Bruxelles – Riceviamo e pubblichiamo il testo dell’intervento che il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri ha tenuto questa mattina a Bruxelles sul ruolo della ricerca e dell’innovazione tecnologica per la crescita economica. Un’iniziativa organizzata dalla Regione nell’ambito delle attività del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea e che vede Ruggieri come unico rettore del Lazio a intervenire.
Gentili signore e signori,
sono molto onorato di porgervi, a nome dell’Università della Tuscia e mio personale, un caloroso saluto di benvenuto a questa importante giornata dedicata al tema della “Circular Economy e della ricerca”.
Colgo l’occasione per salutare i rappresentanti della Commissione europea, del ministero italiano dell’Ambiente e della Regione Lazio, insieme ai quali abbiamo organizzato questo evento e tutto il pubblico presente.
L’appuntamento di oggi rappresenta un importante momento di riflessione per contribuire aun rafforzamento del cammino dell’economia europea verso una maggiore sostenibilità; è per noi un’occasione per confrontarci sui temi della circular economy e riflettere sulle indicazioni che ci perverranno.
Le motivazioni che portano a questa forte attenzione al tema della circular economy sono differenti.
La sostenibilità e l’impatto ambientale ci suggeriscono di virare verso un paradigma circolare per l’economia, che richiede un’attenzione su tre livelli che possiamo definire strategici:
la progettazione di prodotto/processo, il modello di business e di sviluppo ed il comportamento del consumatore.
Tali aspetti sono uniti tra loro da fattori abilitanti quali le policy, le azioni formative, la tecnologia e gli strumenti finanziari.
E’ necessario uno sforzo per ridurre l’entità delle risorse materie prime e delle risorse energetiche, che sono assorbite nella realizzazione di un prodotto/servizio, aumentando al tempo stesso la possibilità per le stesse di essere riciclate/riutilizzate dopo la conclusione della vita utile del prodotto.
Questi aspetti, se estesi a livello sistemico e non a esempi individuali di singole aziende, possono contribuire a generare enormi risparmi e vantaggi economici per l’intera collettività. L’immediata conseguenza di questo cambiamento è sulle opportunità e sui modelli di business.
L’adozione di nuovi modelli di progettazione permetterà il riciclo “stretto o breve”, mentre la combinazione tra prodotti e servizi determinerà la nascita di nuove opportunità per la creazione di valore aggiunto.
Uno dei fattori abilitanti per la Circular Economy è il comportamento del consumatore. E’ necessario stimolare un cambiamento nelle abitudini di consumo che deve essere generale e guidato da un cambiamento culturale dei consumatori e dei produttori.
Le strategie che, a nostro avviso, l’Unione Europea dovrebbe attuare per incentivare la Circular Economy possono essere così sintetizzate:
Creare collegamenti tra le imprese che già adottano questo sistema, facendo si che lo scarto di un’impresa possa diventare materia prima seconda;
Utilizzare i fondi europei come veicolo di diffusione della Circular Economy e per la creazione di Network di collaborazione che consentano la trasformazione del rifiuto come materia prima seconda, alimentando un sistema strutturato di circolarità continua, come se fosse una grande supply chain;
Investire sulle competenze delle nuove figure professionali che andranno ad operare all’interno di questo nuovo mercato. E’ necessario innalzare il livello di preparazione degli individui per gestire un sistema complesso che richiede l’integrazione di più sistemi produttivi (Settori, ambiti, tipologie di prodotti);
Investire su un nuovo approccio culturale, basato su una visione condivisa ed applicata dello sviluppo sostenibile per le imprese e consumatori;
Favorire la rete delle imprese anche da parte delle Università fornendo competenze specifiche in termini di innovazione, rispetto dell’ambiente, nonché attraverso lo sviluppo di azioni a impatto zero ( o tendente allo zero);
Promuovere, a livello europeo la riconoscibilità dei prodotti della Circular Economy, attraverso l’identificazione di un marchio specifico che sia accompagnato da una forte campagna di sensibilizzazione per evitare il disorientamento del consumatore difronte a marchi di cui non sempre ne conosce il vero significato.
La forte componente locale che caratterizza la Circular Economy rientra nel processo di transizione, avviato ormai da tempo dagli atenei, che riguarda l’attuazione di quella che viene definita la “terza missione” del sistema universitario.
L’Università della Tuscia ha avviato un cammino imprenditoriale per valorizzare i diversi aspetti della ricerca e dell’innovazione, con la finalità di rafforzare i legami con il territorio ed il sistema economico locale, intraprendendo un percorso di rinnovamento in cui la Circular Economy rappresenta la risposta a una situazione economica internazionale che mostra evidenti segnali di cedimento.
Il cambiamento portato avanti dall’Università risiede nel coinvolgimento di tutti gli stakeholder locali e territoriali su ambiti di discussione e su temi completamenti nuovi, capaci di trasformare il modello tradizionale di sviluppo dell’economia lineare, in un nuovo modello di sostenibilità industriale.
Tale impegno è stato tradotto dall’ateneo della Tuscia nella proposta di creazione di un centro interdisciplinare per lo studio, la simulazione e l’applicazione di modelli di sviluppo dell’economia circolare. Il centro grazie alle competenze interdisciplinari riferite alle diverse aree scientifiche dell’Università, (agro-forestale, bio e nano tecnologia, chimica verde, ingegneria ed economia), nonché alle attrezzature e laboratori all’avanguardia, potrà lavorare in maniera finalizzata alla Circular Economy costantemente con il territorio per trasferire buone pratiche e realizzare progetti che abbiano un riscontro diretto sull’efficienza delle imprese, un valore per il consumatore ed un ritorno di carattere ambientale per l’intera collettività.
La finalità è di instaurare, insieme ad altre università del Lazio, italiane e europee, un canale di comunicazione privilegiato con le Istituzione europee e favorire la diffusione e lo scambio, in tempo reale, delle buone pratiche e delle esperienze empiriche.
D’altra parte il centro sarà attivo nella formazione di nuove figure professionali; specialisti della Circular Economy, capaci di operare all’interno di questo nuovo mercato per sfruttarne le opportunità di business.
L’innalzamento del livello di preparazione degli individui rappresenta infatti una prerogativa per poter gestire un sistema complesso che sposta l’attenzione dal posto di lavoro ad una più generale prospettiva di crescita che rende la formazione sempre più legata ed aderente alle esigenze delle imprese.
L’Università della Tuscia è in prima linea nella sfida per la transizione verso l’economia circolare, realizzando costantemente progetti in collaborazione con le imprese del territorio sull’eco-innovazione.
Il nostro auspicio è che la partecipazione insieme alla Commissione Europea e alla Regione Lazio all’organizzazione di questa giornata possa essere il primo passo di una cooperazione a livello locale e europeo che generi nel breve e brevissimo periodo sistemi pilota di economia circolare, per contribuire ad un nuovo rilancio sociale, tecnologico ed economico dell’Europa e delle sue Regioni.
Auguro a tutti un fruttuoso proseguimento dei lavori di questa conferenza.
Alessandro Ruggieri
Rettore dell’università della Tuscia
Articoli: Il discorso in inglese del rettore Alessandro Ruggieri
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