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Cultura - Gastronomia - Il New York Times ha stilato la classifica dei sapori da assaggiare una volta nella vita

La porchetta tra i 5 piatti più buoni del Mondo

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Porchetta umbra - Foto New York Times

Porchetta umbra – Foto New York Times

Tlacoyos - Foto New York Times

Tlacoyos – Foto New York Times

Piti in kars - Foto New York Times

Piti in kars – Foto New York Times

Mohinga - Foto New York Times

Mohinga – Foto New York Times

Kibbe nayeh - Foto New York Times

Kibbe nayeh – Foto New York Times

La porchetta sul New York Times

La porchetta sul New York Times

I 5 cibi da mangiare una volta nella vita - New York Times

I 5 cibi da mangiare una volta nella vita – New York Times

New York – Quali sono i 5 piatti da assaggiare almeno una volta nella vita?

Quelli dal sapore più particolare e raro per cui vale la pena fare un viaggio? E’ la domanda che si sono posti al New York Times e la risposta sorprenderà piacevolmente.

E’ stato chiesto a degli esperti di cibo che hanno girato il mondo e assaggiato i piatti più particolari di consigliare alcune pietanze da gustare almeno una volta nella vita, i “must eat”.

La selezione finale del New York Times è andata a finire su 5 piatti in tutto.

La Mohinga, in Birmania (spaghetti di riso con brodo di pesce con pezzi di gambi di banana verde), il Kibbeh Nayeh, conosciuto come il “piatto nazionale del Libano” (carne cruda e speziata e bulgur), Piti a Kars, in Turchia (specialità locale a base di agnello), Tlacoyos a Città del Messico (Tortilla ovali in pasta di mais).

E sorpresa delle sorprese, il quinto piatto “must eat” è sua maestà la porchetta.

Tra piatti particolari, molto speziati, ricercati e dagli ingredienti più rari, la semplicità della porchetta ha conquistato i palati più fini.

Morbida dentro e croccante fuori, venduta nelle macellerie o da “porchettari” in giro per la città, è uno dei cibi più gettonati e apprezzati nell’Italia centrale, gustosa da mangiare a casa, ma deliziosa anche in un panino in giro per la città.

Sull’articolo del New York Times ne parla lo chef Sara Jenkins che si è trovata ad assaggiare la versione Umbra, anche se, specifica, che il piatto è originario della zona nei dintorni di Roma.

Un piatto buonissimo, non c’è dubbio. Ma quanto si leccherebbe i baffi se solo assaggiasse anche la versione della porchetta della Tuscia, sempre troppo poco promossa e conosciuta.

Ieri l’intera stampa italiana ha parlato dell’articolo del New York Times, solo gli amministratori viterbesi non hanno capito che la porchetta è uno dei prodotti e brand della Tuscia più potenti a livello nazionale e internazionale. Tanto da vergognarsi di festeggiarla nel salotto buono della città: piazza del comune. Come meriterebbe. Relegandola al sacrario, come è successo per il primo festival, qualche tempo fa.

Come dire: non c’è niente di più provinciale di chi non capisce che le uniche cose culturalmente importanti a livello internazionale sono quelle nate e tipiche di una provincia, di un territorio. Fellini docet…


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9 agosto, 2014

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