Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – C’è un tempo in cui combatti per il tuo paese, con le armi e sul terreno e c’è un tempo in cui lo fai con la penna (o la tastiera di un computer), ovunque ti trovi, ma se lo ami non smetti mai di difenderlo e lo fai fino alla fine.
Sono valori sempre più desueti, che tendono a essere presentati addirittura come disvalori; i recenti accadimenti, a Parigi, hanno rivalutato concetti che è pericoloso, mortalmente pericoloso, dimenticare.
L’occidente, l’Europa, la civiltà cristiana, il nostro stesso modo di vivere, sono sotto attacco, nessuno può negarlo, resta da capire se abbiamo ancora la forza ed il tempo per salvarci.
Papa Francesco, sicuramente non un guerrafondaio, parla apertamente di guerra mondiale in atto, giornalisti esperti come Oriana Fallaci e Magdi Cristiano Allam, hanno scritto a chiare lettere che è in corso uno scontro tra civiltà, politologi avveduti e non certo reazionari, come Giovanni Sartori e Edward Luttwak, hanno stigmatizzato la natura della jihad (guerra santa) che si sta sviluppando, nonché il rischio concreto ed imminente di una Europa islamizzata.
La reazione dei governanti è stata tragicamente insufficiente, collocabile tra una sostanziale incompetenza e un’evidente riluttanza ad assumere decisioni efficaci, che superino la banale convenienza di un permanente folklorismo pre-elezioni. In sostanza, l’assenza di statisti, intesi come uomini di stato e non come politicanti di mestiere, ha generato una diffusa carenza di leadership istituzionale.
Le grandi democrazie occidentali sono state progressivamente sostituite da circoli finanziari occulti, per i quali le logiche di profitto e la globalizzazione hanno sostituito i concetti di bene comune e interesse generale. Nessuno pensa più alla prossima generazione, avendo, come unico orizzonte, il nuovo bilancio o l’imminente confronto elettorale e come riferimento etico, il solo relativismo assoluto.
Piaccia o meno, la teoria dei corsi e ricorsi storici appare fondata, perché l’attuale situazione assomiglia molto all’inerzia che le democrazie ebbero, alla fine degli anni trenta, contro le evidenti e bellicose intenzioni di Adolf Hitler.
L’errore d’impostazione di allora si configura nella crepuscolare figura di Neville Chamberlain, già primo ministro inglese, noto per la politica di “appeasement” (pacificazione a prezzo di concessioni) che, non da solo, postulava la necessità di dialogare con il dittatore tedesco, il quale approfittò a piene mani di tale debolezza, fino a quando la reazione democratica fu guidata dal volitivo Winston Churchill, che promise al suo popolo la vittoria, ma a prezzo di lacrime e sangue. Nell’orizzonte dei leader occidentali non vediamo nessun emulo del vecchio Winston, salvo forse il presidente Russo Vladimir Putin, l’unico che sembra avere qualche idea chiara su cosa fare contro il Califfato e che, non a caso, viene ripagato con le sanzioni e l’ostracismo…
Ancora oggi si blatera di Islam come religione moderata, con la quale è possibile, anzi è doveroso dialogare. Politici, che hanno avuto importanti responsabilità di governo, teorizzano che la pace passa attraverso il dialogo e la tolleranza, che addirittura vanno comprese le ragioni dell’Isis, descritto come un gruppo di Sunniti che si sente emarginato in Iraq e che ricerca un territorio nel quale creare il cosiddetto Califfato e che sarebbe quindi opportuno concederglielo.
In realtà, l’Islam ha evidenti difficoltà strutturali a conciliare i propri valori con quelli altrui ed essendo una religione in decadenza, per sopravvivere a se stessa, ha dovuto adottare posizioni estremiste, ovvero rigide e violente.
