Viterbo – La festa, appena cominciata, è già finita.
La concordia in maggioranza ieri è durata il tempo di un applauso alla neo presidente del consiglio Maria Rita De Alexandris.
Appena eletta, forse per non guastare il clima felice, la proposta è di sospendere la seduta e aggiornarsi. Sarebbe stata un’ottima idea, visto il seguito. Invece no.
Marco Ciorba (Oltre le mura) si alza e chiede d’andare avanti e discutere della Carta di Pisa. Argomento stand by da sette mesi, importante, delicato e pure antipatico.
Potrebbe avere ripercussioni sull’attività di alcuni consiglieri comunali, visto che stabilisce criteri rigorosi sull’esercizio della funzione, ad esempio, in relazione alla propria attività lavorativa.
Il proponente è Francesco Serra (Pd), ma c’è chi ritiene come lui stesso possa incontrare difficoltà se dovesse essere applicata. Così come la collega Patrizia Frittelli.
Uno sgambetto in piena regola. Chi pensava che i veti incrociati sulla scelta del presidente, i problemi politici sarebbero stati cancellati come per magia con un colpo di spugna, si sbagliava di grosso.
In maggioranza è di nuovo caos. O meglio, continua il caos.
Se ne accorge un vecchio volpone della politica, Goffredo Taborri (Ncd): “Ti hanno tirato le orecchie – dice durante una pausa rivolgendosi a Serra – va in consiglio e difenditi”.
Bisognerebbe che qualcuno proponesse di rinviare la discussione, magari per portare il documento in commissione.
Ci pensa il sindaco Michelini. Lancia la proposta, ma Melissa Mongiardo (Pd) non pare molto d’accordo: “Che ci viene a fare in commissione? E’ un documento da approvare così com’è. Non va emendato, che senso ha che ne parliamo in dieci consiglieri e poi di nuovo tutti e 32 in consiglio?”.
Il senso di togliere le castagne dal fuoco alla maggioranza.
Christian Scorsi, stesso partito di Mongiardo, ha un’altra opinione: “Esistono diverse modalità d’applicazione, il passaggio in commissione serve”.
Quando si dice riacquistata unità d’intenti. Il consiglio si trasforma in una bolgia. Nervi a fior di pelle. La neo presidente fatica a tenere tutti calmi.
Claudio Ubertini dall’opposizione suggerisce la via d’uscita più sensata: “Sindaco, convochi una riunione di maggioranza e valuti se andare avanti con quest’amministrazione. Io credo che sia opportuno chiudere”.
Rinnovato invito a dimettersi.
Michelini torna a chiedere che la carta sia portata in commissione. Accadrà con la massima urgenza e con altrettanta impellenza, l’argomento è accantonato.
“Prima votate all’unanimità la discussione del punto – fa notare Luigi Maria Buzzi (FdI) – poi fate di tutto per non discuterlo. Vedetevi fra voi, ma non per la carta di Pisa, semmai perché i problemi di oggi sono gli stessi di ieri e si ripropongono poco minuti dopo l’elezione del presidente”.
Si arriva a votare la richiesta di Gianluca De Dominicis (Movimento 5 stelle) d’anticipare il punto sulla consulta per la cultura. Fermo da un anno e mezzo.
La proposta è bocciata, ma la maggioranza va in ordine sparso. Chi dice sì, chi no, chi si astiene.
La seduta finisce qui.
Una volta eletta De Alexandris, un’ora e mezza di dibattito, scontro nella maggioranza, per non concludere nulla. Come prima, peggio di prima.
Giuseppe Ferlicca
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