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Santa Rosa 2015 - Raffaele Ascenzi corona un sogno e lascia senza fiato la città di fronte al passaggio di Gloria

“Sono l’uomo più felice di Viterbo”

di Paola Pierdomenico
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Santa Rosa - Ascenzi con la famiglia

Santa Rosa – Ascenzi con la famiglia

Santa Rosa - Raffaele Ascenzi con uno dei figli

Santa Rosa – Raffaele Ascenzi con uno dei figli

Santa Rosa - Ascenzi sotto la macchina

Santa Rosa – Ascenzi sotto la macchina

Santa Rosa - Gloria

Santa Rosa – Gloria

Santa Rosa - Ascenzi con la famiglia

Santa Rosa – Ascenzi con la famiglia

Santa Rosa 2015 - Ascenzi con Giorgia Meloni

Santa Rosa 2015 – Ascenzi con Giorgia Meloni

Santa Rosa 2015 - Il trasporto di Gloria

Santa Rosa 2015 – Il trasporto di Gloria

Raffaele Ascenzi ammira la sua Gloria

Raffaele Ascenzi ammira la sua Gloria

Viterbo – “Sono l’uomo più felice di Viterbo e dedico il trasporto a Nello” (gallery1slide – gallery2slide).

Ha desiderato questa macchina fin dal primo momento in cui ha presentato il progetto. Era quasi sicuro di vincere il bando perché in quel disegno ci aveva messo il cuore. Dal momento della proclamazione, Raffaele Ascenzi, ci ha aggiunto l’anima, la passione e la sua devozione per santa Rosa. Ne è uscito un risultato che, ieri sera, ha lasciato molti a bocca aperta. Gloria ha sfilato per le vie dei Viterbo in tutta la sua bellezza.

Ascenzi voleva arrivare al cuore della gente. Ci è riuscito ed è entrato di diritto nella tradizione della festa più importante della città. Al campanile ha aggiunto il contenitore delle preghiere della gente, che dovevano sfilare sulle spalle dei facchini, perché arrivassero alla patrona, la fiaccola benedetta dal papa e ha dedicato ogni allegoria della sua macchina a un facchino che ha fatto parte del suo percorso da cavaliere di santa Rosa.

Ha reso la macchina viva e piena di religiosità. Come non se ne vedevano da tempo. A piazza del Comune c’era chi ha detto che è la più bella macchina di sempre. Migliore anche di Volo d’angeli.

Non ha fatto che seguirla come un padre segue la sua creatura con gli occhi costantemente rivolti al cielo, senza mai perderla di vista.

Alle 20 è iniziata l’accensione. “Ha una splendida illuminazione – ha detto guardando Gloria -, proprio come la volevo, anzi forse è anche meglio. Ora come ora, vorrei entrare nella mente degli altri. I facchini la vedono per la prima volta libera dagli agganci e pronta per essere portata sulle loro spalle. Vedo e respiro un’energia che mi fa commuovere e mi fa sentire parte di questa storia”.

Per il “sollevate i fermi” si è dovuto attendere l’arrivo della fiaccola benedetta dal papa. “E’ stata realizzata dal gruppo di progettazione composto da me Vetrani e Occhialini ed è passata nelle mani del santo padre. Un’emozione che si aggiunge a tutte le altre che si possono provare solo in questo contesto”.

Poi la consegna della macchina e l’atteso ordine gridato dal capofacchino Sandro Rossi. Gloria ha iniziato a muoversi e con lei Ascenzi. “Magnifico – ha commentato -, ho visto la macchina alzarsi, sollevarsi e scivolare giù per la discesa di via Garibaldi sulle spalle dei facchini ed è stata stupenda. La luce si mischia con le fiaccole ed è molto superiore a ciò che mi aspettavo. E’ fantastica”.

