Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Trent’anni fa ci lasciava Enrico Berlinguer, che è ormai entrato di diritto, assieme a pochi altri, tra i grandi protagonisti della politica italiana del Novecento. Berlinguer fu il segretario che ruppe il legame con Mosca, che scelse la Nato e indicò la strada del compromesso storico per il governo del Paese.
Ma, soprattutto, è colui che ha lasciato come eredità una regola di vita che non sempre i rappresentanti della cosa pubblica seguono: la questione morale, l’onestà di chi assume una carica elettiva. Berlinguer, infatti, è il simbolo della politica pulita, dell’onestà . La sua battaglia contro la corruzione è rimasta inascoltata e ne stiamo pagando le tragiche e pesantissime conseguenze, come dimostrano le inchieste di questi giorni.
Tutti ricordiamo la sua fine: stava facendo un comizio per le elezione europee, e lo volle concludere nonostante la folla gli urlasse di smettere. Da allora tutto è cambiato, ho paura che non ci sia più quella idea di società. Alla sinistra Berlinguer insegna ancora qualcosa: il pensiero lungo; la riflessione sul nuovo modo di produrre e di consumare; la battaglia contro la corruzione e il nesso politica-affari, per l’autoriforma della politica. Dobbiamo guardare ancora a lui se vogliamo capire la società italiana. La validità di quei progetti, linguaggi e concezioni, infatti, e la loro attuazione sono direttamente proporzionali alla forza che dopo trent’anni ancora hanno.
Enrico Panunzi
presidente sesta commissione regione Lazio
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