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Viterbo - Così il segretario generale della Filctem-Cgil Valentino Vargas che chiede di riaprire un tavolo per il rilancio del distretto di Civita Castellana

“L’art. 18 scavalca la dignità e la libertà dei lavoratori”

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L'intervento del segretario generale della Filctem-Cgil Viterbo Valentino Vargas

L’intervento del segretario generale della Filctem-Cgil Viterbo Valentino Vargas

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Affollata l’assemblea dei lavoratori promossa nel pomeriggio del 3 ottobre dalla Cgil e Filctem di Viterbo all’istituto Midossi di Civita Castellana.

Alla manifestazione sono intervenuti i lavoratori del distretto ceramico di Civita Castellana, il segretario generale della Cgil Viterbo Carlo D’Ubaldo, il segretario generale della Filctem-Cgil Viterbo Valentino Vargas, il segretario del Pd di Civita Castellana Antonio Zezza, il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino, il deputato del Pd Alessandro Mazzoli, il segretario generale della Filctem Regione Lazio Ilvo Sorrentino e il segretario generale della Filctem nazionale Emilio Miceli.

I temi al centro del dibattito sono stati la riforma dell’art. 18 e il preoccupante bilancio negativo dell’occupazione nel distretto ceramico di Civita Castellana, nonostante la firma del protocollo d’intesa tra i comuni del distretto industriale e la Regione Lazio. Nel 2014 nel distretto ceramico sono stati persi altri trecento posti di lavoro che sono andati ad aggiungersi ai 1200 posti di lavoro persi dal 2010.

Unanime l’opinione di lavoratori, istituzioni e sindacati: trovare delle soluzioni efficaci e superare nei tempi più brevi possibili questa fase. Unanime l’opinione di sindacati e lavoratori anche sulla riforma dell’art.18 che scavalca la libertà e i diritti dei lavoratori tornando a una forma di lavoro servile.

“Dobbiamo ripartire insieme e lottare uniti per quel che riguarda il distretto di Civita Castellana – ha affermato il segretario della Filctem Cgil Viterbo Valentino Vargas nella sua relazione introduttiva – questa assemblea rappresenta un nuovo punto sullo stato di salute del distretto in continuità con il convegno svolto lo scorso 27 novembre nel quale è stato chiesto un atto di responsabilità all’ amministrazione, alla Regione Lazio, ma gli impegni promessi sono risultati inefficienti.

Il distretto ceramico di Civita Castellana, patrimonio unico nel viterbese, è costantemente sotto l’effetto della disoccupazione. Solo quest’anno hanno chiuso i battenti dieci aziende e senza adeguate politiche di riduzione fiscale la disoccupazione aumenta e la situazione del distretto continua a peggiorare.

Servono da parte del governo, della Regione Lazio, dell’amministrazione misure urgenti per ripartire. Per mettere fine alla crisi bisogna mettere al centro il territorio e difendere il lavoro, nel nostro caso la ceramica, e da qui ripartire per creare nuove occupazioni. Per ripartire è necessario sostenere e valorizzare il Made in Italy, snellire la burocrazia per farla diventare strumento di aiuto e non di ostacolo, creare reti d’impresa, adeguare le infrastrutture, ridurre la pressione fiscale.

Di tutto questo cosa è stato fatto a distanza di un anno? Nulla. Il governo Renzi non sta attuando politiche per tornare a crescere ma vecchie e inefficaci ricette che non risolvono il nodo centrale della crisi. Senza adeguate politiche di riduzione fiscale il livello di occupazione continua a ridursi sia nel paese che nel distretto di Civita Castellana.

E Renzi che fa? Se la prende ancora una volta con i diritti dei lavoratori attraverso la riforma dell’art. 18, provvedimento che se venisse attuano scavalcherebbe il secolo della libertà e della dignità di lavoratori. Dobbiamo tornare a lottare per rivendicare il nostro lavoro e la nostra dignità programmando un autunno caldo per bloccare il governo e tentare la ripresa. Alla manifestazione del 25 ottobre a Roma dobbiamo essere in tanti perche uniti possiamo farcela”.

Il segretario della Cgil Viterbo Carlo D’Ubaldo ha sottolineato di riportare al centro della politica i problemi dei singoli territori: “Abbiamo la necessità di riaprire un dibattito con i lavoratori per affrontare la crisi. Dobbiamo riportare al centro della politica i problemi a partire dai territori per dare risposta all’enorme disagio sociale.

Possiamo farlo costruendo iniziative per dare sollievo, creando un dialogo costante con i disoccupati, i precari, i cittadini, i lavoratori, costruendo un sistema diverso e più forte di rappresentanza e cercando di costruire delle piattaforme per ricucire il tessuto sociale e politico e renderlo più solidale e vivo e per dare sollievo a quanti vivono questa condizione di perenne affanno e disagio È necessario avviare una discussione interna con tutte le amministrazioni locali e ragionare su le risorse che ogni comune può mettere in campo per cercare di arginare questa situazione di disagio”.

Il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Claudio Di Berardino ha definito la riforma dell’articolo 18 un ritorno ad un lavoro servile: “L’art. 18 è un modo vecchio di governare che è già stato sperimentato da altri governi senza risultati efficaci. Con questa riforma si ritorna ad un lavoro servile, una condizione che non possiamo accettare e la manifestazione del 25 ottobre a Roma è la prima di una serie di battaglie che la Cgil porterà fino in fondo per contrastare questo provvedimento”.

Sulla stessa linea di pensiero il segretario generale della Filctem Regione Lazio Ilvo Sorrentino: “La riforma dell’art. 18 toglie al lavoratore la libertà di esprimere la propria opinione sul posto di lavoro. Il 25 ottobre dobbiamo fare fronte unito per rivendicare i diritti dei lavoratori”.

Alessandro Mazzoli ha invece sostenuto che la riforma dell’art. 18 è necessaria per adeguare le politiche del lavoro alla situazione attuale, nella quale i giovani non possono più fare affidamento su un contratto di lavoro a tempo indeterminato ed ha addossato alle politiche adottate dall’Europa la causa della crisi persistente: “L’Europa è la causa dei nostri problemi, se non si correggono le politiche dell’Europa non si possono costruire condizioni migliori per arginare la crisi.

Sul Jobs Act ritengo che la riforma dell’art. 18 serva per disciplinare i servizi per il lavoro. Il mercato del lavoro è cambiato e le norme si devono adattare, a mio avvio quarantasei forme contrattuali sono insostenibili e la riforma dell’art. 18 va intesa in questo senso: una tutela per i giovani di oggi che non possono più fare affidamento su un contratto a tempo indeterminato”.

Ha concluso il dibattito il segretario generale della Filctem nazionale Emilio Miceli tornando sull’art. 18: “Con la riforma dell’art. 18 ci stanno trattando come se stesse aumentando la benzina e questo non lo possiamo permettere. L’art. 18 è una norma di cittadinanza che regola il rapporto tra il padrone e la libertà dei lavoratori, per questo il 25 ottobre dobbiamo scendere tutti in piazza a Roma perché è una opportunità importante per rimettere in discussione questo provvedimento”.

Cgil Viterbo


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4 ottobre, 2014

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