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Viterbo - Il coro dei canonici è il tesoro semi nascosto del duomo - Elaborato un progetto per abbattere parzialmente il muro che lo nasconde

Ecco la cappella Sistina viterbese…

di Raffaele Strocchia
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Duomo - Coro dei canonici

Viterbo – Duomo – Coro dei canonici

Duomo - Coro dei canonici - Il muro

Duomo – Coro dei canonici – Il muro

Duomo - Coro dei canonici - San Lorenzo di Romanelli

Duomo – Coro dei canonici – San Lorenzo di Romanelli

Duomo - Coro dei canonici - Giudizio universale di Passeri

Duomo – Coro dei canonici – Giudizio universale di Passeri

Duomo - Coro dei canonici - Gloria di san Lorenzo di Passeri

Duomo – Coro dei canonici – Gloria di san Lorenzo di Passeri

Antonio Rocca

Antonio Rocca

Duomo - Coro dei canonici - La tomba di Sacchetti

Duomo – Coro dei canonici – La tomba di Sacchetti

Gianpaolo Serone

Gianpaolo Serone

Duomo - Coro dei canonici - Gli affreschi di Passeri

Duomo – Coro dei canonici – Gli affreschi di Passeri

Il vescovo Lino Fumagalli

Il vescovo Lino Fumagalli

Il duomo dopo i bombardamenti del 1944

Il duomo dopo i bombardamenti del 1944

Il duomo dopo i bombardamenti del 1944

Il duomo dopo i bombardamenti del 1944

Viterbo – Coro dei canonici, bello da togliere il fiato.

Un tesoro semi nascosto si cela dietro l’altare del duomo di Viterbo: è il coro dei canonici (video – fotogallery – slide).

E’ il fiore all’occhiello della più importante chiesa della città, ma è anche il meno conosciuto; coperto da un possente muro in peperino che, se da un lato lo protegge, dall’altro ne impedisce la visuale a fedeli, turisti e viterbesi.

C’è chi propone di abbattere quel muro, più o meno parzialmente, per poter donare alla città questa meraviglia.

A buttarsi a capofitto nell’impresa il presidente dell’associazione Egidio 17, Antonio Rocca, e quello di Archeoares, Gianpaolo Serone, che ieri sera hanno parlato della proposta durante un incontro in duomo.

Il coro dei canonici occupa la parte posteriore della cattedrale. Dietro l’altare due porte si aprono su quello che è anche detto il cappellone, nome dato dalla popolazione a quella che è la cappella più grande del duomo.

Si tratta di un prolungamento dell’edificio commissionato nel cinquecento dal vescovo Sebastiano Gualtiero; venne poi ampliato a fine seicento dal vescovo Urbano Sacchetti che dopo la morte fu seppellito all’interno.

Il coro dei canonici è una piccola cappella Sistina. La cupola è infatti decorata con un giudizio universale dove, oltre a Dio e ai santi Pietro e Paolo, ci sono anche santa Rosa, san Valentino e sant’Ilario.

Sopra all’altare una meravigliosa tela raffigurante san Lorenzo. Venne realizzata nel 1641 da Francesco Romanelli, conosciuto in tutto il mondo come il Viterbese, e il bozzetto originale è conservato al museo del Louvre di Parigi.

In alto, l’affresco che raffigura la gloria di san Lorenzo circondato da quattro virtù cardinali. L’opera, realizzata dall’artista romano Giuseppe Passeri, è stata in parte coperta e danneggiata dal muro che nasconde la cappella, costruito dopo i bombardamenti del 1944 che distrussero la navata centrale del duomo.

Questa non fu l’unica modifica fatta alla cattedrale. Nel corso dei secoli, infatti, una serie di interventi di restauro ne hanno modificato radicalmente l’aspetto. Oggi della costruzione originale restano soltanto il pavimento, le colonne e i capitelli che però portano le visibili ferite dei bombardamenti.

“In questa cattedrale – dice Serone – è rappresentata l’identità dei viterbesi. Nel corso dei secoli i vescovi hanno fatto aggiungere un qualcosa della propria epoca. Tranne nel novecento, quando sono stati fatti mille passi indietro portando il duomo alla sua estensione medievale”. Ma si tratta di un medioevo finto.

“Si sono inventati – spiega Rocca – un medioevo finto e incolore. E’ stata fatta un’operazione di falsificazione e distruzione, buttando giù anche quello che le bombe non avevano colpito. Fortunatamente si sono fermati davanti al coro dei canonici, ma ci hanno piazzato davanti un bel muro”.

Parte di quel muro oggi potrebbe essere abbattuto, per poter donare alla città e mostrare a fedeli e turisti la cappella in tutta la sua bellezza. L’idea è quella di realizzare una o una serie di apertura senza abbattere totalmente la parete perché, nonostante tutto, anche questo è un simbolo della memoria collettiva.

La proposta è supportata dal vescovo di Viterbo Lino Fumagalli che, insieme alla curia e alle guide del museo Colle del duomo, conserva con cura il cappellone.

“Non dobbiamo far perdere alla cattedrale la propria anima – sostiene Fumagalli -. La mia idea è quella di realizzare tre aperture sul modello di quelle che già affiancano l’altare”.

La proposta di Egidio 17 e Archeoares è stata lanciata. Non resta che aspettare il parere della soprintendenza dei beni culturali a cui spetta l’ultima parola.

Raffaele Strocchia

 


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1 novembre, 2015

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