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Bagnaia - La storica cantante di sigle di cartoni animati Cristina D'Avena questa sera al Free music fest alle 21,15 coi Gem boy

“Se figo e intelligente, sposerei uno coi capelli di Mirko”

di Paola Pierdomenico
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Cristina D'Avena

Cristina D’Avena 

Cristina D'Avena

Cristina D’Avena 

Cristina D'Avena

Cristina D’Avena 

Cristina D'Avena

Cristina D’Avena

Cristina D’Avena e Pasquale Finicelli interpretano negli anni ’80 i personaggi di Licia e Mirko, trasposizione del famoso cartone animato giapponese

Cristina D’Avena e Pasquale Finicelli interpretano negli anni ’80 i personaggi di Licia e Mirko, trasposizione del famoso cartone animato giapponese Kiss me Licia

Bagnaia – “Se figo e intelligente, sposerei uno coi capelli di Mirko”.

La sua voce è uno dei ricordi più belli dell’infanzia di almeno due generazioni. E da trenta anni a questa parte quell’inconfondibile timbro suscita ancora spensieratezza e fa venire voglia di cantare. A chiunque. Perché Cristina D’Avena è riuscita a fermare il tempo grazie alle sue sigle dei cartoni che ancora oggi tutti conoscono a memoria.

Era anche per lei se tantissimi bambini aspettavano con ansia le 16 del pomeriggio per sintonizzarsi su “Bim bum bam”. Fatti di corsa i compiti e con Tegolino o Crostatina del Mulino bianco in mano per la merenda, erano tutti davanti alla tv a cantare e seguire gli indimenticabili Memole, Mila e Shiro, Jem, Rossana. E ancora Denver, i Puffi e Occhi di gatto.

Per un piacevole tuffo nel passato di quegli anni, Cristina sarà al Free music fest di Bagnaia questa sera alle 21,30 coi Gem boy.

Ha fatto crescere tantissimi bambini. Ne è consapevole?
“Mi rendo conto di aver fatto crescere, forse, due generazioni, avendo iniziato nell’82, e questo mi rende felice, emozionata e anche un po’ responsabile, nel senso che pur non avendoli visti personalmente, è come se li conoscessi tutti, perché li ho accompagnati nell’infanzia e ai concerti li tocco con mano. E’ un rapporto speciale”.

Trenta anni di carriera, 750 canzoni e dischi d’oro. Numeri da record.
“Ho iniziato un po’ per gioco con “Bambino Pinocchio” ed ero solo una ragazzina. Dopo quell’esperienza, sono tornata a casa, perché studiavo al liceo classico. Invece, dopo poco tempo, mi hanno ricontattato per una seconda sigla, poi per un’altra, un’altra ancora fino a che sono arrivata a “Licia”, i “Puffi” e a tutte quelle che mi hanno fatto conoscere al grande pubblico. Quello di “Bim bum bam” che ascoltava la voce di questa ragazza che ero io. E’ stato un percorso estremamente naturale: sigle, concerti e spettacoli arrivavano, senza che io li andassi a cercare. E’ stato un destino, il mio destino. Una strada scritta che continuo a percorrere, così come è. Il pubblico viene numerosissimo, ho un fan club importante, un sito meraviglioso e una pagina Facebook con 220mila “like”. Sono estremanmente contenta e lascio che vada come deve andare. Cammino su questo sentiero”.

Come sono i bambini di oggi?
“Sono tutti e sempre bambini ed è la società che è cambiata. Forse noi eravamo un pochino più ingenui e meno “svegli”, nel senso che io, a dieci anni, pensavo più a giocare con le bambole che ad andare su Internet. Adesso i bambini sono molto cambiati perché si sono evoluti con la società e, ben venga, perché noi non possiamo restare indietro. E’ giusto che siano svegli, sempre dentro certi limiti. A volte io stessa, in confronto a loro, mi sento più “tonta”, soprattutto se si parla di tecnologia o cellulari”.

Ci sono più i cartoni di una volta?
“Non è che non ci sono più, infatti, noi continuiamo a passare i vecchi, da Lady Oscar, a Creamy, Memole e Kiss me Licia, perché ce li chiedono. Adesso c’è da fare solo una ricerca più accurata, perché una volta, i cartoni avevano uno stampo particolare: erano più dolci, romantici e forse più tristi. Ora sono un po’ cambiati, diversi con disegni più moderni”.

