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Viterbo - E' quanto emerge da un documento della Camera dei deputati datato 11 novembre 1968

Trasversale, 46 anni fa gli stessi problemi di oggi

di Daniele Camilli
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Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Il documento della Camera dei deputati sulla Traversale del 1968

Viterbo – Trasversale Orte-Civitavecchia, 46 anni fa gli stessi problemi di oggi.

A testimoniarlo un documento della Camera dei deputati datato lunedì 11 novembre 1968. E quel giorno, all’ordine del giorno, anche raddoppio della Cassia, potenziamento delle linee ferroviarie, Università, crisi dell’agricoltura, finanziamenti stanziati e non ancora spesi. Sembra oggi. Stiamo invece parlando di quattro decenni fa, quando un ramo del Parlamento si confrontò sul tema della “situazione economica” della provincia di Viterbo giudicata “grave” in quasi tutte le interpellanze presentate.

Al punto da chiedere, come fece l’Msi, l’estensione dell’intervento della Cassa del Mezzogiorno anche al viterbese. Un documento unico, perché pone all’attenzione problemi tuttora attuali. Una “situazione” di “isolamento” dovuta anche, secondo alcuni deputati, al passaggio dell’autostrada del Sole che aveva deviato i flussi turistici ed economici verso il nord contribuendo a impoverire il territorio. L’Italia era all’inizio del “lungo ‘68”. La conquista di diritti fondamentali, studenti, operai, femminismo e Partito Comunista a un passo dalla “stanza dei bottoni”. Ma anche terrorismo, stragi e l’uccisione di Aldo Moro e di tutta la sua scorta.

1968, un anno che si apre con il terremoto del Belice (14 e 15 gennaio) che, investendo le province di Agrigento, Trapani e Palermo, aveva raso al suolo Gibellina e Salaparuta, rendendo Poggioreale un rudere impraticabile. Poco dopo la “Battaglia di Valle Giulia” (primo marzo), sui gradini che portano alla facoltà di Architettura, tra Villa Borghese e il Flaminio, studenti e poliziotti gli uni contro gli altri armati: “io simpatizzavo coi poliziotti!/Perché i poliziotti sono figli di poveri”, scriverà subito dopo Pier Paolo Pasolini catalizzando l’attenzione sul “movimentismo” che in quel momento stava nascendo in Italia con le occupazioni degli Atenei in tutta la penisola. L’anno dopo, nel 1969, sarebbe stata la volta dell’“Autunno caldo” e degli operai, mentre gli hippie di tutto il mondo si davano appuntamento a Woodstock, gli yankee le prendevano in Vietnam e il Milan di Rocco batteva 4 a 1 l’Ajax di Cruijff al Santiago Bernabeu di una Madrid al crepuscolo del franchismo. Erano i tempi del governo di Giovanni Leone che da presidente sarà poi travolto dalla “affaire” Lockheed qualche anno dopo.

È questo il clima che si respira in Italia, quando la Camera dei deputati decide di discutere in aula della “grave situazione economica” in cui versava la provincia di Viterbo: “L’11 luglio scorso – è il deputato Mario Pochetti (PCI) che parla – le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di Roma e provincia hanno promosso uno sciopero generale dei lavoratori dell’industria e dell’agricoltura per richiamare l’attenzione delle autorità sullo stato dell’occupazione in Roma (…) Il 26 settembre fu la volta di Viterbo e della sua provincia (…) si è trattato di uno sciopero di popolo, che ha impressionato per la sua compattezza e per la qualità e la quantità di adesioni che ha avuto (…).

Il 23 ottobre un altro sciopero generale ha investito la città di Civitavecchia (…) Si tratta di un movimento ampio, impetuoso, persistente, che si svolge con la partecipazione di operai, commercianti, artigiani, studenti, tra la simpatia della popolazione tutta; un movimento dovuto ad uno stato di cose che preoccupa tutti, amministratori di enti locali, operatori economici, uomini di partito, al di là e al di sopra delle divisioni politiche; uno stato di cose che ha assunto toni drammatici nella vicenda di maestranze di singole aziende, che hanno lottato e lottano, sostenute dalla solidarietà popolare, contro la riduzione di organici e la cessazione dell’attività (…)”.

Un movimento che ha davanti a sé la perdita dei posti di lavoro e una crisi economica sempre più evidente, riconosciuta in parte anche dall’allora ministro senza portafoglio Italo Giulio Caiati (Interventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle aree depressive del Centro-Nord). Cui si aggiunge una preoccupate condizione di “isolamento”, tanto che Giovan Carlo Iozzelli (DC) paventò l’ipotesi di una “terza Italia”: “Signor Presidente, onorevoli colleghi, ad evitare che una terza Italia – e si tratta, sia pure in diversa misura, di un problema di tutta l’Italia centrale e di alcune aree dell’Italia del nord – si assida tra le due tradizionali, ci auguriamo che i problemi accennati possano essere presto in parte risolti e in parte impostati”.

Problemi – e al tempo stesso opportunità di rilancio strutturale – sintetizzati da Giulio Caradonna (Msi): “il Governo (…) assuma impegni concreti come quelli relativi al raddoppio della Via Cassia, alla sollecita costruzione della Civitavecchia-Viterbo-Orte-Terni, all’ampliamento e potenziamento del porto di Civitavecchia, al completamento del raccordo anulare tra la Cassia e l’Aurelia. È il minimo indispensabile che oggi si può fare perché la popolazione viterbese possa risollevarsi da una situazione che oggi non può non deplorare (…)”.

A queste potenzialità si sommavano e potevano intrecciare quelle derivanti dagli “itinerari tra le bellezze monumentali, archeologiche e paesistiche di cui è ricco l’alto Lazio” e “l’esigenza di una migliore valorizzazione delle risorse termali del viterbese”. Come pure la “legittima” “aspirazione di Viterbo ad ospitare nuove sedi universitarie”. Senza dimenticare la necessità di potenziare i trasporti ferroviari, sottolineata da quasi tutti i parlamentari intervenuti, e le esigenze dell’agricoltura per la quale si rendeva necessaria “la creazione di impianti di conservazione e la commercializzazione dei prodotti e la realizzazione di nuovi investimenti per la irrigazione di tutta la bella e ferace area maremmana e per la riconversione e specializzazione soprattutto in quei territori che presentano specifiche vocazioni colturali” (Iozzelli).

Dagli atti dell’11 novembre, emerge infine che il governo aveva stanziato per la provincia di Viterbo più di 4 miliardi e mezzo di lire. Una cifra non da poco, che però non ha lasciato traccia.

 Daniele Camilli


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12 gennaio, 2015

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