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L'opinione - Il sociologo affronta il reato dal punto di vista della convivenza tra persone

Vandalismo, un problema da non sottovalutare

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli 

Viterbo – E’ diffusa l’opinione, nella pubblica amministrazione come tra le istituzioni che si occupano di ordine pubblico, che il vandalismo sia un reato minore, del quale inevitabilmente, data la scarsità di mezzi a disposizione, non ci si possa occupare in modo approfondito. Una conferma, d’altronde, arriva dal sistema giuridico che ridimensiona, in molti casi fino alla depenalizzazione, la gravità del reato.

Il vandalismo si manifesta in varie forme, alcune più eclatanti, altre meno: recentemente a Viterbo hanno fatto scalpore i cassonetti bruciati, i paletti di illuminazione divelti, i cartelli turistici imbrattati; ma sono da annoverare anche altri gesti, come l’intestardirsi dei writers sui vagoni dei treni e sulle saracinesche dei negozi, la frammentazione di bottiglie di vetro e lattine per la strada, l’accanirsi sulle panchine dei parchi pubblici, gli sfregi sulle automobili e una miriade di altri danneggiamenti nei confronti della proprietà pubblica e privata.

Il vandalismo sorge dall’ignoranza, sorella dell’inciviltà, dall’irresponsabilità, dalla noia, da certe forme di bullismo, non è fenomeno solo di oggi, anche se oggi ha subito una fortissima accelerazione. E’ anche fenomeno per lo più giovanile, legato probabilmente allo stato di incertezza e di straniamento proprio delle nuove generazioni ed è più diffuso di quanto si creda: quasi la metà degli studenti viterbesi intervistati sulla sicurezza urbana durante un’indagine svolta nel 2011 ha confessato di aver compiuto un qualche atto di vandalismo, un quinto addirittura lo ha compiuto “molte volte”.

Dunque il vandalismo è sottovalutato e, in periodo di risorse scarse, anche scarsamente fronteggiato. Le risposte sono affidate ad una vaga prevenzione primaria (l’educazione a scuola e in famiglia) e ad una intermittente prevenzione secondaria (presenza di telecamere in alcune zone “sensibili”). Probabilmente il tanto deprecato Grande Fratello, se opportunamente dislocato a totale protezione del bene pubblico (al privato ci pensa il privato) scoraggerebbe il vandalismo; ma avrebbe due costi ritenuti pesantissimi: quelli economici e, almeno per coloro che temono di essere osservati quando sulla pubblica via si mettono le dita nel naso, anche quelli libertari.

E allora? Inutile lamentarsi per un paletto divelto o un cassonetto bruciato? Non direi.

Il vandalismo è molto più pericoloso di quanto si creda e la sua repressione (brutta parola: ma cerchiamo di esorcizzare il significato denotativo delle parole) può essere un ottimo investimento per la sicurezza della gente.

I pericoli che provengono dal vandalismo infatti sono due, e notevoli.

Il primo: come i dati scientifici stanno a dimostrare, nella stragrande maggioranza dei casi il vandalismo grave e ripetuto costituisce una sorta di “scuola” e di “iniziazione” alla criminalità, una fase che abitua al rifiuto dalle socialità, della responsabilità civile, insomma del civismo e della legalità. In certe “bande” giovanili metropolitane costituisce una sorta di facile rito iniziatico, per poi passare allo spaccio, al furto, alla rapina, ecc.

Il secondo: come hanno dimostrato moltissimi studiosi dei fenomeni urbani, la tolleranza del vandalismo conduce ad un innalzamento della soglia di tolleranza del comportamento incivile da parte della gente comune.

In altri termini, i cittadini si abituano a considerare “normali” paletti divelti, immondizia in giro, muri e cartelli imbrattati, panchine divelte, cocci di vetro per la strada, fino ad acquisire essi stessi comportamenti originariamente vandalici e ormai “sdoganati” dalla consuetudine (si pensi al parcheggio selvaggio, all’immondizia buttata qua e là, alla scritta ricordo sui monumenti, ecc.). Tanto per una conferma: una recente ricerca ha sottoposto ad un campione di bambini della scuola primaria una serie di immagini di parchi pubblici, dove – come è cosa consueta – si notavano fra l’altro anche panchine e recinzioni rotte e muri imbrattati: solo un terzo dei bambini ha giudicato che c’era qualcosa che non andava in quei parchi…

Francesco Mattioli


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14 giugno, 2015

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