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Insultata e minacciata di morte - L'11 settembre parte il processo dopo le gravi e pesanti offese ricevute da Daniela Bizzarri su Facebook - La consigliera comunale: "Nessuno può sentirsi legittimato di dire e fare qualunque cosa su Internet, serve un freno"

“Mi hanno offerto dei soldi per ritirare la querela”

di Paola Pierdomenico

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Daniela Bizzarri

Daniela Bizzarri 

Viterbo – “Mi hanno offerto dei soldi per ritirare la querela dopo le minacce“.

Le hanno dato della “troia, viscida piddina schifosa” e le hanno detto anche “fottiti puttana”. Hanno aggiunto che se avessero trovato dove abitava, le sarebbero andati a “tagliare la gola”. E tutto questo per un post su Facebook che la consigliera comunale Daniela Bizzarri aveva pubblicato nella bacheca dell’amica parlamentare Donatella Ferranti, condannando certi atteggiamenti di M5s nei confronti della presidente della Camera Laura Boldrini.

“Cara Donatella, dovete mettere fine a questa vergogna – aveva scritto Bizzarri – come italiana mi sento offesa e disgustata per un comportamento che non ha precedenti nella storia”. Abbastanza per scatenare un putiferio nei suoi confronti.

Accuse troppo pesanti per una che, come lei, combatte ogni giorno per la dignità e i diritti delle donne. La consigliera ha denunciato alla polizia quell’episodio avvenuto il 30 gennaio del 2014. Ora, dopo più di un anno, ha saputo che l’11 settembre partirà il processo per ingiurie e minacce. Una battaglia che è decisa a portare a termine. Fino in fondo.

La consigliera vuole una condanna esemplare che spinga la gente a non sentirsi legittimata a scrivere qualsiasi cosa sui social network, visitati ogni giorno da persone di tutte le età.

In tutto questo percorso non si è mai tirata indietro, anche quando le è stato chiesto di farlo. “A ottobre – racconta Bizzarri – ho ricevuto una chiamata da un centralino in cui mi si diceva che la denuncia era arrivata alla procura di Viterbo“. La telefonata era tutt’altro che una semplice informazione di servizio. “Subito dopo la persona dall’altra parte dell’apparecchio, che oltretutto non si è mai qualificata, mi ha detto che la persona identificata dalla polizia come l’autrice dei post in cui mi si insultava, chiedeva di incontrarmi o di farmi parlare con il suo avvocato per ritirare la querela, offrendomi in cambio una somma di denaro. Dissi di non essere assolutamente disponibile”. A scrivere quelle frasi pare fosse una signora del nord che sul suo profilo si identificava come “esponente del Movimento 5 stelle”. Dopo l’episodio, però, non ha tardato ad arrivare la smentita di M5s che si dissociava dalle parole di questa persona.

Dopo dieci giorni, il telefono è tornato a squillare. “Mi è stata fatta la stessa proposta, alla quale io ho dato la stessa risposta. Chiesi anche di non essere più contattata. Su questa vicenda, come su altre, ci deve essere una condanna esemplare, perché è dannoso che, su Internet, chiunque si senta legittimato a insultare gli altri. Non è piacevole. Andrò avanti e se dovessi avere un risarcimento, lo darò in beneficenza”.

Per la rete valgono le stesse regole giuridiche rispetto a qualsiasi altro luogo e identiche sono le conseguenze penali. Bizzarri, però, chiede una legislazione più restrittiva. “Nessuno può permettersi di insultare chiunque su Internet, anche perché, certe frasi vengono lette da migliaia di persone. Non è questo il modo di fare. Vengono messe troppe cose brutte e sporche online che sono dannose per le giovani generazioni che hanno grande liberà di accesso a certi siti. Ora tutto è trasferito sul web e la qualità dei rapporti è scaduta a un semplice scambio telematico. Serve mettere un freno a tutto ciò per la dignità delle persone e per ritrovare il piacere di un confronto sano e rispettoso”.

 Paola Pierdomenico


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29 marzo, 2015

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