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Viterbo - Così il rettore Ruggieri durante la posa delle tre pietre d'inciampo in ricordo di tre ebrei viterbesi deportati ad Auschwitz nel 1944

“Un momento storico che ha portato sofferenze nel mondo”

di Elisa Cappelli
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Viterbo - Le pietre d'inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

Viterbo – Le pietre d’inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

Viterbo - Le pietre d'inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

Viterbo – Le pietre d’inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

L'artista tedesco Gunter Demnig

L’artista tedesco Gunter Demnig

Leonardo Michelini

Leonardo Michelini

Alessandro Ruggieri

Alessandro Ruggieri

Adachiara Zevi (Associazione ArteinMemoria)

Adachiara Zevi (Associazione ArteinMemoria)

Il sindaco con alcuni dei familiari dei viterbesi deportati

Il sindaco con alcuni dei familiari dei viterbesi deportati

Viterbo - Gunter Demnig mette le pietre d'inciampo

Viterbo – Gunter Demnig mette le pietre d’inciampo

Viterbo - Le pietre d'inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

Viterbo – Le pietre d’inciampo in onore dei deportati nei lager nazisti

Viterbo - Gunter Demnig mette le pietre d'inciampo

Viterbo – Gunter Demnig mette le pietre d’inciampo

Viterbo – Pietre d’inciampo per non dimenticare (video – fotogalleryslide).

Pietre d’inciampo per riportare alla mente un momento storico drammatico. Pietre d’inciampo per ricordare gli ebrei perseguitati e deportati nei lager nazisti.

E’ il progetto portato avanti dall’artista tedesco Gunter Demnig in tutta Europa dagli anni ’90.

Questa mattina la tradizione è continuata anche a Viterbo in via della Verità dove l’artista ha installato tre pietre d’inciampo in memoria di tre ebrei viterbesi deportati ad Auschwitz nel 1944: Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto.

Sono state poste davanti alla casa dove abitavano. Tre sanpietrini sono stati rimossi e le tre pietre sono state posate da Gunter Demnig.

Poi sono state pulite e lasciate alla vista e agli scatti delle tante persone.

Alla manifestazione erano presenti, oltre all’artista Gunter Demnig, il rettore dell’Università della Tuscia Alessandro Ruggieri, il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il vice sindaco Luisa Ciambella, la presidentessa dell’associazione ArteinMemoria Adachiara Zevi e i familiari dei tre ebrei viterbesi  – qualcuno venuto direttamente dal Canada – che hanno ringraziato per questa iniziativa.

“L’evento è importante per il valore sociale e culturale – ha spiegato il rettore Ruggieri – per non far perdere la memoria di questo evento storico. E’ importante per trasmettere il senso di quei momenti che in molti di noi sono ancora vivi per gli eventi che hanno riguardato le nostre famiglie. Ed è importante perché i giovani possano sapere, perché è stato un momento storico che ha portato sofferenze nel mondo”.

“Questi eventi – ha affermato il sindaco Michelini – non devono più esserci, ma putroppo continuano ad accadere come è successo ieri in Francia con l’attacco al giornale Charlie Hebdo. La memoria degli eventi del passato ci deve far avere rispetto per la cultura e la religione degli altri”.

Il progetto è nato a Colonia nei primi anni novanta e si è diffuso in 17 paesi europei.

La richiesta per la città di Viterbo è stata fatta dall’associazione ArteinMemoria e dal Distu (Dipartimento di studi linguistico letterari, storico filosofici e giuridici) e Disbec (Dipartimento scienze dei beni culturali) dell’Univesità della Tuscia.

“In Europa – ha raccontato Adachiara Zevi – ci sono oltre 48mila pietre d’inciampo. Rispetto ai monumenti tradizionali, questa idea ha carattere di diffusione. E’ l’unico memoriale che sta in tutta Europa e che ricorda i fatti con lo stesso segno. Le pietre sono tutte uguali, ma tutte diverse. La gente cammina in strada e le riconosce. Sono un segno allo stesso tempo discreto ma che fa anche parte della città e della storia della città”.

Con queste pietre d’inciampo i tre viterbesi tornano simbolicamente a casa con i loro nomi e cognomi per essere ricordati.

La scelta di porle davanti alla loro abitazione, infatti, non è casuale, perché si tratta del luogo dal quale sono stati portati via.

Gunter Demnig pensa che queste pietre possano in un certo senso riunire le famiglie e il suo obiettivo è quello di metterle 10 milioni in tutto il mondo, per ogni persona perseguitata e deportata nei lager nazisti.

Elisa Cappelli


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8 gennaio, 2015

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