Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata dall’Afesopsit al direttore generale della Asl di Viterbo, al governatore del Lazio, al sindaco di Viterbo, al direttore del dipartimento di salute mentale della Asl di Viterbo, al prefetto, al questore, al presidente della provincia, alla commissione Sanità della regione Lazio, alla consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo, alla Procura di Viterbo, al ministro della Salute e al sottosegretario alla Salute – Come associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesopsit) vi segnaliamo di essere venuti a conoscenza che presso il servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) di Viterbo alcune settimane fa, nella notte fra il 13 e il 14 giugno 2014, si è verificato un episodio che ha provocato gravi lesioni (e un effettivo pericolo per la stessa vita) a un assistito che era stato legato al letto e lasciato senza una continua adeguata assistenza nonostante le sue richieste.
Quanto sopra esposto segnaliamo altresì a integrazione della nostra segnalazione del 18 settembre 2013 con cui vi informavamo di una precedente grave vicenda sulla quale a seguito della nostra segnalazione la magistratura ritenne di dover intervenire.
Lo scorso anno avevamo infatti segnalato a tutte le competenti autorità la situazione di obiettivo rischio della violazione della dignità umana e di effettivo pericolo per l’incolumità personale conseguente alla pratica delle contenzioni degli assistiti presso il servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Viterbo.
Nella segnalazione del 18 settembre 2013 richiamavamo peraltro l’attenzione di tutti i destinatari su quanto disposto dalla Costituzione della repubblica italiana all’articolo 13, comma quarto: “E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”, e all’articolo 32, comma secondo: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
E avevamo aggiunto: “Sono parole inequivocabili, e come è noto tutte le ulteriori disposizioni normative devono obbligatoriamente conformarsi ai criteri costituzionalmente stabiliti”.
Pertanto nel settembre dello scorso anno avevamo chiesto a tutte le autorità competenti “di svolgere le opportune verifiche e di assumere le conseguenti iniziative per quanto di rispettiva competenza”, riservandoci ovviamente “ogni ulteriore opportuna iniziativa che si rendesse necessaria a tutela dei diritti umani degli assistiti, del corretto e adeguato funzionamento dei servizi pubblici, della miglior collaborazione tra servizi, operatori, assistiti e loro familiari, e – last, but not least – del pieno rispetto della legalità”, ovviamente restando a disposizione “per ogni opportuno chiarimento, approfondimento, collaborazione, nello spirito di comprensione e di solidarietà” che ci caratterizza.
Peraltro quella segnalazione non fu l’unica nostra iniziativa. Precedentemente avevamo già tempestivamente informato la consulta dipartimentale per la salute mentale della Asl di Viterbo e il direttore del dipartimento di salute mentale della documentazione ricevuta da cui scaturì la nostra iniziativa; avevamo inoltre incontrato il direttore generale della Asl di Viterbo ed avevamo informato tutti i membri della commissione Sanità della regione Lazio in occasione dell’audizione svoltasi a Roma il 16 luglio 2013.
Successivamente avevamo avuto un carteggio e un incontro con il direttore del dipartimento di salute mentale della Asl di Viterbo, e altri incontri ancora con altri soggetti istituzionali.
Sull’argomento siamo ripetutamente intervenuti con documenti indirizzati alle autorità istituzionali competenti e in numerosi incontri sia informali che ufficiali nelle opportune sedi istituzionali; da ultimo abbiamo segnalato la questione (e anche l’ultimo drammatico episodio) nel recente incontro ufficiale che abbiamo avuto al ministero della salute con il sottosegretario De Filippo in data 30 luglio 2014.
Il recente gravissimo episodio che poteva avere conseguenze fin letali (e fortunatamente così non è stato) conferma la legittimità e la giustezza delle nostre preoccupazioni, e la conseguente necessità che esse siano recepite da tutte le istituzioni competenti al fine di garantire l’incolumità e i diritti degli assistiti e promuovere le buone pratiche necessarie per garantire assistenza adeguata, pieno rispetto della dignità umana, efficacia del servizio pubblico, assoluta conformità alla legge.
A tutti i destinatari della presente segnalazione si chiede di assumere urgentemente tutti gli eventuali provvedimenti di loro competenza; ovviamente come Afesopsit restiamo a disposizione per ogni opportuno chiarimento, approfondimento, collaborazione, nello spirito di comprensione e di solidarietà che da sempre ci caratterizza.
Vito Ferrante
Presidente Afesopsit
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