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Gradoli - Ieri l'udienza - Respinta la richiesta di assoluzione del difensore

In 60 intossicati dal pesce, rito abbreviato per due ristoratori

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Il lago di Bolsena nella zona di Gradoli 

Gradoli – Sarà rito abbreviato per i due ristoratori di Gradoli accusati di aver intossicato sessanta persone durante un pranzo in riva al lago di Bolsena.

Ieri, prima maxi udienza in tribunale: più di venti parti civili e un’aula traboccante di avvocati. Quel pranzo a base di pesce, nell’estate del 2011, fu indigesto per molti: una sessantina di persone finirono al pronto soccorso con gli stessi sintomi, tra febbre, debolezza e dolori alle ossa.

Diagnosi: infezione da opisthorchis felineus, un parassita che può trovarsi nel pesce d’acqua dolce crudo. Per qualcuno, le conseguenze furono pesanti e durature: prognosi di quaranta giorni, con ricovero al reparto malattie infettive e una lunga terapia farmacologica.

La causa civile – ora sospesa, in attesa dell’esito del processo – era in piedi prima di quella penale. Ora c’è chi è pronto a chiedere danni anche per 50mila euro ai titolari del noto ristorante sul lungolago di Gradoli, a giudizio per lesioni colpose e commercio di sostanze alimentari nocive. Gli si contesta il mancato controllo e approvvigionamento di materia prima da fornitori selezionati e, quindi, la violazione della normativa sulla rintracciabilità degli alimenti.

L’avvocato dei ristoratori, Pietro Pesciaroli, ha contestato la validità – per motivi formali – di alcune costituzioni di parte civile, provando sin da subito a strappare un proscioglimento al giudice, sostenendo che l’obbligo di rintracciabilità non sia imposto al venditore finale, quindi al ristoratore. Semmai, al produttore. Niente da fare. Il giudice ha respinto tutte le eccezioni preliminari, accogliendo solo la richiesta della difesa di acquisire un fax con l’ordine del pesce prenotato per il pranzo.

Niente testimoni o altre prove: alla prossima udienza, sarà subito discussione e sentenza.  


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16 aprile, 2015

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