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Viterbo - Lo sfogo di una donna, con figli, sfrattata per l'ennesima volta: "L'assessore ai Servizi sociali non riceve e il sindaco non ha mai mosso un dito"

“Costretta a occupare un’altra casa”

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Piazza del Plebiscito - Palazzo dei Priori

Piazza del Plebiscito – Palazzo dei Priori 

Viterbo – “Costretta a occupare una nuova casa”.

T.M. al quarto sfratto è “esaurita”, per dirla come lei.

“Lunedì 28 settembre – afferma -, dopo un anno mezzo, arriveranno le forze di polizia e mi sfratteranno per l’ennesima volta. E voglio che sia chiaro: io ho chiesto aiuto a tutti, dal sindaco ai servizi sociali. Non mi sembra che sia stato fatto molto. Sono stata quindi costretta a cercarmi una casa da sola. E l’ho trovata”.

Con i figli, T.M. ha occupato un alloggio al Carmine, in Largo Monterosi. “E’ la prova che case libere, comunali o popolari, ci sono eccome, anche se dicono di no”.

La storia di T.M. comincia nel 2013, quando ormai disperata e senza speranza di ottenere una casa popolare, occupa un appartamento nel quartiere di Santa Barbara. Subito si autodenuncia, ma i problemi invece di risolversi iniziano a moltiplicarsi.

“Il 12 gennaio del 2014 – racconta – sono stata sfrattata dall’appartamento di Santa Barbara e insieme ai miei due figli sono tornata a stare da mia madre. Ovviamente non me ne sono stata con le mani in mano, ma ho chiesto aiuto ai servizi sociali. Loro mi hanno subito detto che potevano aiutarmi solo se avessi trovato un appartamento da un privato, visto che occupando una casa ho perso ogni diritto su quelle popolari. Così dopo una ricerca ho trovato un appartamento e sono tornata ai servizi sociali. Loro mi hanno aiutato dando 1200 euro al proprietario di casa per l’affitto. Purtroppo la mia situazione non è migliorata e ora, dopo un anno mezzo, mi è arrivato l’ennesimo sfratto”.

Il 15 settembre T.M. ha ricevuto l’ufficiale giudiziario che le ha comunicato che il 28 settembre lo sfratto dall’alloggio di via delle Piagge sarebbe stato esecutivo. “Venerdì pomeriggio – continua – sono venuti anche i poliziotti. Non mi era mai capitato prima. I servizi sociali mi hanno detto che dovrò comunicare dove porterò i miei bambini, perché loro devono avere una protezione. Come tutte le volte tornerò da mia madre. Possono stare tranquilli. Spero solo che questa procedura, che a me sembra molto inusuale, non nasconda una velata minaccia di togliermi i figli”.

Quello che più brucia a T.M. non è solo lo sfratto, ma il fatto che a tante parole non siano mai seguiti i fatti.

“In questi mesi – dice ancora – ho trascorso più tempo dentro il comune che a casa mia. Sono stata ore a fare anticamera al sindaco. L’ufficiale giudiziario mi aveva detto che se avesse ricevuto una telefonata dal comune, la pratica poteva essere bloccata. Ogni giorno sono andata a chiedere e ogni giorno mi dicevano che avevano telefonato. Non l’hanno mai fatto. Il sindaco Michelini un giorno mi ha pure detto che era ora di risolvere questa situazione. Io ho pensato: ‘Finalmente una persona umana!’. Mi sbagliavo. Senza contare che il nuovo assessore ai Servizi sociali proprio non riceve, lei parla solo con gli assistenti sociali. E ora mi ritrovo al punto di occupare una nuova casa, perché per me i diritti non ci sono più. Ho dovuto farmi giustizia da sola”.


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27 settembre, 2015

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