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Viterbo - Carabinieri - Gang dell'oro e dell'argento davanti al gip venerdì e sabato

“Silver and gold”, weekend di interrogatori

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Operazione Silver and gold - La conferenza stampa

Operazione Silver and gold – La conferenza stampa

Operazione Silver and gold - L'acquasantiera sequestrata

Operazione Silver and gold – L’acquasantiera sequestrata

Operazione Silver and gold - Parte del materiale recuperato

Operazione Silver and gold – Parte del materiale recuperato

L'operazione dei carabinieri "Silver and gold"

Operazione Silver and gold – Parte del materiale recuperato

L'operazione dei carabinieri "Silver and gold"

Operazione Silver and gold – Parte del materiale recuperato

Viterbo – Sarà un weekend di interrogatori per gli indagati di “Silver and gold”.

Tra venerdì e sabato, gli arrestati della maxi operazione dei carabinieri sulla filiera dell’oro e dell’argento rubato, compariranno davanti al gip Franca Marinelli. Lo stesso giudice che ha emesso l’ordinanza di cautelare che ha spedito 12 persone agli arresti. Al momento, altri tre indagati mancano all’appello: le ricerche continuano, ma è possibile che siano già fuori dall’Italia.

L’operazione “Silver and gold” è scattata all’alba di martedì mattina: 700 chili di argento recuperato, insieme ad almeno un chilo d’oro, ma anche diamanti e quadri. Beni rubati che erano stati venduti da ricettatori a un compro oro di Grotte Santo Stefano che, a sua volta, li faceva fruttare rivendendoli a una fonderia di Arezzo. Qui l’argento veniva trasformato in piccoli lingotti.

A disposizione del compro oro, gestito dai viterbesi V.B., L.M e S.M.R., c’era un negozio di antiquariato esistente solo sulla carta. In realtà, era una scatola vuota, che serviva solo a emettere fatture per certificare la lecita provenienza dei materiali preziosi successivamente rivenduti alla fonderia.

40 perquisizioni e 15 ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione, al commercio abusivo d’oro e alla falsità in dichiarazioni fiscali.

Un’indagine che, in tre mesi, è riuscita a ricostruire che fine facevano i quintali di oro e argento spariti dopo furti in villa e in appartamento. Il materiale proverrebbe da Roma, Viterbo, ma anche altre zone d’Italia, come confermerebbero le numerose telefonate ricevute in questi giorni dalla caserma di via De Lellis: l’inventario della merce ricettata è stato pubblicato sul sito dell’Arma dei carabinieri. Sono già in molti i sedicenti proprietari che hanno riconosciuto i loro oggetti rubati e che, adesso, ne chiedono la restituzione.

L’inchiesta del pm Fabrizio Tucci era partita a gennaio da una segnalazione ai carabinieri della stazione di Viterbo, coordinata dal luogotenente Maurizio Iannaccone.

Un input che è diventato il punto di partenza di un’indagine complessa, seguita dal nucleo investigativo e dal reparto operativo di Giovanni Martufi e Giovanni Rizzo.

Intercettazioni e accertamenti, alla fine, hanno portato a Grotte Santo Stefano, frazione di Viterbo dove si trova il compro oro al centro delle indagini. Era proprio il punto vendita di V.B., secondo gli investigatori, il principale punto di riferimento per ricettatori perlopiù provenienti dalla capitale.

A Viterbo, l’oro e l’argento arrivavano dentro buste della spesa. Meglio ancora, in trolley e valigie, per non dare nell’occhio.

Gli uomini del colonnello Mauro Conte hanno sequestrato anche dei reagenti per testare l’autenticità dell’argento e un’antica acquasantiera.

Il gip Marinelli ascolterà sicuramente i viterbesi detenuti a Mammagialla. Gli altri indagati, rinchiusi in altre carceri laziali e umbre, saranno probabilmente ascoltati per rogatoria dall’autorità giudiziaria locale.

Le possibilità che gli indagati rispondano alle domande di un gip che ha firmato a loro carico un’ordinanza da 300 pagine, in ogni caso, sono ben poche. Le difese, probabilmente, vorranno leggere integralmente gli atti, prima di scegliere una precisa strategia. Eventualmente, resta sempre la strada del tribunale del Riesame.


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26 marzo, 2015

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