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Viterbo - Colpo al Monte dei Paschi al Corso - Cgil addossa ogni responsabilità a chi ha ridotto l'orario della vigilanza e parla di tagli alla sicurezza sulla pelle di dipendenti e cittadini

“Una rapina che si poteva evitare”

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Viterbo - Rapina al Monte dei Paschi

Viterbo – Rapina al Monte dei Paschi

Viterbo - Rapina al Monte dei Paschi - Il capo della mobile Zampaglione all'uscita della banca

Viterbo – Rapina al Monte dei Paschi – Il capo della mobile Zampaglione all’uscita della banca

Viterbo - Rapina al Monte dei Paschi - L'arrivo della scientifica

Viterbo – Rapina al Monte dei Paschi – L’arrivo della scientifica

Viterbo - Rapina al Monte dei Paschi - In basso a destra la pistola abbandonata dai rapinatori in via della rimessa

Viterbo – Rapina al Monte dei Paschi – In basso a destra la pistola abbandonata dai rapinatori in via della rimessa

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Una cosa bisogna che sia chiara: la rapina alla filiale di Corso Italia a Viterbo di ieri, 15 dicembre, durata oltre 40 minuti, con colleghi e clienti legati mani e piedi e stesi per terra, poteva finire molto peggio. E se non è stato così, non è merito di chi decide le sorti della banca e della sua organizzazione, ma del puro caso o della provvidenza.

Il numero molto alto dei colleghi coinvolti e il possibile fraintendimento delle intenzioni di uno qualsiasi di loro avrebbe potuto scatenare reazioni le cui conseguenze neppure vogliamo immaginare. Sappiamo quali saranno le conseguenze che comunque subiranno i colleghi: ansia, senso di imminente pericolo, perdita di sonno… Stress post-traumatico che diversi colleghi purtroppo hanno già sperimentato.

Un danno alla salute che si poteva e si doveva evitare. Un danno che ricade tutto sulla coscienza e sulle responsabilità di chi ha deciso di ridurre il servizio di vigilanza. Un danno di cui saranno chiamati a rispondere nelle sedi opportune, se sarà necessario.

La dinamica dei fatti dice chiaramente che se il servizio di vigilanza fosse stato mantenuto com’era, i rapinatori non sarebbero entrati con la certezza di trovare ancora del contante disponibile immediatamente o nel giro di qualche decina di minuti. A maggior ragione in una giornata in cui l’afflusso è stato notevole e sicuramente le operazioni di chiusura si sono protratte oltre l’orario di presenza della vigilanza.

La molteplicità degli accessi possibili alla sede di Corso Italia rende particolarmente necessario il giro ispettivo della filiale prima dell’ingresso del personale, ma anche questo indispensabile presidio di sicurezza è stato soppresso per un meschino e risicato guadagno in termini economici. Guadagno che probabilmente è servito poi al consiglio di amministrazione e al presidente di deliberare un aumento dello stipendio al top management della banca.

La riduzione dell’orario di vigilanza comporta spesso che ci siano ancora clienti nella filiale, quando la guardia giurata termina il suo orario: nessuno garantisce che fra questi non ci siano dei malintenzionati, fosse solo per mettere a segno il furto di effetti personali o valori momentaneamente incustoditi.

Altro punto che avevamo evidenziato e che si è puntualmente verificato è che gli apparecchi Tarm garantiscono solo la banca, infatti i rapinatori avevano tutta l’intenzione di tenere i colleghi sotto minaccia per tutto il tempo necessario all’apertura.

Lo ribadiamo ancora una volta: le misure di sicurezza veramente efficaci non sono telecamere ad alta definizione, collegamenti con centrali esterne, apparecchi sempre più complicati, costosi e di difficile manutenzione. La sicurezza viene dal presidio costante di guardie giurate fisicamente presenti presso le filiali.

Questa resta la nostra richiesta a tutela della serenità dei colleghi e dei clienti, la cui fiducia nella banca, è stata ancora ulteriormente compromessa.

Le segreterie di Cgil Viterbo e Cgil Fisac


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16 dicembre, 2014

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