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Viterbo - Cimitero di Grotte Santo Stefano - Lo chiede la ditta Silve che ricorre al Tar contro l'annullamento del project financing

Un milione e mezzo di risarcimento danni

di Giuseppe Ferlicca
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Grotte santo Stefano

Grotte santo Stefano 

Grotte Santo Stefano

Grotte Santo Stefano 

Viterbo – Un milione e mezzo di euro di danni, più varie ed eventuali. Potrebbe costare cara all’amministrazione comunale, la decisione di revocare il project financing alla ditta Silve, che avrebbe completato il cimitero di Grotte Santo Stefano in cambio della gestione dei servizi cimiteriali comunali.

L’impresa, come aveva preannunciato, ha presentato ricorso al Tar e fra le richieste avanzate, c’è anche quella economica di risarcimento danni. Se dovesse essere accettata, a palazzo dei Priori sarebbe silenzio di tomba.

Il procedimento per dare in gestione i cimiteri alla Silve in cambio del completamento di quello a Grotte santo Stefano è partita con l’amministrazione Marini e con Michelini sindaco c’è stato un ripensamento.

Dopo valutazioni, a palazzo dei Priori hanno concluso che la situazione era mutata, decidendo di procedere in proprio con i lavori.

La Silve, l’8 maggio 2012 ha presentato in comune la proposta di project financing per realizzare 1002 sepolture, ottenendo in cambio la gestione.

A novembre 2013 è stato pubblicato il bando, con scadenza, dopo alcune proroghe, fissata al 14 marzo 2014.

L’11 marzo la ditta ha presentato la sua offerta. “Il 12 marzo – si legge nel ricorso – a soli due giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle offerte e quando la ricorrente aveva già provveduto al deposito della propria offerta migliorativa, la giunta ha proceduto alla revoca del pubblico interesse della proposta, per procedere alla revoca della stessa e alla sospensione della gara”.

Non convincono la Silve, le ragioni che hanno portato il comune a revocare la dichiarazione di pubblico interesse: “Ovvero – si legge ancora nel ricorso – il mutamento della situazione di fatto, legato al sensibile aumento di proventi da cremazioni e alla conseguente modifica dei presupposti economico finanziari dell’investimento”.

Motivazioni su cui i legali Silve non concordano. “Il comune – precisano nel ricorso – ha avviato il procedimento di revoca adducendo un presunto mutamento della situazione di fatto.

“Dopo il luglio 2012 per il comune ci sarebbe stata un’impennata delle richieste di concessione. Incremento che invece è rimasto sostanzialmente stabile”. Documentato dai numeri nel ricorso: +23 nel 2011, + 20 nel 2012, + 20 nel 2013 e + 13 nel 2014.

“Tra il 2012 e il 2014 si sono registrate 33 nuove richieste di concessione e non è sostenibile come un simile numero abbia improvvisamente reso finanziabile attraverso un mutuo un intervento da 860mila euro, importo del bando di gara”.

Silve contesta pure il presunto risparmio economico e la maggiore efficienza gestionale. Prospettati dal comune, ma non motivati, stando al ricorso.

Contestato pure l’aumento del numero di cremazioni, determinato per Silve, da richieste che arrivano da non residenti, di conseguenza, dato aleatorio e non costante.

Per questa ragione i legali Silve chiedono l’annullamento dei provvedimenti adottati dall’amministrazione Michelini, consentendo di conseguenza l’affidamento della gara.

Ma se il comune nel frattempo: “Dovesse porre in essere attività che rendessero impossibile la conclusione del procedimento avviato a suo tempo, domanda risarcimento di un milione e mezzo di euro”. Ai giudici l’ardua sentenza.

Giuseppe Ferlicca


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19 luglio, 2014

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