Qual è la sua sigla preferita o comunque quella a cui è più attaccata?
“Quella che mi rappresenta di più è sicuramente “Kiss me Licia”, visto che ho anche interpretato il suo personaggio nel telefilm. E’ il cartone che più mi appartiene. Ma ce ne sono tante altre come “Mila e Shiro”, “Jem”, “Sailor moon”, “Rossana” e i “Puffi”.

E quella che ama più il pubblico?
“Il pubblico ne ama tante, ma la sigla che non posso non cantare è “Occhi di gatto”. Se non lo faccio, non si può andare via e non posso chiudere il concerto. Me la chiedono proprio”.

La soddisfazione più grande?
“Di far cantare tantissime generazioni. Quando vedo davanti a me un pubblico di bimbi, nonni, giovani, mamme e papà che cantano la stessa sigla non posso che esserne felice. Vuol dire che la sigla, non ha tempo o età e la si può cantare dai 2 ai cento anni. Un grande motivo di orgoglio. Ricordo anche i concerti di beneficenza al Palatrussardi e al Filaforum di Assago dove ho devoluto all’Airc quasi 350 milioni delle vecchie lire per la ricerca sul cancro. Vuol dire che chi mi segue è venuto per ascoltarmi e anche per aiutare chi ha bisogno di cure. Il mio, è un pubblico speciale, cresciuto con la vecchia televisione, con “Bim bum bam”, Uan, For e personaggi che, ancora oggi ricordiamo e che vorremmo incontrare. Chi di noi non vorrebbe rivedere una scenetta di Uan con Paolo Bonolis. Siamo tutti affezionati a quella televisione, che manca moltissimo, e nel momento in cui posso fare qualcosa per risvegliare questa parte di noi, ben venga. Perché ci fa sorridere, ci fa stare bene e ci rende spensierati. Accantoniamo i problemi grazie al mondo magico dei cartoni animati”.

La sua voce è accostata appunto a momenti di felicità. Al di là delle soddisfazioni che ha avuto sotto tutti i punti di vista, avrebbe voluto sfondare in un altro genere?
“Sto bene dove sto. Ho iniziato e porto avanti questo percorso con tanto orgoglio. La sigla del cartone animato è ormai diventato un genere musicale. C’ho sempre creduto e continuo a farlo, perché è un modo per essere felici. Poi, se un giorno mi dovesse capitare un’occasione particolare, che può essere un pezzo speciale un brano incredibile scritto da me o un featuring con Jovanotti, che adoro, non sarebbe male. Io però sto bene”.

Cosa manca però nella vita di Cristina D’Avena?
“Sicuramente il fatto di non avere un bambino tutto mio. Non vorrei un giorno avere il rimpianto di non aver avuto un figlio. Mi manca… – esita – non lo so… Mi manca, e non perché non posso averne, ma per colpa mia, nel senso che mi sono talmente concentrata sui figli degli altri, sul mio pubblico e sulla mia carriera che forse non mi sono resa conto del fatto che il tempo passa. Si pensa sempre di averne tanto e invece non è così. C’è sempre questo orologio che arriva a scandire gli ultimi minuti per prendere una decisione. O la va o la spacca. Spero di non avere rimpianti, perché poi mi arrabbierei molto con me stessa”.

La canzone che in generale la emoziona di più?
“Ce ne sono  tante, ma adoro Lorenzo e canto spesso “A te” che è una poesia meravigliosa. Mi piacerebbe farne una cover”.

Ha iniziato a cantare giovanissima, la ricordiamo allo Zecchino d’oro. Ma se non fosse stata una cantante cosa avrebbe fatto?
“Sicuramente il medico. Ho studiato per diventare neuropsichiatra infantile, poi purtroppo non ho finito perché, in quel periodo, lavoravo tantissimo e preparare gli esami e la tesi, era, per me, molto difficile. Mi sono un po’ pentita e mi piacerebbe riprendere in mano la cosa, almeno per laurearmi, anche senza esercitare. La medicina mi piace tantissimo, forse perché anche mio papà era un grande dottore”.

Progetti futuri?
“Ci sono sorprese a livello discografico che sveleremo tra un po’, poi il tour con i Gem boy, tanti spettacoli e altrettante serate. Mi tuffo nel mio mondo e nel mio lavoro. La pagina Facebook è sempre aggiornata e da lì si capisce tutto il mio futuro”.

Ma lei uno coi capelli di Mirko di Kiss me Licia lo avrebbe sposato davvero?
“Perché no – risponde sorridendo -, se uno è figo e intelligente, il resto non conta. I capelli non fanno la persona”.

Paola Pierdomenico


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17 luglio, 2015

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