Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ci troviamo nuovamente nostro malgrado a prendere una posizione in merito ad un sistema tanto importante quanto delicato come quello della giustizia, che ancora una volta purtroppo mostra il suo lato peggiore, facendo uscire dal carcere concedendogli gli arresti domiciliari, uno dei romeni che nel marzo 2012 partecipò alla rapina e all’omicidio del professor Ausonio Zappa.
Una decisione quella della Corte d’Assise d’appello di Roma che riteniamo di una gravità inaudita, uno schiaffo alla città di Viterbo e che mostra ancora una volta, la debolezza di certa “giustizia” nei confronti di soggetti venuti nel nostro paese con il mero scopo di delinquere.
La giustizia è uno dei principi cardine su cui si basa lo stato e senza giustizia lo stato perde la sua autorità e rischia una pericolosissima deligittimazione. Come diceva Cesare Beccaria, il vero effetto deterrente non è rappresentato dalla minaccia di una pena terribile, ma dal fatto che la stessa sia pronta ed infallibile. Proprio quello che con questa decisione, non è stato in grado di assicurare il nostro sistema giudiziario, se consideriamo inoltre, che la stessa Corte d’Assise d’appello ha disposto riduzioni di pena consistenti, rispetto ai due ergastoli e ai sedici e dodici anni del primo grado, scendendo addirittura a vent’anni per agli esecutori materiali dell’omicidio, Cosmin Oprea e Adrian Nicusor Saracil; dieci anni al Trifan ritenuto il basista e ora ai domiciliari e otto al palo che era con lui il macchina, Daniel Oprea. Una vera vergogna!
Riteniamo che tutto ciò sia estremamente pericoloso e profondamente ingiusto, sopratutto nei confronti dei parenti delle vittime della criminalità, dei cittadini onesti e delle forze dell’ordine che rischiano quotidianamente la loro vita per assicurare alla “giustizia” coloro che violano la legge, i quali, torniamo a ribadire, che nel caso di nazionalità straniera, debbano dover scontare la pena nei paesi d’origine, evitando così un notevole costo sulle già gravate tasche di tutti i contribuenti italiani, o in alternativa, dare loro la possibilità di rendersi utili alla società lavorando, contribendo così al loro mantenimento, ma anche perché no, al finanziamento di un fondo per il risarcimento delle vittime della criminalità.
Forse in Italia troppe volte “qualcuno”, soprattutto quando i carnefici non sono italiani, si è dimenticato che i diritti civili valgono anche per coloro che i reati li subiscono, li combattono o semplicemente non li commettono, rispettosi loro si delle nostre leggi.
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