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Cultura - Santa Rosa - Angelo Russo, che ha da poco restaurato parti di Sinfonia d'archi che verranno esposti a fine mese, deciso a conservare e valorizzare la tradizione

“Viterbo deve avere il museo delle macchine”

di Paola Pierdomenico
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Angelo Russo con alcune parti di Sinfonia d'archi

Angelo Russo con alcune parti di Sinfonia d’archi

Angelo Russo con alcune parti di Sinfonia d'archi

Angelo Russo con alcune parti di Sinfonia d’archi

Sinfonia d'archi sul Sagrato

Sinfonia d’archi sul Sagrato 

Il rosone di Sinfonia d'archi

Il rosone di Sinfonia d’archi 

Il restauro

Il restauro 

La cordata di Sinfonia d'archi

La cordata di Sinfonia d’archi 

Bifora

Bifora 

Il rosone di Sinfonia d'archi

Il rosone di Sinfonia d’archi 

A 30 metri di altezza a san Sisto: Russo, la signora Cozzani, moglie del prefetto, Battaglioni e l'ingegnere Falaschi

A 30 metri di altezza a san Sisto: Russo, la signora Cozzani, moglie del prefetto, Battaglioni e l’ingegnere Falaschi 

Bifora

Bifora 

Ultimo anno di Sinfonia agli Almadiani prima dell'ultimo trasporto

Ultimo anno di Sinfonia agli Almadiani prima dell’ultimo trasporto 

Viterbo – “Viterbo deve avere il museo delle macchine”.

Vuole salvare la sua Sinfonia d’archi e tutte le macchine di santa Rosa. Vederle conservate male o distrutte è stato, per lui, un dispiacere troppo grande.

Così Angelo Russo, con una cordata di viterbesi, ha deciso di passare all’azione e a fine mese esporrà parti dell’opera da lui ideata, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e l’amministrazione a realizzare un museo della macchine per conservare uno dei tesori della città.

“Parlo da appassionato di Viterbo, della macchina di santa Rosa e delle tradizioni e della cultura cittadina – dice Russo -. Mi  dispiaciuto vedere alcune macchine che sono andate al macero e altre che sono conservate male.

La stessa Sinfonia d’archi, che ora abbiamo recuperato, si trovava in un capannone che ci avevano dato in prestito, dopo che la comprò il costruttore Battaglioni.

E’ la prima macchina che è stata fatta in resina e polistirolo, e quindi abbastanza resistente, però era rovinata e si temeva per il peggio, visto che nel locale c’erano delle finestre rotte da cui entravano piccioni e altri animali. Un peccato vederla così”.

Ora la macchina è pronta a rivedere la luce, ma nella mente di Russo c’è anche un obiettivo che va oltre. “Viterbo ha la prospettiva e l’ambizione di essere considerata la città della macchina, però, di fatto, lo è solo nei giorni della festa, dal 2 al 4 settembre. Poi finisce tutto. Il museo serve a rafforzare questa tradizione e a prolungarla nel tempo.

Vorrei dare il mio contributo per sensibilizzare l’opinione pubblica e i politici a fare un museo delle macchine. Ogni idea è ben accetta, l’importante è che non si distrugga questo grande patrimonio che potrebbe portare a Viterbo tanti visitatori, a beneficio dell’economia, ma soprattutto della cultura”.

Passione e collaborazione hanno contribuito al restauro di Sinfonia d’archi. “I fratelli Giuseppe e Fabrizio Delle Monache hanno prelevato i pezzi mal custoditi di Sinfonia d’archi per permetterne il restauro, Colore amico ha messo a disposizione le vernici e Kaes srl ha pensato alla pittura. Il materiale elettrico è offerto dalla Rp distribuzione di Paolo Riccio. Infine, sono stati fondamentali la famiglia Veralli della Sat system e Battaglioni. Tutti hanno dato un contributo all’iniziativa, mossi da un forte sentimento per la festa”.

A fine mese, pezzi del campanile, saranno esposti nella sede della Sat System in via Armando Diaz. “Lo scopo è quello di sensibilizzare la gente e l’amministrazione pubblica per investire in questo progetto. Viterbo lo merita. Un’idea che vale non solo per Sinfonia d’archi, ma per tutte le macchine. Una volta, in uno dei capannoni in cui si trovava l’opera di Valeri, ormai arrivata alla fine del trasporto, ho visto bruciare un pezzo. Una cosa che mi ha fatto male e che vorrei non si ripetesse. Non vogliamo parole, ma fatti”.

Russo è deciso ad andare fino in fondo. “E’ un progetto fattibile e auspicabile. Basta volerlo, perché di soluzioni ce ne stanno. Del museo, secondo me, potrebbe occuparsene il Sodalizio che per tutto l’anno porta avanti numerose attività di volontariato. Sono ipotesi che faccio solo perché voglio vederlo realizzato. E’ arrivato il momento di metterci attorno a un tavolo e capire come fare.

Lo so che, economicamente, i tempi non sono dalla nostra parte, ma le amministrazioni possono fare delle scelte e, secondo me, questa del museo, sarebbe davvero vantaggiosa per la città”.

Il sogno di Russo è avere uno o più spazi espositivi da mettere a disposizione dei turisti. Per non cancellare una parte integrante della storia della città. “Vorrei salvare Sinfonia d’archi, perché ce l’ho nel cuore, ma la mia è soprattutto un’iniziativa culturale  per far sì che la nostra tradizione, premiata anche dall’Unesco, duri nel tempo. Dopo il riconoscimento, è cambiato poco o nulla e, invece, dobbiamo dare un segno e far diventare Viterbo la città della macchina di santa Rosa. Il museo è il migliore biglietto da visita utile a far crescere l’economia, i visitatori e soprattutto la cultura”.

Paola Pierdomenico


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19 settembre, 2015

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