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Ronciglione - Due bambini, una coppia e la madre di lui, l'ultima a lasciare la casa popolare - L'anziana proprietaria ci ritorna: "Non mi muovo da qui" - Il nipote: "Basta messaggi razzisti"

In cinque occupano casa di una novantenne malata

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Al secondo piano, a destra, l'alloggio occupato

Al secondo piano, l’alloggio occupato

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Le case popolari di Ronciglione

Ronciglione – Malata, era andata a stare dalla figlia. Non immaginava che qualcuno avrebbe approfittato della sua assenza per piazzarsi in casa sua.

In cinque hanno occupato l’alloggio popolare della signora Nicolina Di Natale. Ultranovantenne, vive da 34 anni in quella casa col figlio Domenico Orlandi. Impossibile metterla alla porta. Anche se una coppia albanese con due figli e la madre di lui ci ha provato a introdursi nel suo appartamento per restarci.

E’ finita ieri sera, dopo un giorno e mezzo di occupazione.

Madre, padre, nonna, un bimbo di un anno e una ragazzina di 12 erano entrati lunedì mattina, verso le 11,30. “L’allarme me l’hanno dato i vicini – racconta Domenico Orlandi -. Qualcuno era entrato a casa mia e di mia madre, forzando la porta”.

La coppia e i due bambini sono stati i primi ad andarsene. Ma la nonna non voleva saperne: ha passato la notte a casa della signora Nicolina, insieme a lei. Una lunga notte in bianco per tutti, simile a un tenace braccio di ferro. Perché anche se la sua casa era stata invasa da estranei, Nicolina Di Natale non gliel’avrebbe mai lasciata. Quando ha saputo cos’era successo, ha voluto tornarci e da lì in poi non si è più mossa, attorniata dai parenti e con quella nuova e invadente presenza sotto il suo stesso tetto.

Solo ieri sera la signora, convinta da una conoscente, ha lasciato l’alloggio popolare, dopo la lunga mediazione di assistenti sociali, polizia locale, carabinieri e del sindaco di Ronciglione Alessandro Giovagnoli.

“La situazione si è risolta solo grazie alla professionalità e all’impegno di tutti – ha detto il primo cittadino -. Sono rimasto fino a tardi in quella casa, insieme a carabinieri e assistenti sociali. La nostra prima preoccupazione poteva essere solo quella di pensare ai bambini. Con i genitori hanno trovato una sistemazione temporanea da alcuni parenti. A quel punto, hanno sgomberato l’alloggio e, dopo una lunga trattativa, anche la nonna si è convinta”.

“Ringraziamo tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà in questi giorni. Sono stati tanti”, dichiara Bruno Federici, il nipote della signora Di Natale.

La notizia della casa occupata è circolata in paese e su Facebook. Dove i tanti commenti razzisti, purtroppo, non sono passati inosservati.

“In un momento come questo, combattiamo una guerra tra poveri – afferma il giovane nipote della signora Di Natale -. La nazionalità e il razzismo non c’entrano. Non vogliamo passi questo messaggio. Durante quella notte e quella mezza giornata di convivenza forzata, abbiamo trattato questa donna al meglio. Purtroppo, la disperazione di una famiglia si è trasformata in prepotenza. E la prepotenza è inaccettabile. Siamo solidali con chi ha vissuto l’esperienza di vedere occupata la propria casa. Ma anche con chi si è trovato a occuparne una, come queste persone. Certo è che la prepotenza non è mai una soluzione”.

Per la coppia e la signora è scattata, inoltre, la denuncia a piede libero, per il reato di occupazione abusiva.


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15 ottobre, 2014

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