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Viterbo - Una proposta per evitare dispendio di risorse economiche e avere maggiore fruibilità

Una torre fissa per la Macchina di santa Rosa

di Silvio Cappelli
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Viterbo - Santa Rosa - Smontaggio del capannone

Viterbo – Santa Rosa – Smontaggio del capannone

Viterbo – Il culto nei confronti di Santa Rosa, per la città di Viterbo, è ormai da secoli consolidato e riguarda non solo il mondo religioso ma anche quello laico.

Per una mente progressista deve essere ovvio che l’intera festa di settembre conserva ancora enormi potenzialità da esprimere. Ciò darebbe enormi vantaggi all’intera provincia viterbese, oltre a quelli religiosi, anche nel settore del turismo e potrebbero costituire l’inizio di uno sviluppo “autosotenibile” di strutture correlate alla tradizione e al culto verso Santa Rosa (spazi espositivi, sale congressi, strutture ricettive, ecc.) e la soluzione di molti problemi cittadini producendo, in termini economici, entrate dirette e indirette per l’intera comunità.

Il capannone costruito ogni anno alla partenza in piazza San Sisto, per esempio, serve a contenere, proteggere, e conservare, soltanto per alcuni giorni, la Macchina di santa Rosa.

Questo capannone provvisorio, quasi come una torre medioevale, accostato alla cinta muraria, si integra ben presto nel paesaggio urbano e diventa polo attrattivo dall’alto quoziente comunicativo.

Quando c’è il capannone, con dentro la Macchina di santa Rosa, la piazza si affolla di turisti e di curiosi e la città sembra tornare a nuova vita.

Lo abbiamo visto quest’anno quando una moltitudine di persone si sono assiepate, in diverse serate, prima del trasporto, ad ammirare la splendida Gloria e a vivere nuovi eventi come, per esempio, la benedizione della statua della Santa e così via.

E qui mi permetto di inserire il mio primo modesto stimolo per una migliore crescita della festa. Visto che ogni anno il capannone e la Macchina si montano e si smontano non si potrebbero trovare delle soluzioni definitive per evitare dispendio di risorse economiche e avere maggiore fruibilità durante tutto l’anno del nostro “bene culturale, definito dall’Unesco anche “Bene immateriale” dell’Umanità?

Ritengo, per esempio, che il costo della costruzione definitiva di una torre in piazza San Sisto, idonea a contenere la Macchina, potrebbe essere facilmente ammortizzato in pochissimi anni grazie all’enorme risparmio conseguente alla costruzione e smontaggio del temporaneo capannone e all’immagazzinamento insieme alla Macchina, montata e smontata, in altro luogo.

Ogni anno, infatti, la Macchina e il capannone vengono smontati e immagazzinati fuori dalla città con un enorme costo per l’amministrazione comunale.

Ma la Macchina, per esempio, potrebbe essere anche essere conservata, la butto giù quasi come una provocazione alternativa, anche all’interno del Santuario di Santa Rosa, al centro del luogo di culto dove la cupola è alta oltre quaranta metri, ed essere visibile tutto l’anno. Ve l’immaginate?

Oggi ai visitatori forestieri, da ottobre ad agosto, per undici mesi di fila, alla domanda “Dove è adesso la Macchina? Dove si può vedere?” dobbiamo rispondere “Non si può vedere perché è smontata dentro magazzini di periferia” mentre invece domani potremmo rispondere “Dentro la torre di Santa Rosa in piazza San Sisto” oppure “All’interno del Santuario” oppure “In una torre di fronte al Santuario”.

Queste possibilità di crescita, per la città di Viterbo, furono affrontate già una quindicina di anni fa nell’ambito di una serie di convegni organizzati dall’Università degli studi di Viterbo e dal Sodalizio Facchini di Santa Rosa. Nella terza giornata di studi del 29 settembre 2000, infatti, si parlò di “Spazi urbani, spazi espositivi, recuperi, multimedialità” nell’ambito del tema “Santa Rosa: tradizione e culto”. Preziosi, tra gli altri, furono i suggerimenti dati da un gruppo di giovani facenti capo ad uno studio di architettura di Roma.

Lo stesso ragionamento, di stimolo, di provocazione, si può applicare, similmente, per risolvere gli altri problemi legati al culto verso santa Rosa. Gli spazi espositivi inesistenti, l’eventualità di un doppio trasporto durante l’anno dedicato ai turisti con vendita di biglietti delle tribune dedicata esclusivamente ai forestieri, la valorizzazione del percorso della Macchina di Santa Rosa, con l’installazione, per esempio, di postazioni multimediali per veicolare informazioni e filmati relativi alla festa.

Queste, ad oggi, sono ancora tutte idee, che rimangono tali, immaterializzate.

Ma forse questo mio “sogno” è troppo grande se poi penso che nella “Città dei Papi” non esiste ancora una via o una piazza intestata al famoso Conclave, e soltanto due vie di periferia sono intestate a Papa Giovanni XXI e Niccolo III.

Silvio Cappelli


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11 ottobre, 2015

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