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Politica - Intervista ad Alessandro Di Battista del Movimento 5 stelle che domani, 3 novembre, incontrerà i cittadini del distretto per scrivere con loro una mozione e costringere il governo a intervenire per il rilancio del comparto

“A Civita Castellana per accendere un faro”

di Paola Pierdomenico
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Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista 

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista 

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista 

Viterbo – “A Civita Castellana per accendere un faro”.

Dal sole delle calde estati da bambino al buio dell’abbrutimento sociale della crisi economica. E’ così che Alessandro Di Battista ha visto cambiare il paese di origine del padre in cui trascorreva le vacanze. Una trasformazione che non gli va giù.

Ed è per questo che lunedì 3 novembre alle 15 sarà a Civita per incontrare gli operai e gli imprenditori del distretto. Con lui, ci saranno anche altri parlamentari del M5s, coi quali Di Battista vuole lasciare un segno concreto. L’intenzione è quella di scrivere a quattro mani coi cittadini una mozione da presentare al governo perché intervenga a sostegno del comparto.

Sulla politica poi ha le idee chiare, “i partiti rubano”, “le liti del Pd sono prese in giro” e la “Lega chiacchiera da anni senza fare nulla”. E nel suo futuro? “C’è la scrittura e non la leadership del movimento”.

Il 3 novembre sarà a Civita Castellana per incontrare i cittadini del distretto.
“E’ la prima volta nella storia della città – dice Di Battista – che quattro parlamentari della Repubblica, il vicepresidente della Camera, un europarlamentare e un consigliere regionale vanno nel paese a incontrare imprenditori e operai per parlare concretamente di quello che si può fare per risollevarlo da una situazione che è drammatica”.

Cosa intende?
“A Civita ho passato tutte le mie estati da bambino e, negli ultimi venti anni, l’ho vista crollare dal punto di vista occupazionale. Tutto il distretto ha perso entusiasmo e vitalità. Un tempo era una città molto ricca dove gli operai, anche grazie alla partecipazione diretta nelle fabbriche, riuscivano a vivere dignitosamente. Ora, invece, il centro storico è morto e ci sono tante persone in cassa integrazione. Le problematiche sono dipese per lo più dalla politica, dal costo altissimo delle tasse sul lavoro, dell’Irap e dell’energia. E poi dall’invasione dei prodotti a basso costo dalla Cina”.

Chi ha la colpa maggiore di questo abbrutimento?
“La politica che non è in grado di tutelare la vita dei cittadini. Il governo ha addirittura risposto a un’interrogazione parlamentare sulla crisi del settore ceramista nel Viterbese, attribuendo la colpa agli operai e agli imprenditori. Tutto, invece, dipende dalla politica perché il carico fiscale nei confronti delle aziende è il più alto d’Europa, così come elevato è il costo del lavoro. Troppe tasse, la corruzione delle istituzioni e i costi della politica e dell’apparato fanno il resto, determinando un quantitativo di imposte per i lavoratori e le imprese che sono assolutamente vergognosi”.

Cosa farete di concreto per Civita Castellana e per la provincia di Viterbo?
“Proporremo la riduzione dei costi di produzione, soprattutto per quanto riguarda l’energia, con incentivi per le energie rinnovabili per ridurre, nei prossimi anni, le spese di approvvigionamento. In Parlamento, c’è già la nostra proposta per l’abbassamento dell’Irap, che è la tassa più odiata dagli imprenditori, secondo cui più assumi e più paghi. E’ vergognosa. Vogliamo, inoltre, proteggere il marchio Made in Italy e in particolare del distretto di Civita Castellana. Una sorta di denominazione di origine controllata e garantita per quanto riguarda le ceramiche e i sanitari, sulla falsa riga di quello che è stato fatto nel settore delle piastrelle. Vogliamo quindi introdurre delle disposizioni anti dumping per proteggere, a livello europeo, i prodotti del distretto da quelli di bassa qualità che arrivano dalla Cina. Ribadiremo infine l’uscita dall’Euro che di certo migliorerà l’economia del distretto dal punto di vista delle esportazioni”.

Cosa si aspetta dall’incontro?
“Partecipazione. E’ la prima volta che dei parlamentari scriveranno insieme a operai e imprenditori la mozione da presentare alla Camera dei deputati. Uno strumento a disposizione dell’opposizione che, se approvata, impegna il governo a realizzare azioni dirette. Lo stesso atto lo porteremo poi a Bruxelles. I problemi di Civita quindi arriveranno alla camera, al senato, nelle commissioni attività produttive e al parlamento europeo”.

