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Sanità - Alla conferenza Asl la ricetta per uscire dall'emergenza - Il commissario Macchitella: "Serve il personale, contiamo di tornare ad assumere"- Belcolle verso il completamento e l'Ares resta a Viterbo

La fuga di pazienti costa cara, 100 milioni l’anno

di Giuseppe Ferlicca
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A sinistra Luigi Macchitella

A sinistra Luigi Macchitella

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

A sinistra Luigi Macchitella

A sinistra Luigi Macchitella

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

La conferenza Asl a palazzo dei Papi

Viterbo – Completamento di Belcolle, assegnazione dell’appalto dietro l’angolo dopo la sentenza del Consiglio di stato e con il raggruppamento dell’Ares 118 fra Rieti e Viterbo, la sede con tutta probabilità sarà a Viterbo.

Al palazzo dei Papi la conferenza servizi Asl: “Uscire dall’emergenza per migliorare la qualità della vita” e il commissario Luigi Macchitella spiega qual è la via per raggiungere l’obiettivo, mentre per l’ospedale cittadino si va velocemente verso l’affidamento e l’Ares sembra destinata a rimanere a Viterbo, anche se su quest’ultimo punto Macchitella non si sbilancia molto. Non è materia sua.

 Uscire dall’emergenza per migliorare la qualità è un obiettivo ambizioso, possibile o futuribile?
“Ambizioso e possibile, non impossibile. Non so se è probabile…”.

 Qual è oggi l’emergenza da cui la sanità viterbese deve uscire?
“L’emergenza della sanità è che siamo nel piano di rientro. Ci costringe a elemosinare tutto. Siamo costretti a ridurre le spese e l’ambizione della regione è di rientrare con i costi, ma non abbattere i livelli d’assistenza. Un’operazione abbastanza difficile. In parte ci comporta difficoltà per il turn over del personale. Dove si va in pensione, purtroppo non è detto che sia in strutture dove esiste un sovradimensionamento di personale, anzi, spesso e volentieri in pensione si va, dove c’è una carenza. Dove non serve, magari resta. Purtroppo è una situazione che rende in alcuni casi drammatici i livelli assistenziali in certe aree”.

 Come se ne esce?
“Lo sforzo che stiamo facendo, visto che quest’anno siamo riusciti mi pare per la prima volta a rientrare completamente dal debito e ad avere un bilancio in linea con le aspettative nazionali, è far sì che questa situazione drammatica possa interrompersi, con la possibilità di un adeguato numero d’assunzioni e conseguentemente, limitare il danno provocato dal turn over. E’ questo che rende possibile il miglioramento sulla qualità dei servizi”.

Nella Tuscia resta l’alto numero di persone che sceglie di curarsi fuori dai confini provinciali e regionali. Dato certificato pure dal Sole 24 Ore. Rappresenta pure un costo, come s’inverte la tendenza?
“Abbiamo più di cento milioni di euro di fuga. Costi che sono un quinto del nostro bilancio, è una situazione oggettivamente pesante che stiamo cercando di risolvere con aumento della produttività, miglioramento nelle liste d’attesa. Sono le uniche due leve su cui possiamo agire, oltre, naturalmente, a un miglioramento della qualità dei servizi sul territorio”.

 Sul territorio esistono strutture private accreditate. Una convivenza con il settore pubblico non sempre facile, com’è emerso durante la conferenza.
“Il rapporto non è facile, però noi siamo in una situazione abbastanza felice, nel senso che abbiamo strutture complementari alle pubbliche e non in competizione. Non abbiamo molte cliniche che si occupano d’acuti. Quelle presenti in prevalenza sono in settori quali psichiatria, riabilitazione, rsa, lungodegenza. C’è poca presenza di strutture accreditate per acuti. Questo in qualche modo ci agevola nel rapporto con gli accreditati. In parte però la situazione ci obbliga a migliorare la qualità delle nostre strutture, perché poi se è scadente, magari il paziente va a Roma e in una clinica privata. Si aiuta ulteriormente la fuga. Se avessimo più strutture accreditate dedicate agli acuti, probabilmente ci sarebbe anche meno fuga, ma sarebbe a danno della sanità pubblica. Sono due aspetti, uno positivo e l’altro negativo. Il pubblico si deve impegnare a ristrutturare e adeguare le proprie strutture, altrimenti le persone non vengono”.

 Sul completamento di Belcolle ci sono novità?
“Stiamo aspettando che esca la sentenza. L’udienza c’è stata, la sentenza è stata probabilmente anche formulata dai magistrati, ma la stanno scrivendo. E’ un ritardo solo di qualche giorno. E’ la sentenza definitiva, per cui, così come esce sapremo chi ha vinto e quindi a chi affidare i lavori”.

Sull’Ares 118 l’accorpamento fra Rieti e Viterbo pare che favorisca la Tuscia?
“Si, così sembra. Però è cosa che non mi riguarda e vorrei evitare di occuparmi anche di quello che non mi compete…”.

Giuseppe Ferlicca 


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16 dicembre, 2014

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