Roma – Dissesto Idi, in 40 rischiano il processo.
Bancarotta fraudolenta, emissione e utilizzo di fatture false e occultamento di scritture contabili. E’ per queste ipotesi di reato che 40 persone, indagate nell’ambito dell’inchiesta sul dissesto finanziario per decine di milioni di euro subìto dalla provincia italiana della congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, rischierebbero il rinvio a giudizio.
Si tratta dell’ente ecclesiastico che, nella Capitale, controlla l’istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) e altre due strutture, il San Carlo di Nancy e Villa Paola a Capranica.
Al centro dell’inchiesta per fatti illeciti e appropriazioni avvenute in danno soprattutto dell’Idi tra il 2007 e il 2012, secondo quanto accertato, ci sarebbe l’attività di padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell’Idi che fino al 2011 è stato incaricato della gestione del comparto sanità e dei suoi collaboratori Domenico Temperini, ex amministratore delegato di Idi-Farmaceutici nonchè direttore generale pro-tempore di Idi-Sanità, e Antonio Nicolella, ex consigliere dell’imprenditore. Tutti furono arrestati nell’aprile 2013.
Della chiusura delle indagini il pm Giuseppe Cascini ha dato avviso alle parti che ora dovranno, entro 20 giorni, decidere se depositare memorie o ricorrere all’istruttoria.
All’inchiesta ha collaborato il Nucleo di polizia tributaria della capitale che ha anche durante le fasi dell’inchiesta sequestrato beni di elevato valore.
L’inchiesta prese le mosse da un esposto nel quale alcuni dipendenti dell’Idi lamentavano il mancato versamento degli stipendi e segnalavano una serie di incongruenze nella gestione amministrativa della struttura sanitaria.
Le fiame gialle hanno accertato un passivo patrimoniale dell’ente pari a circa 845 milioni di euro, distrazioni di disponibilità per oltre 82 milioni di euro, un indebito utilizzo di fondi pubblici per oltre 6 milioni di euro e di segnalare all’autorità giudiziaria le responsabilità penali di 45 soggetti (di cui due deceduti nel corso del 2014 e tre denunciati per reati connessi a violazioni alla normativa antiriciclaggio di competenza dell’autorità giudiziaria meneghina) per false fatturazioni, infedele dichiarazione, occultamento e distruzione della contabilità, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita aggravata, riciclaggio, false comunicazioni sociali e indebito utilizzo di fondi pubblici, nonché di trarre in arresto, già nel 2013, 3 persone, sottoponendo a sequestro preventivo per equivalente numerosi beni, tra cui 36 immobili anche di pregio.
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