E’ possibile quindi rilanciare il distretto?
“Come M5s abbiamo un occhio di riguardo per l’ambiente e non crediamo nella cementificazione e nella costruzione di nuove case. C’è infatti un quantitativo di immobili da ristrutturare e se dessimo incentivi per farlo, potremmo, in questo senso, dare un impulso al comparto ceramista, usando i prodotti che escono dalle fabbriche di Civita Castellana. Il rilancio è quindi possibile. Tutto dipende da quanti cittadini si sveglieranno e decideranno di fare pressione sulle istituzioni. Andiamo a Civita Castellana per accendere un faro importante, con persone e strumenti che devono costringere il governo a operare. Se, però, manca la voglia di lottare dei cittadini, una forza di opposizione, da sola, non ce la fa. Serve la partecipazione di tutti”.

Perché ha scelto proprio Civita Castellana?
“Seguo le problematiche di tutta Italia. Da quando sono entrato in Parlamento, però, ho sempre pensato di occuparmi di Civita perché ci sono cresciuto e lì ho parenti e amici che ho visto impoverirsi. Mi ha impressionato l’abbrutimento sociale, quasi umano, di persone che vivevano in una Civita di venti anni fa che non è più quella di oggi. Questo mi ha spinto a organizzare l’iniziativa che è funzionale”.

Cioè?
“Non andiamo a chiedere voti e non vogliamo fare campagna elettorale. Non ci sono elezioni né a Civita, né a Viterbo. Non ci sono le politiche. Andiamo a lavorare concretamente con tutti gli operai e gli imprenditori che vorranno incontrarci e che devono, però, svegliarsi e intervenire, altrimenti non si possono lamentare”.

In riferimento alla politica nazionale. Come giudica il governo Renzi?
“Il mio giudizio lo lascio all’Istat, ovvero: massimi storici della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, e della recessione, carico fiscale e corruzione altissimi. In sostanza, nessuna delle misure attuate in questi otto mesi dal governo ha minimamente migliorato le condizioni di vita dei cittadini. E questo dipende dal sistema partitico che va avanti con gli inciuci, la corruzione, le infiltrazioni criminali nei lavori pubblici e anche in Parlamento. Le cose così non cambieranno. Come opposizione, stiamo facendo un lavoro incredibile contro tutto e tutti. Mi auguro che i risultati arriveranno e che i cittadini lo capiranno”.

Cosa ne pensa della diatriba interna al Pd?
“Sono prese in giro. Renzi e la Camusso non sono poi così nemici. Fanno finta di litigare, come lo faceva un tempo Berlsconi con il centrosinistra e adesso invece fanno le riforme insieme. La stessa cosa vale per i sindacalisti. I pezzi grossi di quelle organizzazioni, sono i Bonanno che guadagnano 350mila euro all’anno e se ne fottono dei lavoratori, ma si interessano solo di salvaguardare il loro posto e lo status quo. Non mi fido delle diatribe interne al Pd, perché se sei davvero onesto, credi in certe idee e hai a cuore i sei milioni di poveri che ci sono in Italia, allora non stai nel Pd. Non mi fido delle correntine e degli spifferi interni al Pd che sembra un partito sia di governo che di opposizione. Un po’ come il poliziotto buono e cattivo dei film americani. Ci vogliono far credere che il Pd sia Renzi, ma anche la Camusso, Civati e Cuperlo. Che il Pd stia con i sindacati in piazza, ma anche coi finanzieri alla Leopolda a parlare di negazione del diritto di sciopero”.

Che fine ha fatto il centrodestra dopo Berlusconi?
“Mah – esclama scettico -, per me non ci sono più né centrodestra né centrosinistra, ma solo un unico sistema partitocratico legato a interessi fortissimi e un movimento di cittadini. Si votano sempre le stesse cose e si è sempre d’accordo su tutto. Non esiste differenza. Tutti e due gli schieramenti fanno le riforme costituzionali, cambiano la legge elettorale a colpi di maggioranza e si spartiscono le poltrone. Insieme cercano di piazzare Violante alla corte costituzionale che è invece fuori gioco solo grazie al Movimento 5 stelle. E’ inutile parlare di centrodestra e centrosinistra. Più che altro, ci sono i delinquenti e i cittadini”.

