Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Mafia - Operazione "Mondo di mezzo" - 37 arresti - A Fabrica di Roma - Erano tra i 200 milioni di beni congelati dalla finanza - Controlli del Ros a Carbognano

Un fabbricato e due terreni sequestrati nella Tuscia

Condividi la notizia:

Massimo Carminati

Massimo Carminati

Gianni Alemanno

Gianni Alemanno

Viterbo – Ci sono anche due terreni e un fabbricato a Fabrica di Roma tra i beni sequestrati dalla finanza nell’operazione “Mondo di mezzo”.

L’inchiesta della procura di Roma, sulla spartizione degli appalti in Campidoglio, ha anche appendici viterbesi.

Nessun arrestato nella Tuscia, ma i controlli dei carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) e delle fiamme gialle sarebbero scattati anche in provincia, nella giornata di ieri. In particolare a Carbognano, dov’è stato perquisito un appartamento di uno dei cento indagati.  

Sicuramente, tra i 200 milioni di beni congelati dal Gico della guardia di finanza c’è anche il fabbricato in località Piane di Santa Lucia snc e i due appezzamenti sempre a Fabrica di Roma, in una zona non resa nota.

I beni sarebbero riconducibili ad Agostino Gaglianone, uno degli indagati per i quali i pm capitolini Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini hanno chiesto e ottenuto l’arresto. Gaglianone è in carcere con le accuse di associazione a delinquere, emissione di fatture inesistenti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori.

Secondo il pool di magistrati che hanno indagato sulla ‘cupola’ degli appalti romani, Gaglianone era “a completa disposizione di Carminati, capo del sodalizio”.

Ma Massimo Carminati non è considerato solo il “capo del sodalizio” sgominato dall’inchiesta “Mondo di mezzo”. Si tratta di una figura di assoluto rilievo nel panorama criminale nazionale. Da molti ritenuto il vero numero uno della mala romana, coinvolto nelle roboanti indagini sulla strage di Bologna e sull’omicidio Pecorelli, per poi uscire assolto in entrambi i casi. Il ritratto di Daniele Mastrogiacomo di Repubblica lo lega “in modo indissolubile agli anni Settanta del secolo scorso”. Carminati milita nell’estrema destra e aderisce ai Nuclei armati rivoluzionari. Lo chiamano “Il guercio” per l’occhio sinistro costantemente bendato. Colpa di una brutta ferita causata da un proiettile esploso dai carabinieri, che tentavano di acciuffarlo.

Trentasette arrestati, di cui otto ai domiciliari, e cento sotto inchiesta. Nomi anche illustri, come quello dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dei consiglieri regionali Luca Gramazio (Pdl) e Eugenio Patanè (Pd). Tutti indagati a piede libero. Mentre le manette sono scattate per figure con incarichi di prim’ordine, come l’ex amministratore delegato dell’Ente Eur Riccardo Mancini, l’ex presidente di Ama Franco Panzironi e l’ex capo della polizia provinciale Luca Odevaine.

Il cuore dell’inchiesta emerge già solo leggendo le pagine riguardanti Gaglianone. Gli inquirenti lo descrivono come “imprenditore colluso”. “Figura chiave delle attività che permeano i versanti imprenditoriali e dei rapporti con la pubblica amministrazione dell’organizzazione”. “Uomo cerniera”. “Imprenditore a disposizione, del quale Carminati si serve per esercitare direttamente impresa”.

Sarebbe stato lo stesso Carminati a parlare a Gaglianone di “come il gruppo criminale potesse contare su referenti inseriti nella pubblica amministrazione”. E poi negli atti dell’inchiesta si parla di “rete di relazioni”. “Preordinato piano volto alla costituzione di un gruppo omogeneo, finalizzato al controllo di molteplici attività, tutte funzionali a garantire il conseguimento di vantaggi economici”.

“Stiamo a mette su una bella squadra”, avrebbe commentato Carminati soddisfatto e intercettato. 

Secondo il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone “alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Massimo Carminati e Salvatore Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni”. Come ha spiegato Pignatone in conferenza stampa, Carminati diceva a Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno: “Noi dobbiamo vendere il prodotto, amico mio, bisogna vendersi come le puttane”.


Gli arrestati dell’inchiesta “Mondo di mezzo”

In carcere: 
Massimo CARMINATI
Riccardo BRUGIA
Roberto LACOPO
Matteo CALVIO
Fabio GAUDENZI
Raffaele BRACCI
Cristiano GUARNERA
Giuseppe IETTO
Agostino GAGLIANONE
Salvatore BUZZI
Fabrizio Franco TESTA
Carlo PUCCI
Riccardo MANCINI
Franco PANZIRONI
Sandro COLTELLACCI
Nadia CERRITO
Giovanni FISCON
Claudio CALDARELLI
Carlo Maria GUARANY
Emanuela BUGITTI
Alessandra GARRONE
Paolo DI NINNO
Pierina CHIARAVALLE
Giuseppe MOGLIANI
Giovanni LACOPO
Claudio TURELLA
Emilio GAMMUTO
Giovanni DE CARLO
Luca ODEVAINE

Ai domiciliari:
Patrizia CARACUZZI
Emanuela SALVATORI
Sergio MENICHELLI
Franco CANCELLI
Marco PLACIDI
Raniero LUCCI
Rossana CALISTRI
Mario SCHINA


Condividi la notizia:
3 dicembre, 2014

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-morta-irene-cara-vinse-loscar-per-fame-e-flashdance/