Faleria – Un castello allo sbando e parte del centro storico abbandonato, distrutto, umiliato, piombato in un vuoto riempito solo da rovi e sterpaglie di ogni tipo.
Benvenuti a Faleria, ultimo avamposto della Tuscia, oltre duemila abitanti a metà strada tra Viterbo e Roma a pochi chilometri da Calcata ( video – fotocronaca – slide).
Il castello è in piazza della Collegiata ed è quello realizzato dagli Anguillara nel XIII secolo. Probabilmente uno dei castelli più importanti del centro Italia. Oggi in rovina, nonostante i lavori di restauro realizzati qualche anno fa.
La struttura è impraticabile e si rischia veramente di farsi male, tagliarsi, restare intrappolati oppure precipitare nel vuoto. Nonostante questo – nonostante lo scandalo di un patrimonio storico lasciato lì a marcire – entrare è semplice. Chiunque potrebbe farlo, visto che il solo “impedimento” è rappresentato da una specie di rete addossata ad uno degli ingressi dove è facile accedere strisciando tra la parete e la struttura di metallo che dovrebbe fare da ostacolo.
Una volta dentro, lo spettacolo è raccapricciante. Decine e decine di metri quadrati in stato di completo abbandono e avanzato degrado. Le foto parlano da sole. Non c’è quasi bisogno di aggiungere altro.
Infine, in cima al castello, ambienti che sembrano essere stati ristrutturati di recente. Persino una macina nel bel mezzo di una stanza accanto ad un camino, uno dei pochi rimasti, alcuni sembrerebbero infatti esser stati divelti a forza, forse rubati. Beni e soldi pubblici, lasciati così. Alla deriva, come i relitti di un antico veliero. Sotto gli occhi di tutti, in attesa che qualcuno faccia qualcosa.
Se poi non bastasse, proprio di fronte al castello – alle spalle della chiesa della Collegiata di San Giuliano (XIII secolo) – una parte consistente del centro storico. Franata e sprofondata nella vegetazione. Abbandonata definitivamente durante gli anni ’80. Anch’essa di facile accesso. Case un tempo abitate, oggi distrutte. Negozi dove si entrava per fare acquisti, irriconoscibili. Sembra di stare a Chernobyl o lungo il 38esimo parallelo che divide le due Coree. Quella “no man’s land” della Tuscia che chiunque può saccheggiare a piacimento. In una sola parola: uno scempio.
Daniele Camilli
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