Cosa intende?
“Che i partiti rubano. Un esempio è Expò 2015 in cui, a Milano, in cui sono coinvolti esponenti dei due schieramenti. La stessa cosa al Mose o col finanziamento pubblico ai partiti in cui, sia FI che Pd, si sono rubati i nostri soldi. Sono ladri. Ci sono le parole per dire certe cose, quindi utilizziamole. Io sono un parlamentare e me lo posso permettere”.

Non c’è dunque un nuovo leader del centrodestra?
“Sono sempre le solite facce che non mi interessano, perché mi interessano le idee. Le proposte del Pd di oggi sono quelle che faceva un tempo Forza Italia con l’aumento delle tasse, la salvaguardia dei loro posti di lavoro e chi paga sono i cittadini. Lo stesso vale per il Jobs act, una precarizzazione a vita con la creazione di una vera generazione “300 euro”, che è poi la stessa che c’è in Grecia”.

M5s ha votato con la Lega il bonus bebè contro gli immigrati e porta avanti l’uscita dall’Euro. Come interpretare questa affinità?
“Sul bonus bebè, c’è un complesso ragionamento parlamentare che non è stato capito, e non si è messo in evidenza poi che noi, in contemporanea a quell’emendamento, che ne chiede l’istituzione immediata dal 2015, abbiamo presentato quello per estendere il bonus a tutti i cittadini regolari. Sull’Euro, invece, è la Lega che si è accodata a delle posizioni dell’M5s che vanno avanti dal 2012. Questi parlano e basta, senza fare nulla di concreto. Abbiamo provato qualsiasi mezzo a evitare questa soluzione, introducendo gli euro bond o con l’abolizione del fiscal compact. In Europa, però, non ti ascoltano e quindi ce ne andiamo”.

Cosa ne pensa di Matteo Salvini?
“La Lega ha governato 13 anni e non ha fatto nulla. Questo è il mio giudizio. Non bisogna guardare alle facce ma hai patiti e a come sono strutturati. Sennò, cambiano le facce, ma il resto rimane uguale. La Lega ha governato per tutti questi anni e l’Italia come sta?”, si domanda scettico.

Qual è il ruolo dell’Europa e come valuta l’atteggiamento dell’Italia?
“L’Europa è appiattita totalmente sulle posizioni nord americane. All’oscuro dei cittadini, si sta discutendo di un trattato di libero commercio che servirà esclusivamente a tutelare le grandi multinazionali italiane con la conseguente e definitiva distruzione della piccola e media impresa italiana, compresa quella di Civita Castellana. Tutto per distruggere i rapporti commerciali tra Europa e Russia e non comprare più il gas da Putin e obbligarci a farlo dagli Stati Uniti”.

M5s non ha, però, prodotto azioni significative per il paese, quindi non le pare più un’opposizione, di certo vasta, ma comunque poco incisiva?
“Prima di tutto vorrei capire quali sono le decisioni per il paese che ha prodotto la maggioranza. Io invece posso fare un elenco delle nostre azioni da opposizione, a partire dall’aver sollevato lo scandalo di Expò, alla ripulizia delle istituzioni. Ci sono poi la riduzione del finanziamento pubblico ai partiti, la norma Fraccaro sui contratti d’affitto d’oro che ci costano 14 milioni di euro all’anno, la norma di Fantinari per cui tutte le aziende che vantano dei crediti nei confronti dello Stato non debbano pagare le tasse finché lo stato non gli paga il credito o quella che obbliga le imprese che hanno preso soldi dallo Stato e vanno all’estero a restituire il finanziamento.

Non dimentichiamo il lavoro di Roberto Fico che in commissione di vigilanza Rai che ha bloccato il contratto con Comunione e liberazione: 700mila euro che la Rai regala ai ciellini, e quindi agli amici di Formigoni e del ministro Lupi, per seguire ogni anno un convegno totalmente inutile. Sono solo alcune delle decine di proposte che sono passate e su cui i cittadini dovrebbero essere informati. Risultati che abbiamo ottenuto grazie all’ostruzionismo, all’intransigenza e all’opposizione”.

Spesso viene tirata in ballo la figura di suo padre. La infastidisce?
“E perché dovrebbe? Mio padre è un grande, una persona onesta che mi ha insegnato l’onestà e sono contento di essere suo figlio. Con lui ho un rapporto normalissimo”.

Cosa c’è nel suo futuro? Sarà lei il prossimo leader del Movimento 5 stelle?
“No – dice secco -. Voglio fare lo scrittore e spero solo di lasciare un paese migliore di quello distrutto che hanno lasciato a noi giovani, costringendoci o a fuggire o a lottare”.

Paola Pierdomenico


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2 novembre, 2014

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