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Operazione Libertà - Tre arresti per sfruttamento della prostituzione - Una delle due squillo era minorenne - Gli alloggi a Viterbo e Terni

Due alcove del sesso da 1500 euro al giorno

di Stefania Moretti

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G.D., 25enne

G.D., 25enne

G. A., 28enne

G. A., 28enne

F. I., 35enne

F. I., 35enne

Il colonnello Mauro Conte

Il colonnello Mauro Conte

Operazione Libertà, Martufi e Rizzo illustrano i dettagli del blitz

Operazione Libertà, Martufi e Rizzo illustrano i dettagli del blitz

Una delle armi sequestrate

Una delle armi sequestrate

Una delle armi sequestrate

Una delle armi sequestrate

Viterbo – 1500 euro al giorno di incassi. L’ottanta per cento andava agli sfruttatori, che facevano una vita da pascià sulle spalle di due baby squillo.

L’ennesima storia di prostituzione a Viterbo si svolge ancora nel cuore della città, in via delle Mura, minuscola traversa a due passi da piazza San Faustino. 

E’ qui che i carabinieri hanno scoperto una casa chiusa che funzionava a pieno regime grazie al lavoro di due ragazze giovanissime, di cui una 17enne.

Per i loro “protettori”, gestori dell’intera attività, sono scattate le manette la scorsa settimana, nel doppio blitz chiamato non a caso operazione Libertà (fotocronaca – slide). Dietro le sbarre sono finiti tre cittadini di nazionalità romena: il 35enne F.I., il 27enne G.A. e la moglie 25enne G.D., accusati di sfruttamento, reclutamento e induzione alla prostituzione minorile. La 17enne costretta a vendersi era la nipote della coppia.

Due mesi di indagini serrate a monitorare gli spostamenti degli sfruttatori, che non erano passati inosservati: l’indagine è partita proprio perché più di qualcuno li aveva notati, nonostante si muovessero con estrema discrezione per non dare nell’occhio.

“L’attività si svolgeva tra Viterbo e Terni – spiega il comandante del reparto operativo dei carabinieri Giovanni Rizzo -. Nel capoluogo umbro c’era un’altra casa chiusa. Le ragazze si alternavano tra i due alloggi, sempre accompagnate dagli arrestati. Le prostitute erano sicuramente due, ma non escludiamo un giro ancora più ampi0, con la partecipazione e, quindi lo sfruttamento, di altre ragazze, fatte ruotare negli stessi alloggi”.

Un business da decine di clienti al giorno, tutti identificati. Il prezzo delle prestazioni sessuali variava dai 50 ai 200 euro. Con possibilità del più costoso servizio a domicilio, se il cliente lo richiedeva. 

Lo spaccato che emerge dalle indagini è quello di un gruppo attrezzato, che agiva secondo logiche quasi imprenditoriali: tariffario, pubblicità su siti web specializzati, accompagnamento e rotazione delle ragazze. E persino sorveglianza armata durante i rapporti con i clienti: i carabinieri hanno sequestrato armi clandestine, appositamente modificate per renderle più pericolose. Tutto sotto l’attenta gestione di F.I. e della coppia arrestata.

I tre si sentivano braccati. I carabinieri li hanno fermati appena prima che riuscissero a tornare in Romania e dileguarsi, nel timore che portassero le ragazze con loro. 

“Le giovani prostitute vivevano come in una gabbia dorata – afferma il capitano Giovanni Martufi, dei carabinieri del nucleo investigativo -. Intascando quel venti per cento sul totale degli incassi, avevano una piccola rendita che mandavano alla famiglia e che contribuiva a illuderle di fare qualcosa di buono. Non erano segregate: potevano uscire, ma dovevano chiedere il permesso e, pur avendo trovato armi, non abbiamo accertato episodi di violenza fisica. Resta il fatto che queste ragazze erano diventate fonte di sostentamento per gli sfruttatori. L’indagine puntava a capire se l’attività di prostituzione fosse autonoma e, quindi, non penalmente sanzionabile, o frutto di una gestione da parte di qualcuno che ne traesse beneficio, alle spalle delle prostitute. E così è stato”.

L’inchiesta, coordinata dal pm Paola Conti, è tutt’altro che chiusa. Resta da capire,  per esempio, quale fosse il sistema di reclutamento delle ragazze: se venivano adescate con la promessa di un lavoro normale o se, al contrario, sapessero già cosa venivano a fare in Italia, forse comunque allettate dalla prospettiva di uno stipendio che, invece, finiva regolarmente in tasca agli aguzzini.

Del reclutamento si sarebbe occupata la 25enne arrestata, con periodiche trasferte in Romania.

Sotto la lente degli investigatori anche gli affitti degli appartamenti, per capire se fossero a prezzi di mercato o superiori. 

Il doppio blitz è scattato sabato notte tra Terni e Viterbo, dove i carabinieri hanno fermato i due uomini, intenti a controllare le ragazze. Le manette per la donna sono scattate la sera dopo, al casello autostradale di Orte, mentre rientrava dalla Romania, preoccupata perché non aveva più avuto notizie dei complici. Convalidati gli arresti, si trovano tutti e tre in carcere tra Viterbo, Terni e Civitavecchia.

Per il colonnello Mauro Conte, la collaborazione con i cittadini è essenziale. “I viterbesi sono i primi guardiani della città. Garantiamo riservatezza e anonimato a chiunque si accorga di questi fenomeni. Per sconfiggerli, contiamo sulla popolazione”.

Stefania Moretti


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23 maggio, 2015

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