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Operazione "Easy to place" - Digos - Stroncato business dell'immigrazione clandestina - Al vertice un pakistano residente in provincia - Due arrestati e 13 indagati in totale

Mille euro per entrare o restare in Italia

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Operazione "Easy to place", la conferenza della Digos per illustrare i dettagli

Operazione “Easy to place”, la conferenza della Digos per illustrare i dettagli dell’indagine

Il capo della Digos di Viterbo Monia Morelli

Il capo della Digos di Viterbo Monia Morelli

Operazione "Easy to place", i documenti sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place”, i documenti sequestrati dalla Digos

Operazione "Easy to place", i documenti sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place”, i documenti sequestrati dalla Digos 

Viterbo – Mille euro per un visto o un permesso di soggiorno.

Tanto costava rimanere in Italia o entrare secondo il tariffario dei due pakistani arrestati dalla Digos, al vertice di un’organizzazione specializzata in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Operazione “Easy to place” (video). Così è stata chiamata l’indagine che ha fotografato l’ennesimo gruppo attivo nel lucrare sul rilascio di permessi di soggiorno a fini lavorativi, con contratti di lavoro tutt’altro che veritieri. 

Il tribunale di Viterbo ha spiccato due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. Altre undici persone, invece, sono state denunciate a piede libero per falso ideologico e uso di atto falso, appunto i contratti di lavoro fittizi con cui gli immigrati pseudo-assunti potevano prolungare la loro permanenza in Italia o ottenere il rilascio del visto o del permesso di soggiorno.

Due anni di lavoro per la Digos di Monia Morelli, coordinata dal pm Renzo Petroselli. Le ordinanze d’arresto sono state emesse dal gip Stefano Pepe, ma per ora sono il cittadino pakistano residente a Viterbo è finito ai domiciliari. Il suo “collega” e connazionale, residente a Roma, è tuttora ricercato.

“Siamo partiti da una segnalazione alla Digos di Firenze per un muro imbrattato con scritte anarchiche nel 2014 – ha spiegato il dirigente della Digos viterbese -. Le aveva fatte un cittadino pakistano che, in quel periodo, abitava in provincia di Viterbo, nello stesso appartamento in cui viveva anche il suo connazionale da noi arrestato in questa indagine. Andando a riaprire fascicoli vecchi anche di sei anni dell’ufficio immigrazione abbiamo scoperto che almeno una cinquantina di immigrati irregolari è passata per quell’appartamento”.

I due arrestati risultavano essere imprenditori, titolari di aziende di import-export di prodotti pakistani. 

Per 1000-1500 euro, avrebbero procurato visti di ingresso in Italia, rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno, attraverso i finti contratti di lavoro da esibire all’ufficio immigrazione, preferibilmente a quello viterbese, meno affollato di quello romano e, di conseguenza, più veloce.

300 euro per l’alloggio, 700 per il falso contratto, più gli extra dei contributi che, in teoria, doveva versare il datore di lavoro, in pratica erano a carico di chi accettava di pagare pur di restare o entrare in Italia.

Nella maggior parte dei casi, gli immigrati arrivavano direttamente dal Pakistan o dall’India e venivano fatti risultare come dipendenti delle aziende degli arrestati. Le donne come badanti. Una ha denunciato di aver pagato per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro, dopo quello – non rinnovabile – per fini umanitari. C’era anche chi veniva dal Medio Oriente e arrivava in Italia attraverso il passaggio in paesi dell’area Schengen come la Bulgaria.

Una ragnatela di contatti tra Italia, Pakistan, Medio Oriente e anche paesi europei come Bulgaria e Francia per garantire l’ingresso. E poi, il bacino inesauribile degli immigrati già residenti in Italia, specialmente a Roma, con il permesso di soggiorno da rinnovare e con i quali gli arrestati riuscivano facilmente a prendere i contatti.

Il pakistano residente nel Viterbese, incensurato, aveva un permesso di soggiorno di lungo periodo: aveva fatto domanda per ottenere la cittadinanza italiana. Ora è ai domiciliari, mentre l’ufficio immigrazione sta vagliando una a una le pratiche degli stranieri rivoltisi agli arrestati: rischiano tutti l’espulsione. 


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28 novembre, 2015

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