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Viterbo - Dimissioni di Bonori - Intervista al presidente Ato Mauro Mazzola sul futuro della società idrica

Talete, nuovo cda tecnico entro dieci giorni

di Giuseppe Ferlicca

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Il presidente della provincia Mauro Mazzola

Il presidente della provincia Mauro Mazzola 

Stefano Bonori

Stefano Bonori 

Viterbo – Talete, nuovo consiglio d’amministrazione entro dieci giorni, due settimane al massimo.

Composto da tecnici. Perché la società idrica va sanata, seppure il futuro resti incerto e l’arrivo d’Acea, alla fine del tunnel nessuno lo può escludere.

Dopo le dimissioni del presidente Bonori, Mauro Mazzola, socio Talete come sindaco di Tarquinia, ma anche presidente Ato, pensa che la società si possa ancora sanare, anche se sul futuro non si sbilancia.

Che fine farà Talete?
“Talete non farà nessuna fine. Stiamo lavorando perché entro pochi giorni sia nominato un nuovo cda. Dieci giorni, due settimane al massimo. Ci dobbiamo sbrigare e avere senso dire responsabilità nel fare presto”.

Lei è presidente Ato, adesso che succede?
“La palla è in mano al collegio dei revisori. Siamo andati in regione. La mia idea è sempre stata quella di trovare tecnici, esperti. Ci stiamo muovendo per avere un consiglio d’amministrazione tecnico, perlomeno il presidente. Lo devono individuare i soci. Io sono in contatto con la regione, tutti dobbiamo essere responsabili nel non gettare Talete in un secchio”.

I dipendenti possono stare tranquilli?
“Per me sì”.

Salvare la società idrica è possibile?
“Secondo me sì. Se nel Lazio si arriva all’Ato unico, con un unico gestore, una cosa è presentarsi con i conti a posto, altro è essere in liquidazione”.

Non è che si spiana la strada per l’arrivo di Acea?
“Noi abbiamo il dovere di risanare l’azienda. Perché per qualsiasi futuro che l’aspetta, si deve presentare in giacca e cravatta”.

Quindi il futuro di Talete è Acea?
“Non lo so. A oggi è impossibile saperlo. La regione deve determinare di quanti Ato sarà composto il Lazio. Se ci sarà o meno quello unico. Se la regione non decide, arriva il governo e commissaria”.

Quindi il dopo Bonori è un presidente tecnico?
“L’ho detto già un anno fa. Quando Bonori fu eletto presidente, la seduta è cominciata con due ore di ritardo perché io non ero favorevole a nominare un consiglio d’amministrazione politico. Non mi hanno ascoltato. Bonori l’ho anche votato. Poi la consigliera Mezzetti si è dimessa. Perché non ci chiediamo come mai si dimettono così in fretta?”.

Perché?
“Non lo so e Mezzetti nemmeno la conosco. Precedentemente c’era Piciucchi e se n’è andato, poi lei. Ora Bonori. E’ un continuo e nessuno vuole andarci”.

Bonori non ha puntato direttamente il dito contro qualcuno, ma è chiaro che i soci sindaci non lo hanno sostenuto. Almeno da un certo punto in poi.
“Quando mi si dice che si vuole andare in procura o alla corte dei conti, io che devo replicare? Sono fra quelli che i bilanci non li ha mai votati come comune. Sono uno che si è sempre alzato alle assemblee per gridare. Non stavo giocando, dicevo cose serie, tutte messe a verbale. Quando sono arrivati i dearsenificatori io ho contestato l’operato. Gli stessi macchinari pagati milioni, io a Tarquinia li ho pagati 350mila euro”.

Si è fatto un’idea sul perché delle dimissioni del presidente?
“Bonori si è dimesso perché avrebbe dovuto essere più collegiale nelle decisioni. Portare un bilancio ai soci dove è sottolineato da parte del tecnico Ato e del collegio dei revisori che non possono dare il parere, è grave. I soci cosa avrebbero dovuto fare? Spiegatemelo. La colpa è dei soci? Non hanno espresso parere perché non c’è una previsione sul futuro”.

Il futuro di Talete però dipende dai soci – sindaci. Le richieste di ricapitalizzare, mettere garanzie per mandare avanti Talete sono rimaste lettera morta. O no?
“Chi dice di prendere mutui non sa che i comuni sono bloccati e non possono prenderli per effetto del patto di stabilità. Io non posso. La ricapitalizzazione non la posso fare, perché non ho i soldi”.

Come si risolve il problema?
“Dobbiamo vedere dentro la società cos’è successo”.

Bonori il suo lavoro l’ha fatto, la due diligence, il piano operativo.
“Nessuno glielo ha contestato. Alcune conclusioni però mancano”.

Giuseppe Ferlicca


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16 settembre, 2015

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