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Viterbo - Giovanni D’Agostino, Claudio Graziotti e Marco Perandria si occupano della stabilità della macchina ad ogni sosta

Santa Rosa, l’importante lavoro degli “zepparoli”

di Silvio Cappelli

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Viterbo - Santa Rosa - Gli zepparoli Giovanni Lolli, Giovanni D'Agostino e Marco Perandria

Viterbo – Santa Rosa – Gli zepparoli Maurizio Lucarini, Giovanni D’Agostino e Marco Perandria

Viterbo - Santa Rosa - Gli zepparoli Marco Perandria e Giovanni D'Agostino

Viterbo – Santa Rosa – Gli zepparoli Marco Perandria e Giovanni D’Agostino

Viterbo - Santa Rosa - Gli zepparoli Marco Perandria e Giovanni D'Agostino

Viterbo – Santa Rosa – Gli zepparoli Marco Perandria e Giovanni D’Agostino

Viterbo - Santa Rosa - Gloria

Viterbo – Santa Rosa – Gloria

Viterbo - Santa Rosa - I facchini durante una sosta

Viterbo – Santa Rosa – I facchini durante una sosta

Viterbo – L’unione fa la forza e dopo il “Sollevate e fermi!” e dopo il “Santa Rosa avanti!” la Macchina di Santa Rosa si anima e cammina tra le vie buie della città per un atto di fede che ogni anno, la sera del tre settembre, si rinnova.

L’unità diventa potente energia. Un meccanismo di solidarietà che coinvolge tutti i Facchini ma anche altri personaggi meno in vista, meno osannati, ma altrettanto importanti per la buona riuscita del trasporto.

Il trasporto della Macchina di Santa Rosa trasmette agli spettatori una grande quantità di tensione e di emozioni. Sembra quasi un’impresa impossibile.

Parte importantissima dell’evento, naturalmente, sono i facchini che con la loro fatica fanno camminare il “campanile”. Intorno ai facchini, all’ideatore, al costruttore, al garante, ai progettisti ruotano altre figure “minori” in quanto a popolarità ma non meno importanti per lo svolgimento della manifestazione.

E’ tra gli addetti al trasporto che si celano diverse specifiche mansioni sconosciute ai più. Una di queste e la figura dello zepparolo.

La macchina di santa Rosa, infatti, ad ogni fermata, viene poggiata temporaneamente su dei cavalletti di legno a quattro gambe che, a causa del terreno sconnesso, vanno rincalzate con le zeppe. Un lavoro apparentemente semplice ma allo stesso tempo importantissimo.

La stabilità della macchina dipende dalla perfetta esecuzione, in tempi rapidi, di tale operazione. Gli uomini destinati a svolgere tale compito sono prevalentemente facchini che non portano più la macchina o personale esterno addestratosi con esperienza decennale. Attualmente sono in quattro: Giovanni D’Agostino detto Superbone, Claudio Graziotti, che per moltissimi anni ha portato la macchina con il ruolo di ciuffo, Giovanni Lucarini e Marco Perandria. Ad ogni fermata una parte di Facchini esce da sotto la macchina per far posto ai cavalletti e loro debbono essere veloci ad infilare le zeppe nel punto giusto al momento giusto. Un lavoro sincronizzato, tempestivo e coordinato come il pit stop di una Ferrari.

Quando il capofacchino, dice: “Calare… piano, piano…” i diversi “zepparoli” s’infilano sotto, tra le gambe dei facchini, e compensano immediatamente i dislivelli della strada permettendo alla macchina di santa Rosa di mantenere una posizione orizzontale perfetta.

Quest’anno in piazza Fontana Grande, per esempio, sotto le gambe anteriori dei cavalletti, gli zepparoli hanno dovuto mettere, oltre alle zeppe, anche due palanche in legno per colmare il dislivello sotto le gambe anteriori e alla fermata davanti alla chiesa del Suffragio addirittura quattro palanche per maggior tenuta sulla pozzolana.

Quando il loro lavoro è compiuto il capofacchino chiede: “… tutto a posto? … Fuori!”. E i facchini si riposano tranquilli. Tutto questo avviene ad ogni fermata. Al termine, di fronte al monastero di Santa Rosa, il lavoro è più complesso. La stabilità del “campanile che cammina” è garantita, anche, da diversi cavalletti in ferro, da gambe telescopiche in ferro, da tiranti di acciaio fissati sulle stanghette aggiuntive e ancorati con picchetti a terra e da tiranti fissati sulla macchina, in alto, e fissati nei muri circostanti. E’ un lavoro di attenzione e di responsabilità.

Alcuni anni fa, quando la macchina si era inclinata davanti al Santuario e stava per cadere, il pronto intervento sulle canne telescopiche, se non determinante per scongiurare una tragedia, è stato molto importante.

Silvio Cappelli


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4 settembre, 2015

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