Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Graffignano - Cinque ventenni somali cacciati dalla piscina comunale - Il racconto di Ilena Caravello, che gestisce l'agriturismo che li ospita

“Sono neri, sporcano l’acqua…”

di Stefania Moretti
Condividi la notizia:

Graffignano - Ilena Caravello

Graffignano – Ilena Caravello

Graffignano - Gli ospiti del Casone

Graffignano – Gli ospiti del Casone

Graffignano - Gli ospiti del Casone

Graffignano – Gli ospiti del Casone

Graffignano – Hanno pagato il biglietto per entrare in piscina. Subito dopo, li hanno rimborsati e sbattuti fuori. Motivo: infastidivano i bagnanti. Anzi. Il colore della loro pelle infastidiva i bagnanti.

Ilena Caravello, gestore del Casone di Graffignano, racconta arrabbiata quello che è successo sabato mattina a cinque dei suoi ragazzi africani, ospiti dell’agriturismo da un anno.

“Li hanno letteralmente cacciati dalla piscina comunale senza un valido motivo – spiega -. Avrei potuto capire se avessero fatto qualcosa di male, ma non ne hanno avuto neanche il tempo. Sono semplicemente entrati e usciti perché qualcuno dal pregiudizio facile si lamentava”. 

I ragazzi, ventenni somali, sono ospiti al Casone da un anno, nell’ambito di un programma di accoglienza per richiedenti asilo. L’agriturismo ha vinto il bando della prefettura un anno fa. Ieri mattina, volevano solo andare a fare un bagno alla piscina comunale. Alla signora Ilena si è stretto il cuore quando li ha visti ritornare.

“Ci hanno raccontato che alcuni bagnanti dicevano che, essendo di colore, avrebbero sporcato l’acqua – dice -. Non avevo mai sentito nulla di simile finora… Ho mandato sul posto uno dei miei mediatori culturali. Poi sono andata anch’io a parlare di persona con il gestore della piscina. Al mio tentativo di stringergli la mano, mi ha risposto: ‘Che vuole?’. Gli ho ricordato cos’era successo e chiesto spiegazioni. Diceva che, trattandosi di un’associazione sportiva, i ragazzi dovevano iscriversi.

‘Bene’, ho risposto. ‘Li iscrivo immediatamente. Quanto costa?’. A quel punto, mi ha negato l’iscrizione, dicendo che lui non li voleva e che potevo portarli da un’altra parte, visto che erano di diversa cultura: da lui c’erano famiglie con bambini. Infatti una donna ospite da noi con il suo bimbo, pakistani, sono stati fatti entrare. Allora non ho capito: cos’è stata? Una discriminazione per il colore della pelle? Per l’età? Per il fatto di essere un gruppo di giovani, anziché una famiglia? In ogni caso, sono basita, perché i miei ragazzi sono educati e sanno come devono comportarsi. E comunque, essendo residenti a Graffignano hanno tutto il diritto di entrare nella piscina comunale”.

Per la signora Ilena, che ospita da un anno profughi di tutte le età, religioni e nazionalità, certi episodi sono coltellate. Dall’estate scorsa, ha trasformato il suo agriturismo in un’isola felice di multiculturalismo e integrazione. In 25 alloggiano al Casone: vengono da Pakistan, Somalia, Nigeria, Mali e Togo. “Ci sono anche sei famiglie con bambini. E tra i 25, anche una mamma insegnante che ha visto trucidata la sua intera classe di bambini, decapitati dai talebani – racconta Ilena -. Lei è riuscita a fuggire. Ma le hanno sparato a un occhio e una scheggia le è rimasta dentro. In Pakistan ha lasciato il figlio e il marito ed è in ansia per loro”. 

I suoi ospiti, per Ilena, sono come 25 figli che cresce amorevolmente. Loro la chiamano mamma. Anche per questo ieri mattina si è precipitata alla piscina comunale, appena ha visto i ragazzi tornare a casa tristi e prima del tempo.

“Mi sono anche sentita dire che, con tutti i soldi che prendo, posso tranquillamente riportarmeli a casa e costruire una piscina per loro. A dir poco incredibile. Non mi arricchisco sulle disgrazie altrui”. I soldi che prende per loro sono 33 euro al giorno, che bastano appena per i pasti e per le piccole incombenze del quotidiano. Le visite specialistiche le paga lei di tasca sua. Figurarsi se col niente che avanza può costruire una piscina.

“Sono cattolica – spiega -. Faccio quello che faccio perché lo desidero, non me l’ha ordinato nessuno. Sono stata in certe zone e so cosa significa scappare da quei paesi. L’Italia, checché se ne dica, sta svolgendo un grande lavoro di solidarietà. Su questo esempio, con grande fatica, ma anche con immensa soddisfazione, lavoriamo giornalmente a un progetto di solidarietà sociale. Da noi i ragazzi si dividono tra volontariato, sport, lezioni di italiano ed educazione civica. Cerchiamo di insegnargli il rispetto per gli altri ogni giorno, al di là delle differenze. Da noi, musulmani e cristiani vivono sotto lo stesso tetto e c’è chi ha avuto esperienze terribili e un vissuto duro. Allora mi chiedo: come si fa a essere così crudeli proprio con queste persone? Perché?”.

Stefania Moretti


Condividi la notizia:
19 luglio, 2015


    • *

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR