Viterbo – (g.f.) – “Dal mio punto di vista è come negare l’Etruria e la specificità del territorio”. Marina Micozzi, etruscologa, è molto diretta.
La Sovrintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale rischia d’essere cancellata dalla riforma voluta dal ministro Franceschini, il territorio della Tuscia sarebbe accorpato a quello del resto del Lazio.
In qualche modo, spazzando via l’unicità di una storia come quella etrusca, uniformata al resto della regione.
L’idea ha suscitato una serie di proteste fra studiosi ed esperti.
Per Marina Micozzi, etruscologa dell’Unitus, sarebbe un po’ come negare l’esistenza stessa di un territorio, della storia etrusca. “Ci sarà un accentramento – spiega Micozzi – con una sovrintendenza che sarà più lontana e dovrà occuparsi di un territorio così vasto.
Dal mio punto di vista, di studioso, è come negare l’Etruria, la sua storia e la specificità della zona.
La cultura etrusca aveva come confine il Tevere. Oltre, popolazioni, territori, tipologie di materiali erano diversi”.
Una petizione è stata sottoscritta e sarà portata al ministro Franceschini.
“In questo periodo – continua Micozzi – si tende ad accentrare e si potrebbe dire che è meglio una Sovrintendenza con soldi e che funzioni, piuttosto di una senza un centesimo.
Io direi invece che la soluzione migliore sarebbe quella di un’Etruria meridionale in grado di operare”.
Addirittura poco tempo fa è stata anche presentata una proposta per portare a Viterbo la sede della Sovrintendenza. C’è anche un ordine del giorno in consiglio comunale.
Adesso invece ci si vuole omologare a tutto il Lazio.
“L’Etruria Meridionale fu istituita come sovrintendenza per separarci da quella settentrionale toscana. Fu una conquista.
Oggi i tempi sono cambiati, si comunica in modo diverso, ma il controllo più è capillare e meglio è”.
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