Vasanello – Il nuovo appuntamento con “Le passeggiate del santo editore” è fissato per sabato 28 giugno alle 16. A Vasanello in piazza della Repubblica (ai piedi del castello Orsini).
Davide Ghaleb editore e Banda del racconto presentano passeggiata Palazzolo – A spasso fra le rovine dell’insediamento fantasma di Palazzolo. Di e con Antonello Ricci. “Pillole” storico-archeologiche di Giancarlo Pastura a margine del suo libro Il territorio di Vasanello in età medievale – La realtà rupestre (Davide Ghaleb editore 2013). Con la partecipazione di Pietro Benedetti.
L’itinerario si snoderà tra la necropoli dei Morticelli, il pianoro del distrutto insediamento di Palazzolo e la colombaia delle grotta delle Monache. Come sempre il biglietto consiste nell’acquisto di un libro a scelta fra quelli del ricco catalogo di Davide Ghaleb Editore.
L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Vasanello e in collaborazione con Museo della città e del territorio e Paper Moon, agenzia viaggi e tour operator.
L’insediamento di Palazzolo è uno di quei luoghi in grado di richiamare l’attenzione sia degli studiosi che degli appassionati in quanto permette di attraversare, toccandone con mano i resti, oltre mille anni di storia, anche se la prima vera testimonianza scritta che lo interessa risale solamente al 1093.
Secondo una legenda riportata dalla carta Ager Hortanus del 1723, Palazzolo fu il luogo dove morì Elbio, l’ultimo re degli Etruschi, sconfitto dai Romani nella battaglia del vicino lago Vadimone, svoltasi nel 283 a.C. Nel I secolo a.C la famiglia romana degli Ancharii decide di realizzare nel fondovalle di Palazzolo, grazie alla presenza di un’argilla di prima qualità, di abbondanza di acqua e di coperture boschive, un’importante fornace di ceramica sigillata italica i cui butti sono accidentalmente tornati alla luce nel 1974 durante operazioni di disboscamento.
La rupe impervia che accoglie il castello medievale, che doveva sembrare un ostacolo insormontabile per chi vi transitava, è costeggiata da due corsi d’acqua ed è stata plasmata dall’uomo a seconda delle sue esigenze. Numerosi ambienti ipogei, disposti su più livelli e comunicanti tra loro, ospitano abitazioni, stalle, colombaie e attività produttive, sviluppando un complesso e suggestivo insediamento rupestre altomedievale che precede l’edificazione del castello.
L’insediamento rupestre, oltre al fascino che ancora evoca nelle sue forme e nelle sue architetture “in negativo” (cioè scavato/ricavato nella rupe viva), è affiancato da quella che è la prima testimonianza archeologica del cristianesimo nel territorio: la necropoli dei Morticelli, con la piccola chiesa ad essa annessa.
Distante 400 metri dal pianoro, lungo il tragitto della strada medievale che conduceva a Santa Maria di Luco, è composta da 33 tombe “antropomorfe” della tipologia “a logette”, dove la sepoltura evoca la forma del defunto grazie ad un piccolo vano per alloggiare la testa. Questa tipologia di sepolture ha richiamato ogni tipo di fantasia riguardo alle sue origini e anche per gli studiosi resta uno dei punti interrogativi più interessanti per l’archeologia medievale dell’Alto Lazio.
Nel 1093 abbiamo la prima testimonianza scritta di un abitato civile a Palazzolo e i resti archeologici relativi a questo periodo sono un possente muro di cinta, i ruderi della chiesa di San Giovanni a Palazzolo e quelli crollati delle strutture del castrum.
È però sicuramente la chiesa l’elemento “romantico” che permette di seguire la storia di questo insediamento, dalla nascita, al momento di massimo splendore, al declino e all’abbandono. Questo grande edificio, di cui oggi è possibile osservare solo pochi ruderi, è stato immortalato integro nelle fotografie scattate nel 1912 dall’archeologo inglese Thomas Ashby che ritraggono un edificio di culto a tre navate trasformato in edificio fortificato alla fine del XIV secolo, probabilmente a seguito dei continui sacchi e distruzioni a cui, secondo le fonti documentarie, era sottoposto l’abitato.
Lo storico ortano Leoncini parlando dei castelli del territorio di Orte scrive : “Venendo verso Orta vi è Palazolo, ne tempi adietro molto nobile con chiese ed Ospitale e altre cose magnifiche”, confermando lo splendore che deve avere avuto il castello in età pienamente medievale, e aggiunge: “Palazolo fu scaricato dal prefetto di Vico et signore” confermando la storia piuttosto turbolenta dell’abitato, che nel XV secolo verrà abbandonato in maniera definitiva e sarà oggetto solamente di sporadiche frequentazioni.
Giancarlo Pastura
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