Viterbo – Un indagato per reati ambientali.
Sotto la lente della magistratura finisce la gestione tecnica dei rifiuti all’impianto della Volpara (fotocronaca – slide).
Di più non trapela sul sequestro di mercoledì mattina a opera della polizia provinciale. Gli agenti hanno messo i sigilli all’ecocentro dopo un sopralluogo in comune per acquisire atti.
Sul cancello, il cartello che avvisa che l’area è sottoposta a sequestro penale preventivo, col rischio di incorrere nel reato di violazione dei sigilli per chi tenterà di introdursi all’interno.
L’ecocentro della Volpara, sulla Cassia Sud, in realtà, era chiuso da maggio e sarebbe rimasto chiuso fino a ottobre, dopo l’ordinanza di proroga di due mesi fa.
Le indagini sono appena all’inizio, coordinate dal pm Stefano D’Arma.
L’ecocentro della Volpara è gestito dalla società Viterbo Ambiente, la stessa finita sotto la bufera di “Vento di maestrale”, l’operazione di polizia stradale, carabinieri e uomini del Nucleo operativo ecologico che, il 3 giugno scorso, portò all’arresto di 9 persone.
Un filone d’inchiesta riguardava proprio Viterbo Ambiente e l’appalto della nettezza urbana. Una pulizia non proprio a regola d’arte, quella garantita dall’azienda, ma intanto il comune, comunque, pagava.
L’altro filone d’indagine, invece, ha a oggetto la produzione di combustibile da rifiuto negli impianti di Casale Bussi. Un fronte tutto da approfondire: la procura ha disposto una consulenza tecnica.
Nel giro di due settimane o poco più, il tribunale del Riesame aveva revocato a tutti la misura degli arresti domiciliari.
Gli inquirenti, adesso, dovranno cercare di capire se c’è un collegamento di qualche tipo tra la nascente indagine e “Vento di maestrale”. In quel caso, l’inchiesta è tutt’altro che chiusa.
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