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Viterbo - Terme dei Papi - In attesa della gara proposto l'affidamento in custodia, con una riduzione da 35/40 a 22 litri d'acqua al secondo

Concessione scaduta, comune a caccia di una soluzione

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Viterbo - La terme dei Papi

Viterbo – La terme dei Papi 

Viterbo – (g.f.) – Terme dei Papi, la subconcessione per le acque concessa dal comune è scaduta, altre proroghe non sono possibili e a fine mese si potrebbe creare un bel problema.

A palazzo dei Priori si cerca una soluzione.

La sola alternativa sarebbe un bando, come prescrive la Regione, ma sarebbe di soli tre anni, visto che il comune, la concessione ce l’ha fino al 2017.

In attesa che gli sia rinnovata, in commissione ieri si è discusso di una forma “transitoria”. Ovvero, l’affidamento in custodia agli attuali gestori della struttura termale comunale.

Sembra facile, ma non lo è.

Per la famiglia Sensi (che ha la concessione per le acque scaduta, ma quella per la struttura ha ancora diciotto anni davanti), questo significa proseguire l’attività fino a quando non arriverà bando. Solo che l’affidamento prevede alcune clausole, prima fra tutte quella relativa alla portata massima a disposizione per l’impianto.

Il comune propone 22 litri al secondo, suddivisi fra 15/18 dal Pozzetto, 5/7 dal santa Caterina e 0,2 dal Bagno del Papa. Ventidue litri a fronte dei 35/40 dichiarati dai gestori per gestire la struttura.

“E’ una quantità studiata – spiega in commissione l’assessore Delli Iaconi – la riduzione può avvenire riducendo il volume della piscina, accumulando acqua per usi terapeutici in serbatoi differenziati, aumentando la portata durante le ore di punta e ridurla in altri momenti. Oggi la tecnologia consente un risparmio della risorsa idrica, senza intaccare il servizio offerto”.

Argomenti che non convincono Gianmaria Santucci (Fondazione). “Ma l’azienda cosa ne pensa – si domanda – glielo abbiamo chiesto? Inutile predisporre un documento che poi possono impugnare”.

Delli Iaconi la pensa diversamente. “Non essendo più possibili altre proroghe – osserva Delli Iaconi – se non si fa nulla, l’acqua torna al comune.

E’ un modo che abbiamo trovato per consentire di proseguire. O così, oppure c’è il bando europeo, come c’impone la regione. Solo che non si può fare una gara per tre anni.

La faremo nel momento in cui l’amministrazione avrà ottenuto a sua volta la proroga o la gestione diretta delle acque”. Il dibattito è aperto, ma la fine del mese è vicina.


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9 luglio, 2014

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