Sostanzialmente, non si può negare che lo scontro in atto trova origine sul fatto, incontrovertibile, che l’occidente è laico mentre l’Islam è teocratico. Per l’Islam non vi è differenza tra il politico e il religioso, tra la morale e i costumi. Tutto, in sostanza, ha un contenuto religioso e ogni cosa è posta sotto il segno di Allah e del suo profeta Maometto che, per chi non lo sapesse, è stato un generale che ha combattuto militarmente gli infedeli.
Per l’Islam, infedeli sono tutti i non musulmani, che vanno convertiti o uccisi. L’Islam è affatto tollerante e storicamente, ogni autorità fondata su esso, ha sempre ridotto i non musulmani allo stato di soggetto subordinato, proibendo ogni propaganda di una diversa religione e se tale concetto vi è ostico, provate a chiedere di costruire chiese in Arabia Saudita o in Iran che, benché acerrimi nemici, in quanto Sunniti i primi e Sciiti i secondi, non sono che due facce della stessa terribile medaglia.
La nostra epoca vede la rinascita dell’espansionismo islamico, gestito da menti raffinate, da uomini ricchi e privi di scrupoli (vedi Osama Bin Laden e Abu Bakr Al-Baghdadi), che utilizzano masse umane povere e affamate, le quali, non avendo nulla da perdere, abbracciano la religione del terrore e si trasformano nella massa critica che invade il prospero e debole occidente, al fine di ottimizzare i loro profitti, non disgiunti dalla morente economia dei petroldollari e con buona pace del martirio, sempre e comunque altrui.
L’Europa paga per farsi invadere, da moltitudini di persone che non s’integreranno mai, perché non vogliono affatto integrarsi, come ben si vede, ad esempio, a Birmingham, dove il 40% dei residenti è straniero e musulmano, o in interi quartieri della banlieu parigina, nei quali le strutture terroristiche godono di vantaggi logistici capaci di farle agire indisturbate, mentre lo stesso ministro dell’Interno ammette l’impotenza a prevenire attentati.
Per l’Islam siano perdenti a priori, ogni tentativo di dialogo è inteso come dimostrazione di debolezza e opportunità di attacco, prima dall’interno, con la pretesa di ottenere privilegi e accettazione dei propri oscuri costumi, poi militarmente, dall’esterno, con la realizzazione di un Califfato agghiacciante, ormai alle porte di casa nostra e con le avanguardie già penetrate attraverso i cosiddetti migranti/rifugiati, che non sappiamo controllare e pertanto ci rifiutiamo di farlo.
Abbiamo lasciato che l’Islam si accomodasse confortevolmente nei nostri territori, godendo di agi e privilegi a discapito degli innegabili diritti prioritari che i cittadini dovrebbero avere e che i governanti, assurdamente, negano loro. Tutto questo per la vana speranza, oserei dire per l’utopia di controllarlo, di occidentalizzarlo, di integrarlo con modelli per esso incompatibili.
Così facendo, non abbiamo fatto posto ad una religione, che dovrebbe essere una sfera individuale e privata, bensì lasciato campo libero ad un totalitarismo che si vede come unica alternativa possibile, che intende sostituire con i propri dogmi arcaici ogni concetto stesso di civiltà evoluta.
New York, Londra, Parigi, tutte hanno subito ferite sanguinose, senza che esse servissero da lezione, senza scuoterci dal nostro torpore, senza la capacità di farci abbandonare, ora, subito e per sempre, politiche demenziali, senza farci cambiare un percorso autodistruttivo, che ci vede, non se, ma solo quando, il prossimo bersaglio
Qualcuno vuole farci andare verso il nulla nel silenzio della notte, farci scomparire senza combattere, io preferisco restare in piedi e con la schiena dritta, oppormi anche a costo di rischi concreti, preferisco dire apertamente che vivere da schiavo della mezzaluna non è un’alternativa accettabile. Spero di essere in compagnia numerosa e considero irrilevante l’eventualità di essere additato come “politically incorrect”!
Raffaello Federighi
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