Viterbo – (g.f.) – Presidente terza commissione, altro buco nell’acqua.
La maggioranza non ha i numeri e l’opposizione non garantisce la sua presenza. Da regolamento occorrono otto consiglieri, ma per protesta contro la scelta del capogruppo Oltre le Mura Maurizio Tofani che ha sostituito il suo consigliere Chicco Moltoni, il centrodestra di chiama fuori.
Paolo Simoni, candidato alla presidenza, è presente, ma l’elezione è rinviata. Sette votanti non bastano.
Tofani prova a smorzare i toni: “Ognuno, me compreso – osserva Tofani – si assume la responsabilità politica delle proprie azioni, oggi siamo qui per eleggere presidente e vice. Quest’ultimo espressione dell’opposizione”.
Che però non è tanto d’accordo. “Io esco – spiega Grancini (FdI) – perché quanto accaduto è un precedente su cui non si può passare sopra”.
Giulio Marini (FI) si associa: “Non ci sono le condizioni politiche per condividere scelte con questa maggioranza”.
Altro voto che viene a mancare. Anche Vittorio Galati se ne va e per ultimo esce pure Gianmaria Santucci (Fondazione). Stava dirigendo i lavori, la presidenza passa ad Aldo Fabbrini.
Al quale non resta che prendere atto dei numeri. Sette consiglieri. Ne servono otto. Al centrosinistra non è bastato nemmeno il momentaneo “ritorno” di Goffredo Taborri.
Diversamente dagli altri esponenti di minoranza, di cui da poco tempo fa parte, decide di restare e votare.
“E’ un teatrino – spiega Taborri – non ci sto più, è una barzelletta. Quello che ha fatto Tofani verso un suo consigliere non è corretto, ma non sta a noi giudicare.
Se ne assumerà la responsabilità, se vorrà”.
Un Taborri mediatore, insolitamente su posizioni concilianti.
“La terza commissione ha sempre avuto una marcia in più rispetto alle altre. Passano pratiche importanti. Dopo quattro sedute è tempo di eleggere il presidente. Avremo altre occasioni per scontrarci”.
Appello caduto nel vuoto. Delusione in maggioranza.
Mancando rappresentanti dell’opposizione. “Noi il nome da votare ce l’abbiamo – dice Livio Treta – e abbiamo proposto, come in tutte le altre, un vice che sia dell’opposizione.
Se il regolamento prevede che ci siano rappresentanti della minoranza per la votazione, uscire significa di fatto bloccare tutto”. Per ora è così.
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