con il Qr digitale, specie per il centro storico. La Regione però ci ha dato una risposta negativa in quanto l’appalto deve essere completo, comprendendo anche i sistemi di parcheggio e le video camere che devono vigilare sulle macchine”.

Quando potremmo parlare di chiusura del centro storico?
“L’infomobilità va in questa direzione, perché non avremo più vigili ad aspettare l’arrivo delle macchine ma ci penseranno i varchi elettronici. I soldi per questo progetto ci sono e la discussione è in atto. Si dovrebbe partire a settembre… dopo Santa Rosa, come si dice a Viterbo”.

Le fontane sono ancora sporche e abbandonate. 
“E’ stato affidato l’appalto alla ditta Fiorillo che ha firmato il contratto per cui si occuperà della manutenzione. Ho incontrato l’azienda, che mi è sembrata molto affidabile. Sarò il primo a controllare che che tutto venga risolto”.

I trasporti sono vuoti. Non le pare un costo inutile per i cittadini?
“In effetti dovranno essere migliorati anche in funzione del centro storico. In questo momento, l’amministratore delegato di Francigena si sta occupando dell’organizzazione delle linee, predisponendo il piano industriale per i prossimi tre anni che dovrà essere inserito nel bilancio del comune. I cittadini devono usare di più i mezzi pubblici per evitare conseguenze negative per il traffico, l’ambiente e la città.

Sostiene che Viterbo stia diventando un riferimento dal punto di vista culturale e storico. La sensazione però è che stiate uccidendo l’estate viterbese. Invece di dare contributi “contentino” non sarebbe meglio puntare su poche e grandi manifestazioni che creano indotto per la città?
“Il bando su cui sono indicati i cosiddetti contentini, me lo sono trovato. Non l’ho fatto io. Per quanto riguarda l’estate viterbese abbiamo fatto con la provincia un bando per raccogliere più soldi e fare eventi di qualità”.

Ma per lei, è razionale stanziare oltre 50mila euro per San Pellegrino in fiore e 11mila per il Tuscia operafestival che porta a Viterbo personaggi importanti come Elio e le storie tese, Lina Wertmuller e Bruno Praticò?
“San Pellegrino in fiore non è andato male e per quanto riguarda il Tuscia operafestival, gli 11mila euro fanno riferimento allo scorso anno. Fare un bando in cui metterci di tutto, non è la linea che sta seguendo la mia amministrazione”.

Tanti soldi sono stati spesi per il Festival delle luci…
“Sul questo, non voglio aggiungere nulla. E’ stata una scelta più o meno condivisibile. C’è chi l’ha criticata e chi ha fatto le denunce…”.

Visto però il risultato che ne è uscito, non era meglio investire in altre manifestazioni?
“Con il senno di poi, non si fa nulla. L’amministrazione ha fatto una scelta sul festival delle luci che non voglio rinnegare. Forse poteva essere realizzata meglio, ma tutto fa esperienza. Oggi, si è voltato pagina con l’assessore Delli Iaconi che porta avanti dei bandi per condensare, e cioè fare meno cose, ma di maggiore qualità”.

E sul concorso internazionale di idee per rilanciare l’immagine della città. Per individuare un nuovo brand. Non c’era proprio la possibilità di investire sul territorio senza buttare soldi? Nella delibera si parla addirittura 120mila euro.
“Bisogna uscire dalla dimensione provinciale. Se Viterbo vuole darsi un’identità che sia superiore a quella passata, è necessario che si confronti con realtà diverse. Non si tratta di ridurre il contributo locale, ma di aprire all’esterno. Siamo nel pieno della globalizzazione che rappresenta una sfida per il futuro”.

In un anno, non ci sono interventi o provvedimenti di questa amministrazione che vengano ricordati. 
“Il 19 giugno apriremo il primo centro di assistenza infiermeristica, un punto di riferimento sanitario per i cittadini del centro e della periferia che non possono permettersi di andare da specialisti. Abbiamo riaperto Ferento e portato in città il ministro Franceschini e il presidente del consiglio Enrico Letta. E’ stata realizzata una mostra su Sebastiano del Piombo… Per carità, tutto è migliorabile”.

Ma di concreto cosa è stato fatto?
“Non è che appena insediato, un amministratore può subito mettersi a fare. Bisogna prima progettare. Anche Marini coi Plus è arrivato alla fine del mandato. A distanza di un anno, però, abbiamo messo in cantiere Destinazione Italia e il concorso di idee. Per agire bisogna comunque ragionare sul metodo e sulle idee. Il 19 giugno verrà il sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Luigi Bobba, a fine mese il ministro dell’Università Stefania Giannini, poi Marco Muller, presidente della mostra del cinema di Roma che è interessato ad alcuni progetti sulla comunicazione nella nostra città. Sono dati positivi che ognuno può interpretare come vuole. Per me rappresentano uno stimolo a fare di più”.

Non saranno solo i soliti proclami politici a cui poi non seguono i fatti?
“Mi piace fare cose in cui credo e in cui mi auguro crederanno anche i cittadini – conclude il sindaco -. I proclami non fanno parte della mia cultura. Mi piace pensare a una città che scommette sul futuro per cambiare e aprirsi all’esterno. Non si possono salvare realtà sociali ed economiche solo rinchiudendosi nella propria identità. Bisogna misurarsi all’esterno e affrontare la sfida della globalizzazione, in cui se si hanno le capacità si va avanti, altrimenti resta al punto di partenza”.

Paola Pierdomenico 


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16 giugno, 2014

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