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Viterbo – (g.f.) – Chicco Moltoni e Maurizio Tofani, la presunta incompatibilità dei due consiglieri di maggioranza continua a tenere banco nel centrosinistra in comune.
A produrre un’accelerata è stato il parere richiesto al ministero sulla loro posizione e nel quale è precisato come la rateizzazione degli ottantamila euro richiesti dalla Corte dei conti per la vicenda Cev, non estingue l’incompatibilità.
Per evitare contenzioni con il comune e quindi nella posizione di non restare in consiglio, l’unica via sembra essere quella di liquidare subito l’importo totale.
Con un parere a disposizione, il consiglio comunale non potrà non discuterne, a prescindere da quello che potrà essere o meno l’esito di una votazione.
Cè un ricorso in Cassazione richiesto dai due consiglieri. Sostengono che a decidere sulla materia non dovesse essere la Corte dei conti, ma un tribunale civile.
In attesa che arrivi il responso, però, resta un dubbio.
Se così dovesse essere e il procedimento dovesse prendere una strada diversa, si azzererebbe tutto.
Nel caso di un procedimento civile, il comune dovrebbe però tutelarsi costituendosi. Ci sarebbe comunque un contenzioso fra amministrazione e consiglieri e quindi incompatibilità.
Perché il punto non è quanto i rappresentanti di Oltre le mura sono chiamati a versare, ma è il mettersi in contrapposizione con palazzo dei Priori a far scattare l’incompatibilità.
Una faccenda complicata.
Anche perché, norma alla mano, c’è chi sostiene una tesi diversa. Ovvero: nel caso in cui la Cassazione dovesse stabilire che la giurisdizione sia della parte civile e non della Corte dei conti, per quello che riguarda i consiglieri, sarebbe andato tutto in prescrizione. Non solo.
La precedente amministrazione aveva approvato un atto nei confronti della società. Quindi l’eventuale contenzioso si aprirebbe con la società e non verso i consiglieri, che non a caso sono stati chiamati in causa solo per la parte economica.
Resta un altro punto interrogativo. Il ministero sostiene come sussista l’incompatibilità. Da quando?
Se dal momento in cui è stata emessa la sentenza della Corte dei conti, entrano in gioco altri aspetti.
Non ultime le votazioni in consiglio comunale effettuate nel frattempo.
Se i voti dei due consiglieri dovessero essere stati determinanti, gli atti sarebbero nulli, ma non sembra esserci questo rischio.
Così come quelli d’eventuali azioni da parte dei primi fra i non eletti, che potrebbero chiedere ragioni della loro mancata surroga, sussistendo (se dovessero sussistere) le condizioni per l’avvicendamento.
Appunto. Una situazione molto complicata.
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