Un’emozione che non gli è certo nuova. Prima di Gloria, infatti, c’è stata Ali di Luce che, per l’ideatore, è però tutta un’altra storia. “Ali di luce la vedevo da dentro, e quindi poco. Gloria me la sto godendo in tutto e per tutto, dalla progettazione all’esecuzione. E’ stato un cammino che mi ha entusiasmato e oggi sono, forse, la persona più felice di Viterbo”.

Alla prima tappa in piazza Fontana Grande, i facchini gli fanno ok col dito. Segno che la macchina si porta bene. “Sotto sentono il peso dei quintali che la compongono, ma sono contento, perché il loro consenso mi fa capire che molto probabilmente vedono una bella macchina. A me ha sicuramente regalato emozioni formidabili”.

Per l’ultimo tratto, Ascenzi ha viaggiato coi facchini. “Mi hanno portato sotto la macchina, ho visto “il sollevate e fermi” da dentro e quella è una cosa che non si dimentica. La salita è stata micidiale.

La parte, però, che più mi ha colpito è stata sicuramente quella del Corso che ho fatto a braccetto con Lorenzo Celestini. Insieme abbiamo guardato attentamente la macchina, perché il primo trasporto è quello più importante, nel senso che, se passa per le vie, vuol dire che è stata fatta con le forme giuste. Eravamo tutti quanti accorti.

L’ho voluto con me perché ricordo che ci salvò al primo trasporto di Ali di Luce, quando, al punto più stretto del Corso, io ero sotto la formazione e abbiamo sentito un grande botto con la macchina che si è fermata. Ho pensato di dover scappare da Viterbo. Invece, ho guardato Lorenzo e lui ha guardato in alto. Mi ha rassicurato che stava davanti a me e ha fatto un urlo al capofacchino di allora, che era Adami, dicendo di andare via. La macchina è ripartita, perché si è accorto che aveva urtato contro un lumino e lo aveva sradicato, però ci eravamo fermati. Tutto è andato bene”.

Apparentemente freddo, parla, invece, con la spontaneità di chi usa il cuore. Senza troppe formalità. “E’ stato un trasporto magnifico e la sinergia che c’è stata tra città, macchina e Facchini è quello che più speravo. Tutti insieme abbiamo dato il massimo e superato qualsiasi altro trasporto, almeno di quelli che ho vissuto io. Per tutto il tempo, ho pensato a Rosa e ai pensieri dei viterbesi. Oltre ad avere un’attenzione particolare verso i miei famigliari che mi sono molto vicini, e in particolare, quei piccoli tre e mia moglie. Dedico il trasporto a varie persone, inizialmente alla mia famiglia, ma stasera è soprattutto per lui, Nello, il grande Nello Celestini”.

La lunga giornata è iniziata alle 7, al risveglio. “Ho aperto Facebook come faccio sempre per rispondere ai molti commenti dei facchini che di solito mi arrivano. E’ stato un diluvio – ha scherzato riferendosi alla commozione provata nel leggere i messaggi -. Poi ho mandato due righe a Vincenzo Fiorillo che ha condotto la costruzione di Gloria in prima persona, portando a termine un lavoro che, per me, entrerà nella storia di Viterbo e colpirà la sensibilità dei fedeli. Sono molto riconoscente a lui e alla sua famiglia, che mi ha accolto come fossi un figlio. Tra noi c’è stata una collaborazione vera che è servita a rendere al meglio il risultato”.

Poi alle 14, il giro delle sette chiese alle scuole rosse. Ascenzi parla con la voce è rotta dall’emozione, tanto che gli è difficile anche aprire la bocca. E al raduno che ha svelato le origini della sua devozione per la santa che nasce da suo padre che a due anni lo portò, proprio alle scuole rosse per il raduno. “Spero tra di voi, ci sarà il prossimo ideatore della macchina, perché, solo da qui dentro può nascere qualcosa di grande per la nostra santa. Chi viene da fuori, parte svantaggiato. Solo un facchino può provare emozioni irripetibili come quelle che viviamo oggi”.

Paola Pierdomenico


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4 settembre, 2015

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