Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Letta la lettera di Giuseppe Fioroni, e le analisi che contiene – unitamente comunque a un messaggio politico, fermo il rispetto personale che confermiamo, sentiamo la necessità di affermare pubblicamente che né l’analisi, né il messaggio politico condividiamo affatto.
E sebbene si debba riconoscere a Fioroni una incrollabile coerenza nell’essersi sempre opposto al programma e alla visione di Renzi, crediamo sia giusto far sentire anche una voce diversa a difesa della attuale politica nazionale del Partito Democratico.
Il cuore del ragionamento politico dell’amico Fioroni, che conduce a una interpretazione riduzionista di quel risultato, è – letteralmente, che “abbiamo vinto perché molti concittadini, stanchi della stagione berlusconiana hanno preferito investire sul Pd piuttosto che rifugiarsi nell’astensione”.
Il che crediamo non sia vero, e sia piuttosto evidente il contrario.
I cittadini erano evindentemente stanchi della stagione berlusconiana anche nel 2006; eppure, quel centrosinistra (assai diverso da quello attuale) ha vinto appena per 20mila voti; e quell’assembramento senza identità a stento tenuto insieme dal collante della fabbrica del programma di prodiana memoria (ben più affatta da annuncite di oggi), si è dissolto come neve al sole appena due anni dopo… tradendo la responsabilità elettorale che i cittadini ci avevano assegnato.
Poi, gli italiani erano ancor più stanchi del belusconismo nel febbraio 2013; eppure abbiamo praticamente perso (sbagliando il famoso goal a porta vuota), e per un pelo abbiamo evitato grazie ai voti dell’estero che il Movimento Cinque Stelle divenisse il primo partito in Italia.
Proprio perché, in realtà, quel modello di centro – sinistra prima, e di Partito Democratico poi, nella stagione di cui anche Fioroni è stato protagonista, non era capace di essere convincente neppure a fronte di competitors che erano la peggiore destra, la meno europea, la più populista, con una leadership ormai screditata,e un movimento populista condotto da un comico.
Questi sono fatti.
Perché mancava il coraggio di accettare l’intensità e la velocità dell’innovazione, tanto più in piena crisi.
Alle ultime elezioni europee, invece, è accaduto tutt’altro: i cittadini hanno, effettivamente, sottoscritto un investimento di fiducia nel Partito Democratico.
Perché finalmente sono stati convinti che un Partito Democratico profondamente rinnovato dal ricambio non solo generazionale della sua dirigenza, ma soprattutto finalmente deciso a decidere (e in tempi brevi e certi) è apparso finalmente degno di una scommessa sul futuro del Paese.
E questo consenso ha assunto proporzioni immense (il 41% dei voti espressi!), che il Partito Democratico delle passate stagioni non avrebbe potuto intravedere neppure col più potente cannocchiale!
Da allora abbiamo vinto in tutti gli appuntamenti elettorali, specie regionali; siamo divenuti l’unica proposta politica credibile, ma avremmo dovuto esserlo almeno dal 1994, senza mai riuscirci; ed è perlomeno ingeneroso, e certamente non obiettivo, che ora Fioroni ricordi soltanto Livorno e Perugia.
Il Partito Democratico nazionale, nella sua esperienza di governo, nel bene o nel male ha cambiato marcia.
Ha intrapreso una riforma elettorale ritenuta necessaria da decenni, ma mai seriamente impostata; sta tentando di investire sulla istruzione, sul lavoro, ha cominciato a detassare i redditi meno elevati… si può essere d’accordo o meno con il merito di ciascuna di queste iniziative, ma la differenza è innegabile.
Il vero problema è che il Partito Democratico nei territori non è affatto all’altezza di quello nazionale; ha non poche marce in meno. Nei territori è ancora, ampiamente, il vecchio Partito Democratico.
E, allora, se la stessa fiducia i cittadini non investono ai vari livelli amministrativi, diverse possono essere le ragioni.
E, anzi, è assai probabile che il Partito Democratico abbia meno traino laddove il rinnovamento anche personale della sua dirigenza e dei suoi amministratori è minore; in altri termini: è ora di cambiare… politiche, metodi e persone!
E, dacché ci siamo, ancor meno siamo d’accordo con l’analisi di Fioroni sulla posizione, nazionale ed europea, del Partito Democratico.
Proprio il vecchio partito che non decideva mai nulla, e che galleggiava a stento introno a uno stentato 25%, vagava senza meta privo di identità.
Su una sola cosa, peraltro, siamo d’accordo con Fioroni: “rimanere nel guado tra mitologia della sinistra e partito della nazione rischia di comportare il progressivo decremento della magia che ha premiato il carisma della giovane leadership democratica”.
Proprio vero: solo che non di partito della nazione (più o meno peronista), o di nuove alchimie democristiane abbiamo bisogno, ma di una nuova sinistra, finalmente moderna, europea, e liberal – socialista. E proprio questo sono convinto Renzi stia lavorando a costruire.
Se non altro perché lo afferma espressamente nella bellissima lettera che ha scritto a Repubblica, in cui rivendica con orgoglio di avere finalmente eliminato nell’endiadi centro – sinistra la parola centro; perché solo in Italia si fatica a comprendere che essere di sinistra significa non temere il futuro e il cambiamento.
E, allora, se questa è la strada segnata, l’adesione al modello social – democratico era insieme premessa e conseguenza necessaria.
Abbiamo aderito al Partito socialdemocratico Europeo perché quella è la sinistra liberal socialista, e noi siamo finalmente questo, senza più doverci preoccupare di cavilli… orgogliosi finalmente di esserlo.
E tanto più orgogliosi se il Partito Democratico – che anche in Europa vagava galleggiando nel limbo degli apolidi – è finalmente divenuto non soltanto protagonista, ma addirittura punto di riferimento della sinistra europea (socialdemocratica); e se è vero – come è vero, che ora la nostra leadership è divenuta perfino un modello da seguire.
E, allora, diciamo a Fioroni che non c’è alcun bisogno di scomodare De Gasperi e Aldo Moro, perché basta accettare l’idea che il 900 italiano finisce davvero nel momento in cui non abbiamo più ragione di temere di essere accusati di esser post-comunisti, se siamo diventati infine convintamente liberal – socialisti.
Non marxisti castristi, semplicemente liberal – socialisti… di sinistra, come la sinistra di tutto l’Occidente.
Noi, in questi mesi siamo di nuovo tornati ad esser orgogliosi del Partito Democratico, e crediamo che tutti noi che vi apparteniamo questo orgoglio dovremmo profondere, anziché no.
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