Reggio Emilia – C’è anche un viterbese tra gli arrestati dell’operazione Octopus di carabinieri e finanza.
Si chiama Andrea Cesarini, titolare di un negozio di telefonia a Tarquinia. Il 41enne sarebbe agli arresti domiciliari per emissione di fatture false. Secondo gli investigatori, avrebbe dato vita a un traffico di cellulari importati da San Marino e poi rivenduti all’ingrosso evadendo l’Iva.
I carabinieri del comando provinciale e i finanzieri del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Reggio Emilia hanno denunciato 41 persone di cui otto per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato, e gli altri 33 per reati di natura fiscale e riciclaggio.
Fra gli indagati 11 sono stati arrestati e uno ha ricevuto il divieto di dimora. Arresti eccellenti, fra i quali figurano noti imprenditori e professionisti. Tra questi il giornalista sportivo locale Marco Gibertini.
L’indagine, avviata nel 2011 dall’arma dei carabinieri, ha visto il coinvolgimento della guardia di finanza avendo l’attività investigativa evidenziato come gli associati, attraverso 12 società “cartiera”, appositamente costituite o acquisite e intestate a prestanomi, con sede legale in provincia di Roma, Napoli, Reggio Emilia e Viterbo, mediante il consolidato sistema delle false fatturazioni, hanno consentito a imprese ubicate in numerose altre province di evadere le imposte sui redditi e imposta sul valore aggiunto per oltre 13 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti, gli associati avrebbero perpetrato una truffa ai danni dello Stato per oltre 232mila euro mediante l’utilizzo di false dichiarazioni di intento, che consentono ad imprese che operano con l’estero di acquistare beni o servizi in esenzione dell’imposta sul valore aggiunto. Uno degli associati si è reso responsabile di una tentata truffa ai danni dello Stato per ottenere un finanziamento pubblico rilasciato dal ministero dello Sviluppo economico, trasmettendo false fatture rilasciate da una delle imprese cartiere dell’associazione.
Il riciclaggio del denaro è stato messo in atto attraverso imprese destinatarie delle false fatture che, una volta ricevuto il falso documento, provvedevano a restituire la somma pari all’iva all’organizzazione.
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