Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In merito alle polemiche inerenti la destinazione delle oche canadesi che stazionano permanentemente sul lungolago di Capodimonte, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Provincia di Viterbo Franco Vita interviene a precisare quanto segue:
“In primo luogo l’oca canadese – spiega Vita – proprio in quanto canadese, non è una specie autoctona, cioè originaria del lago di Bolsena: alcune coppie sono state infatti introdotte illegalmente negli anni ’90, poi la specie si è riprodotta raggiungendo una popolazione di circa 60 esemplari.
Entrando in competizione con altre popolazioni di avifauna acquatica, detta specie è venuta ad incidere negativamente sull’equilibrio biologico del lago, oltretutto riconosciuto come sito di interesse comunitario e zona a protezione speciale. Inoltre, le oche hanno l’abitudine di soffermarsi sulle spiagge e sui prati limitrofi destinati ai bagnanti, ricoprendo di escrementi l’area del lungolago di Capodimonte.
Con nota 4651 del 21/6/2014, il Comune di Capodimonte chiedeva pertanto un intervento urgente per ridurne il numero di esemplari che determinano gravi conseguenze igienico sanitarie sulla spiaggia comunale come attestato dal medico veterinario della ASL e dal Corpo di Polizia Locale.
Ecco perché l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale) – ricorda ancora Vita – ha aderito al nostro piano redatto dall’Università della Tuscia denominato ‘Piano di eradicazione della popolazione di oche canadesi (Branta canadensis) del lago di Bolsena tramite cattura e trasferimento in ambienti confinanti’”.
Perché eradicazione? “Semplicemente perché – prosegue l’assessore – le istituzioni scientifiche da anni si battono per togliere dagli ambienti naturali specie introdotte artificialmente e che sul piano biologico e naturalistico non meritano la conservazione.
Per quanto riguarda la loro destinazione, non essendo specie cacciabile, è stato emanato un bando per l’assegnazione a bioparchi, zoo, aree faunistiche (non aziende venatorie), enti pubblici, soggetti privati (comprese le aziende agricole), gli agriturismo, le fattorie sociali, le fattorie didattiche ecc. i quali dovranno mantenerle in ambienti idonei per la loro salute e il loro benessere ed impedire che tornino in libertà.
Non vi è – tiene a precisare ancora Vita – nessuna destinazione ‘venatoria’ in quanto l’Ispra ha stabilito le regole di cattura e la destinazione finale, con nota del 20.08.2014 indirizzata alla Provincia di Viterbo”.
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