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Viterbo - Don Luigi Fabbri, dopo l'arresto del parroco di Monte Calvello, promette piena collaborazione con la magistratura

“A nessuno è negata la misericordia di Dio”

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Baby prostitute - L'arresto di padre Dino - Foto Mario Proto - Corriere della sera

Baby prostitute – L’arresto di padre Dino – Foto Mario Proto – Corriere della sera 

Don Luigi Fabbri

Don Luigi Fabbri 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Nell’ambito dell’operazione Meeting Point condotta dalla Procura di Roma e dalla polizia ferroviaria è stato arrestato un religioso originario di Roma e lì residente, appartenente alla congregazione dei Figli di Maria Immacolata, che da alcuni anni prestava servizio domenicale in due piccole comunità parrocchiali della diocesi di Viterbo.

La notizia – comunicata al vescovo nella serata di ieri 21 maggio 2015 – provoca sconcerto e profondo dolore, vista la gravità dell’accusa e dei fatti al religioso addebitati.

Alla vicinanza e alla solidarietà nei confronti di tutte le persone che risultassero vittime dei reati contestati, si unisce la richiesta di perdono, insieme all’impegno di collaborazione piena con la magistratura, affinché sulla vicenda sia fatta chiarezza rapida e completa.

Per quanto di competenza del vescovo diocesano, procederà lo stesso a compiere tutti i passi prevista in materia dalla normativa canonica.

Vicinanza particolare va alla congregazione religiosa dei Figli di Maria Immacolata cui il religioso appartiene ed anche ai cari fedeli delle due comunità parrocchiali dove il religioso da Roma si recava settimanalmente per la celebrazione eucaristica domenicale: la grazia del Signore illumini e conforti tutti, sostenga il cammino generoso fin qui compiuto, accompagni i passi di ognuno verso una vita sempre più conforme al Vangelo.

La comunità cristiana non dimentica neppure il religioso raggiunto dalle gravi accuse, consapevole che, pur nell’errore più grande – che va condannato e punito sempre e comunque qualora venga definitivamente accertata la fondatezza del reato ascrittogli – a nessuno è negata la misericordia di Dio e la possibilità di redimersi e cambiare vita.

La preghiera, infine, si rivolge ancora al Signore per tutte le vittime perché sentano forte da parte di tutti, a cominciare dalla comunità ecclesiale, l’impegno chiaro e coraggioso affinché ogni persona, specialmente quelle più deboli e vulnerabili, siano sempre difese e tutelate.

don Luigi Fabbri
vicario generale


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22 maggio, 2015

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