Viterbo – (g.f.) – “State uccidendo uno stabilimento che funziona, ci condannate alla chiusura”.
In seconda commissione si parla di termalismo. Dopo mesi passati ad attendere documentazione mai arrivata, il consigliere Marini (FI) ha chiesto che si passasse a discuterne direttamente.
Perché sul fronte terme non solo pare tutto fermo, ma chi vi opera è seriamente preoccupato per il futuro.
Fausto Sensi, che con la famiglia gestisce le Terme dei Papi, ieri mattina era presente. E’ riuscito a parlare. A confrontarsi non senza difficoltà con una politica abituata più ad ascoltarsi che ad ascoltare.
A spiegare perché le scelte dell’amministrazione stanno mettendo in difficoltà l’impianto e mettendo a repentaglio posti di lavoro.
“Abbiamo mezzo stabilimento chiuso – ricorda Sensi – dal 16 marzo avremmo dovuto come sempre aprire la stagione con le cure termali, la parte che ci qualifica di più, per la quale abbiamo ottenuto con fatica un accreditamento in prima classe categoria superiore. Il massimo”.
E invece: “Finora abbiamo dovuto disdire 430 prenotazioni, perché le cure vanno prenotate per tempo e noi non avendo certezze siamo stati costretti ad annullare”.
La ragione è chiara: “Non abbiamo l’acqua. Oggi stiamo usando dieci litri al secondo, altro che i quaranta di cui di tanto in tanto si parla, ma con la stagione avviata ce ne servono 17,2”.
In questo modo, restano a casa diversi lavoratori, senza contare che le disdette equivalgono ad altrettante persone che a Viterbo avrebbero speso parte del loro tempo.
Secondo Fausto Sensi il comune, per garantire l’acqua, dovrebbe avviare una decisa azione contro i pozzi abusivi.
“All’inizio ne erano stati censiti ottanta in un raggio di due chilometri dalla callara. Nel tempo la situazione è peggiorata, la provincia concede con troppa facilità le concessioni.
Questi buchi vanno tappati, altrimenti non se ne viene a capo”.
Le diverse proposte da parte dell’amministrazione comunale per razionalizzare l’uso dell’acqua termale, secondo Sensi equivale a un suicidio dell’impianto.
“Sono tutti artifizi che ci ammazzano, distruggono quello che abbiamo conquistato. Mentre gli altri vanno avanti, a noi ci chiedono d’andare indietro. Pure alzare il livello della piscina per risparmiare acqua non ha senso.
Meno acqua equivale a sporcarla più in fretta e quindi a una maggiore frequenza di ricambio.
Le Terme dei Papi sono cresciute con il sacrificio di una famiglia che ha investito beni, come il Cash and Carry, su un qualcosa che non è di sua proprietà.
All’epoca il comune ebbe la grande idea d’affidare ai privati il rilancio, con soldi propri, in cambio della concessione di 40 anni, mentre quella per le acque è di venti. Ma di più non era possibile per la regione.
Comunque decidemmo di partire, perché l’amministrazione si era impegnata alla scadenza richiedere nuovamente la concessione dell’acqua”.
Oggi quelle certezze appaiono un miraggio.
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